Consiglio Regionale Straordinario sull’Economia

SEDUTA SPECIALE DEL CONSIGLIO REGIONALE SULLA SITUAZIONE ECONOMICA DELLA TOSCANA

(27 Ottobre 2005)

Signor Presidente, Presidente Martini, Assessori, Consiglieri,

ringrazio tutti i membri della Commissione per il lavoro che hanno fatto in questi mesi che è qui impossibile descrivere ma è ben rappresentato nella documentazione che abbiamo consegnato nei giorni scorsi.

Ritengo che il Consiglio di oggi rappresenti una prima occasione importante in cui si parla di economia, dello sviluppo della nostra Regione, all’inizio di una legislatura che vedrà questi temi al centro della nostra attenzione.

E per questo che abbiamo pensato, successivamente, di continuare il lavoro di approfondimento con delle iniziative mirate, tese ad approfondire ulteriormente i temi prioritari che saranno individuati dalla discussione. Iniziative aperte al contributo di soggetti rappresentativi della realtà economica regionale e all’intervento di studiosi.

Esse sono descritte nella premessa della documentazione e non ci torno se non per dire che l’intenzione è quella di costruire un evento dedicato all’economia regionale da ripetersi annualmente.

Un momento in cui la nostra realtà regionale si metta a confronto con chi studia e opera nel mondo complesso e in rapida mutazione dell’economia, che oramai è economia mondiale e dunque complessa e interessante, rischiosa ed esaltante, nello stesso momento.

E ci sottopone ad una nuova sfida rispetto alla quale non dobbiamo né possiamo farci trovare passivi, immobili, quasi impauriti e in attesa di medicine magiche.

Il ruolo di questa assemblea è anzitutto quello di far percepire alla comunità regionale il tratto di questa sfida, l’entità del tanto che vi è da fare e, senza nasconderne e sottovalutarne i rischi, far percepire che se ci rimbocchiamo tutti le maniche e lavoriamo con serietà ed entusiasmo a questi obiettivi abbiamo la possibilità di raggiungere i risultati che questa comunità ha sempre saputo raggiungere in tutte le fasi della sua storia, anche quando si è trovata di fronte a difficoltà più grandi di questa.

Ma veniamo a tentare velocemente e sommariamente di comprendere questa situazione, il nostro quadro di contesto.

Nell’ultimo triennio, le condizioni del ciclo economico internazionale hanno avuto sostanzialmente un trend positivo e vi è stata una crescita a livello mondiale, che si dovrebbe mantenere anche per il prossimo periodo.

All’interno di questa crescita mondiale si è però registrato per l’Area Euro un dato decisamente più negativo, che sembra destinato a permanere anche nel prossimo futuro, rispetto alle altre economie avanzate ed è ancora più rispetto alle economie asiatiche.

Rispetto a questo quadro Europeo la situazione dell’Italia è ancora peggiore. Il nostro Paese, nel corso degli ultimi anni, ha espresso una dinamica del PIL al di sotto della media dell’Area Euro. Siamo in una stanziale stagnazione dell’economia nazionale e le previsioni per l’anno in corso, comunque interpretate, non sembrano mutare la sostanza di questo quadro.

In Toscana siamo sostanzialmente in linea con questo quadro nazionale ma con dati addirittura peggiorativi rispetto ad esso.

Il governo nazionale è rimasto assente di fronte alla crisi industriale. I sistemi locali di piccola e media impresa sono stati lasciati completamente soli di fronte alla crisi.

Il Paese non ha Regioni che sono nel novero di quelle di eccellenza della UE. Le Regioni del Centro Nord, e tra esse la Toscana, sono collocate in una posizione Medio Alta, quelle del Centro Sud sono collocate in una posizione Medio Bassa. Tutte, sia quelle del Centro Nord che quelle del Centro Sud, sono accomunate dal fatto che nella loro collocazione crescono meno del livello medio europeo. La Toscana è tra quelle che stanno crescendo con livelli ancora meno performanti.

La recente crisi dell’economia toscana è da vedersi dunque innestata in un contesto ben più ampio di difficoltà che coinvolgono l’intera economia nazionale.

Non c’è un caso Toscana, ma vi sono comunque maggiori problemi attraversati dalla nostra economia regionale che dipendono da alcuni specifici fattori, tra i quali hanno un peso notevolissimo il maggiore legame con l’area del dollaro, la più forte specializzazione nelle produzioni della moda.

A questo si aggiungono le ragioni principali della crisi a livello di Paese, maggiormente accentuate per la Toscana:

- la composizione dell’offerta produttiva, scarsa per le produzioni che crescono ed eccessiva per quelle che soffrono

- la composizione della dimensione aziendale, troppo piccola, e la relativa scarsa propensione all’innovazione e alla presenza sui mercati.

- la presenza di problemi di efficienza nel complesso delle attività presenti all’interno delle diverse filiere del terziario che concorrono a determinare il binomio prezzo-qualità dei prodotti (commercio, credito, trasporti, assicurazioni, servizi professionali, informatica, etc..).

E a determinare l’incerto andamento dell’economia contribuiscono anche il settore primario e il turismo che stanno soffrendo anch’essi di difficoltà non trascurabili.

Occorre quindi che il sistema produttivo riposizioni la sua offerta, effettui i necessari cambiamenti strutturali ad iniziare dall’innovazione e vengano ristrutturate le componenti del terziario e della pubblica amministrazione determinanti per il miglioramento della competitività del sistema produttivo ed economico in generale.

Questa frase può essere detta così o scavata nella sua complessità. La situazione ci impone di scavarla nella sua complessità.

La Toscana non è una regione qualsiasi. Qui abbiamo saputo coniugare la salvaguardia del nostro bellissimo territorio, la presenza di una buona sanità e di buoni servizi sociali e formativi al benessere di uno sviluppo diffuso e coeso tra tutti gli attori.

E’ una Regione dove il Governo ha bene operato e continua per questo ad avere la fiducia di una fortissima maggioranza di elettori. Un governo che ha fatto della coesione sociale lo strumento, il valore principale, e che dunque ha effettuato le sue scelte mettendo al centro il bene prezioso della concertazione con tutte le forze sociali.

La Toscana non è una regione qualsiasi. E’ una delle regioni che deve dare il suo contributo per ricostruire una prospettiva diversa a questo paese, per ridare fiducia a questo paese.

E oggi siamo in una fase per cui la modificazione della struttura delle cose del mondo ci richiede un colpo di reni per adeguarci a queste innovazioni e rimanere con il nostro passo.

Siamo disposti? Siamo pronti a svolgere tutti un ruolo consapevole di questo, responsabile. Stare un passo indietro rispetto alle esigenze parziali, di schieramento politico, territoriale, di visibilità varie? Siamo disposti a farlo e chiedere di faro lo stesso a tutte le componenti della società toscana?

Io credo che abbiamo il dovere e la responsabilità di farlo.

Dobbiamo dire e perseguire che occorre un’accelerazione nella rapidità e nella qualità delle risposte.

Dobbiamo richiederci e richiedere delle reazioni significative da parte degli operatori regionali (imprese, famiglie, enti pubblici,…).

Dobbiamo rivendicare con forza che ciò avvenga prima di tutto dal livello nazionale ed europeo, senza i quali difficilmente si potrà assistere a inversioni di tendenza rispetto alla situazione attuale.

Occorre uno slancio di fase in grado di:

- entrare in un’ottica di medio-lungo periodo pervasa da una consapevolezza diffusa dell’entità straordinaria degli sforzi necessari

- effettuare un ulteriore sforzo per accelerare la rapidità e la qualità degli interventi, di un nuovo dinamismo di qualità, di tutti i soggetti

- guardare avanti e aprire al nuovo, all’esterno, alle forze più giovani e dinamiche, e lavorare per favorire ogni forma di integrazione

- compiere un grande sforzo di “vero, reale, praticato sistema” che faccia unione tra tutti i soggetti puntando sull’ulteriore rafforzamento della concertazione e della governace cooperativa

- puntare sulla ricerca, sull’innovazione e su nuovi settori come motori dello sviluppo

- favorire e attuare una diversificazione intelligente e governata del sistema produttivo

- accompagnare efficacemente il rafforzamento, l’innovazione e la ricollocazione del grande patrimonio materiale e immateriale che abbiamo in Toscana e nei nostri sistemi distrettuali di piccola impresa

Occorre che tutto il patrimonio sociale, culturale, di identità e di esperienza della Toscana, così ricco e articolato, si metta a “girare” in modo ancora più sincrono e veloce. Come ha sempre fatto nei momenti più importanti. Vi sono tutte le condizioni per attivare una fase maggiormente, significativamente, dinamica e di qualità.

E dunque, partendo dal Patto per lo Sviluppo del 2004, che ha rappresentato e rappresenta l’esempio di forte implementazione del metodo della concertazione, si vada verso una ancora maggiore coesione tra i soggetti basata su un approccio realistico, consapevole, tra Istituzioni e società toscana, consci che:

- la crescita del nostro PIL è vicino allo zero

- la domanda di interventi socio-sanitari sarà in continua crescita per l’andamento demografico previsto che porta ad un aumento notevole della spesa socio-sanitaria

- perdureranno e si amplieranno in generale le esigenze imposte da una sostanziale carenza di risorse, già a partire, credo, dal bilancio in corso perché fortemente penalizzato dai tagli dei trasferimenti dallo Stato.

Entrare in questa logica del governare con ancora più efficacia e con azioni di orientamento di tutti i soggetti al bene comune e produrre su questo un patto con tutta la società toscana basato su elementi di rinnovato dinamismo e di qualità, nonché sulla forte condivisione nel definire le priorità da percorrerle, è l’obiettivo alto ma concreto che ci aspetta.

Il tempo ristretto concede solamente di proporre queste priorità, cercando almeno di indicarne i contenuti principali. Le priorità che indichiamo sono:

- l’adeguamento della proiezione internazionale competitiva della Toscana

- la centralità dell’industria e la politica industriale regionale per i distretti

- la necessità di puntare sull’innovazione e la ricerca

- la scelta di puntare sulla qualità del lavoro e della conoscenza

- l’adeguamento della competitività complessiva del sistema, delle infrastrutture, dei servizi e delle Istituzioni

 

Circa l’adeguamento della proiezione internazionale competitiva della Toscana

occorre dire subito che occorre andare ad una qualificazione di Toscana Promozione tale da poter consentire di divenire supporto indispensabile e di aggregazione delle funzioni per le tante agenzie territoriali di promozione. E’ decisivo andare ad un superamento delle duplicazioni di queste tante strutture che esistono a livello locale e convogliare le energie per ottimizzare, rendere più efficiente il sistema e recuperare le risorse per investirle in azioni di maggiore consistenza ed efficacia.

Ma per questo serve una qualità e una concentrazione più efficiente degli strumenti che mettiamo a disposizione di tante piccole imprese che non possono farlo da sé.

Prima di tutto per la promozione che necessità di avere strategie ben delineate e diversificate per la promozione del made in Italy, del made in Tuscany, dei vari settori, delle medie aziende e delle piccole aziende. Un sistema qualificato e governato dal Piano Promozionale che deve divenire lo strumento di programmazione in cui si individuano le strategie e dove si riconoscono tutti gli attori del sistema regionale.

E poi con una gestione qualificata che consenta la “personalizzazione” del servizio tarata sulle esigenze aziendali, meno generale possibile, trovando alleanze con gli altri centri di supporto alla promozione a cominciare da Ice e Enit.

È anche sul fronte dell’internazionalizzazione che maggiormente si avverte la mancanza di un supporto adeguato che conduca l’impresa minore al superamento degli ostacoli legati all’inesistenza di economie di scala.

Ed è anche per questo settore dell’attività delle imprese che FidiToscana può divenire partner essenziale con linee d’intervento apposite definite con Toscanapromozione.

C’è poi da reinterpretare il modo con cui si guarda alla nostra proiezione internazionale troppo basata sulla promozione all’estero dei nostri prodotti anziché di tutte le fasi della filiera produttiva, commerciale e finanziaria delle imprese.

Ma è anche decisivo che la Toscana sia ancora più attrattiva che in passato per la collocazione sul nostro territorio di aziende estere ad alto valore aggiunto di innovazione e attrattiva verso l’economia della conoscenza. Alcuni, pochi casi, basterebbero per aprire la strada a questo tipo di investimenti esteri. Varrebbe forse la pena di tentare un approccio concreto che possa servirci anche per costruire un modello e che individui alcuni interlocutori esteri interessati a stabilizzarsi in Toscana e aprire con essi un tavolo di confronto che cerchi di individuare, insieme agli enti locali, alle università, ai centri di ricerca, alcune condizioni attraverso le quali favorire questi interventi.

Circa la centralità dell’industria e la politica industriale regionale per i distretti

occorre ribadire l’importanza dell’industria nel nostro sistema di sviluppo ed in particolare dell’industria manifatturiera. E questo possiamo farlo concretamente costruendo delle scelte che vadano nel senso di favorire una presenza industriale forte e moderna. Scelte che riguardino infrastrutture, servizi e regole.

Scelte che richiedano politiche nazionali tese a ribaltare l’attuale tendenza che ha portato spesso l’industria, in particolare quella manifatturiera, da colonna portante della nostra economia nazionale a divenire una realtà che subisce l’esistenza di poteri molto legati alla rendita anziché allo sviluppo come quello del grande capitale finanziario e quello dei blocchi mediatici.

Il nostro sistema dei distretti è stato quello su cui abbiamo costruito il nostro sistema di sviluppo e quello dove tuttora si concentra la ricchezza industriale e manifatturiera della Toscana. Non ha senso una discussione che guardi al superamento dei distretti, se non altro perché inverosimile vista la nostra realtà.

Ha senso andare anzitutto ad una ridefinizione dei distretti che tenga conto della filiera produttiva oltrechè della allocazione territoriale dei distretti. Una ridefinizione basata sulle filiere produttive esistenti ma che guardi anche a quelle nuove che si stanno imponendo.

E se è vero che vi sono distretti che hanno oggettive difficoltà di tenuta per la particolarità del settore, è anche vero che vi sono invece una serie di distretti che sono ad alto valore aggiunto o a bassa incidenza dei costi di manodopera che possono tenere e altri nuovi che possono svilupparsi. Su ognuno di questi servono politiche comuni di innalzamento della competitività del sistema e politiche industriali diversificate in funzione delle loro peculiarità.

La collocazione dei distretti sui mercati è la questione fondamentale e dunque occorre favorire la centralizzazione in capo ai distretti delle funzioni necessarie per aprirsi ai mercati stessi (promozione, innovazione, adeguamento manageriale, ricerca, etc.). E che questa centralizzazione venga governata e strutturata dal livello regionale, in modo particolare con innesti di innovazione forte e con il supporto del credito. Il sistema dei distretti è quello più qualificato per accogliere e completare le “filiere” della ricerca ed innovazione. Il “risultato” della ricerca e la sperimentazione tecnologica devono necessariamente passare per i distretti che, a tal proposito, devono riqualificarsi e rendersi essi stessi promotori di una domanda in termini di ricerca ed innovazione, partecipando, ad esempio, agli strumenti di gestione delle “filiere”.

E diventa anche decisivo andare ad individuare distretto per distretto la possibilità di innesto di investimenti esterni in settori ad alto valore aggiunto e attinenti con la filiera distrettuale, nonché avere un confronto diretto con l’esperienza di quelle aziende leader presenti nel distretto per verificare come possano essere attivate intorno ad esse operazioni di aggregazione funzionale o aziendale che facciano da modello verso la modificazione delle dimensioni delle imprese presenti.

E’ determinante la presenza e il ruolo di FidiToscana in politiche di accompagnamento e di supporto finanziario che siano calate alle esigenze di quel particolare distretto.

E’ stata positiva l’esperienza del Bond di distretto che può essere ripetuta aprendola a tutti gli istituti di credito e cercando di mirarla anche ad un numero di interventi che abbiano maggiore consistenza.

Ma nei nostri distretti esistono aziende che hanno tutte le caratteristiche per poter fare il passo dell’entrata in borsa. Bene sarebbe riuscire a monitorarle e aprire un confronto per capire quali siano le problematiche che tengono bloccata questa scelta per cercare di andare al loro superamento

Circa la necessità di puntare sull’innovazione e la ricerca

Siamo di fronte ad uno dei temi veramente decisivi che necessiterebbe di risorse notevoli per imporre il necessario cambio di marcia. Risorse che sono carenti e che hanno tempi di ritorno mediamente lunghi.

In Toscana vi sono molte strutture che fanno ricerca e innovazione ed hanno risultati di punta nel panorama nazionale. La prima cosa a cui occorre lavorare è il riordino e l’aggregazione delle funzioni di queste tante realtà e riuscire a strutturare una cabina di regia a livello regionale che governi le scelte: i settori in cui è opportuno intervenire, la certificazione della qualità degli interventi, le modalità con cui attivare risorse non solo pubbliche, l’assegnazione di volta in volta della responsabilità dei progetti a singoli soggetti che ne rispondano, etc.

Serve un rapporto flessibile, di facile accessibilità e sburocratizzato tra il mondo della ricerca e le imprese.

Serve un tavolo di confronto fra la Regione e le grandi imprese presenti sul nostro territorio che investono in ricerca. Occorre sapere cosa fanno, a che livello sono, quali esigenze hanno e come può essere impostato un rapporto con le Università.

Serve favorire la politica dei Brevetti (aziende, istituti ricerca, università, cnr…ecc) per stimolare la ricerca in settori economicamente e produttivamente utili e comporre il divario con le aziende.

Serve anche in questo settore un ruolo di FidiToscana perchè il livello di rischiosità degli investimenti innovativi e il protrarsi nel tempo della loro redditività a regime impediscono di far fronte agli investimenti in ricerca e innovazione da parte di molte imprese. E allora un efficace finanziamento dei progetti innovativi può essere assicurato attraverso l’apporto di capitali di rischio più a lungo termine in grado di portare nelle aziende, oltre ai mezzi freschi, anche il know how finanziario necessario alla programmazione e gestione, particolarmente impegnative, dei flussi monetari connessi a progetti di investimento con rischio elevato rispetto al rendimento a breve.

E’ chiaro che una normativa che favorisca la strutturazione di questo sistema è un obiettivo da perseguire nel più breve tempo possibile.

Ma uno degli obiettivi principali rimane quello di creare una rete pubblica – enti locali ed università – e privata – centri di ricerca ed imprese – capace di sviluppare la ricerca, di trattenere i cervelli e, soprattutto, di attrarne dall’esterno. E su questo occorre andare ad un confronto con le università toscane nel quale si mettono sul piatto le nostre finalità, si ascoltano le loro e si definiscono pochi progetti di respiro ed essenziali.

In questo quadro la diffusione di spin-off, di nuove attività che nascono da progetti di ricerca e innovazione, sono un’altra delle leve determinanti. E possono essere, se ben verificati e certificati nella loro solidità scientifica e nella loro potenzialità di mercato, un settore nel quale possono investire “vecchi imprenditori” in nuovi settori.

Questo dell’innovazione può essere in generale un settore, se si trovano gli strumenti giusti, nel quale possono essere investite le notevoli disponibilità finanziare ancora presenti in tanti imprenditori.

Circa la scelta di puntare sulla qualità del lavoro e della conoscenza

Dobbiamo esprimere anzitutto la solidarietà e la vicinanza reale con i tanti lavoratori che stanno subendo provvedimenti legati a casi di crisi aziendali. E’ questa la prima nostra attenzione da tenere perché riguarda la vita di oramai centinaia di famiglie che vedono complicarsi il futuro in maniera drammatica. E non può essere una cosa rituale. Dobbiamo avere il monitoraggio costante di queste realtà e vedere con accanimento di fare tutto il possibile perché queste situazioni non rimangano lasciate a se stesse.

La nostra strada è quella di valorizzare la risorsa lavoro, effettuare investimenti su e nei saperi, accompagnare il processo di innovazione tecnologica e di riconversione economica e produttiva con una politica di solida e stabile occupazione, sostenere l’offerta anche attraverso politiche pubbliche mirate e selettive per rendere alternativa una competitività basata sulla qualità dello sviluppo ad una competitività fondata sulla riduzione dei costi, su un’offerta marginale e dequalificata, sulla riduzione dei diritti e la precarizzazione del lavoro.

La precarietà del lavoro, per le sue dimensioni e le sue conseguenze sociali, è oggi insostenibile nella condizione di molte lavoratrici e di molti lavoratori e finisce per permeare di sé la dimensione sociale della precarietà, a partire dalla condizione dei giovani e di un’intera generazione. Lavorare per la riduzione del lavoro precario anche con forme innovative da sperimentare sul territorio regionale, deve essere dunque una delle nostre priorità. Proviamo ad iniziare dalle esperienze fatte in alcune realtà della regione con accordi per una maggiore tutela dei lavoratori flessibili impiegati nei settori pubblici. Verifichiamo queste esperienze a livello regionale per capire se sono ripetibili ed eventualmente cerchiamo di incentivarle.

Abbiamo poi il grande tema di accentuare ulteriormente l’azione sulla priorità della sicurezza sui luoghi di lavoro per fermare lo stillicidio di morti sul lavoro e la catena insopportabile di incidenti nei luoghi di lavoro attraverso una lotta serrata, insieme a tutti i soggetti interessati, ad ogni forma di mancato rispetto delle norme sulla sicurezza, al lavoro nero e al subappalto accompagnata da politiche tese a contrastare il lavoro precario.

Circa l’adeguamento della competitività complessiva del sistema, delle infrastrutture, dei servizi e delle Istituzioni

siamo direttamente coinvolti come sistema pubblico regionale.

Infrastrutture

Occorre anzitutto che vengano portate avanti con la massima decisione le infrastrutture già pianificate con lo sforzo straordinario della Regione e quelle previste dal Governo nazionale. Su questo tema effettueremo tra poco un Consiglio Regionale dedicato e dunque non mi dilungo se non per dire che è indubbiamente un punto fondamentale che dovremo saper cogliere appieno in occasione di questo prossimo appuntamento.

Aree Vaste

Oggi servono scelte fatte ad un livello di scala adeguato. Quando diciamo che è necessaria una dimensione dell’impresa adeguata alla competizione e cerchiamo di andare a favorirne l’adeguamento dimensionale, non possiamo fare a meno di pensare che lo stesso vale per il sistema pubblico, che anzi deve fungere da volano e modello in questa direzione.

Le grandi scelte che riguardano la vita moderna di comunità sono scelte che hanno un livello di scala di Area Vasta. Oramai molte di esse hanno addirittura livelli di scala superiori. Questo, tra l’altro, è imposto dalla nuova concezione dei Fondi Strutturali europei che guardano con attenzione a questo livello di scala istituzionale.

Energia

Una delle questioni che più incide nei costi aziendali e sull’intera struttura economica della Toscana sono i costi energetici. Occorre andare subito a definire le priorità che intendiamo adottare per abbattere il deficit energetico regionale, concretizzare le scelte che sono in fase di attuazione, mettere le gambe ai principi adottati fino ad oggi, attivare concretamente le filiere energetiche alternative e la nascita di nuove attività nel settore.

Occorre incentivare il risparmio energetico negli edifici e nelle imprese come “prima fonte energetica” a disposizione per il risparmio delle famiglie e l’accrescimento di competitività delle imprese.

Servizi Pubblici a rilevanza industriale

E’ un settore determinante per contenere il livello dei costi di famiglie e imprese, essere esso stesso volano fondamentale di sviluppo, contribuire concretamente e in maniera determinante alla realizzazione degli investimenti ambientali che ancora rimangono da effettuare per la salvaguardia del territorio

Sono queste materie che richiedono un processo industriale per essere gestite all’altezza dei tempi, con livelli di scala adeguati per finanziare gli investimenti con il supporto del mercato, per costruire una filiera legata all’innovazione e alla ricerca in settori con alto tasso di espansione.

Per far questo occorrono gestori industriali di carattere almeno regionale in grado di condurre gestioni industriali di scala vasta che siano in grado di essere efficienti, competere sul mercato ed essere pronti alla liberalizzazione di questi servizi.

Credito

Sul tema del credito le questioni sono ancora più complesse e meritano un approfondimento successivo di cui ci faremo promotori.

Appare dunque opportuno, specialmente in un’ottica di medio termine, parlare di risorse finanziarie chiedendosi anzitutto quale sia stata l’evoluzione quantitativa del risparmio della Toscana e come si è trasformato il suo impiego.

Fino agli anni 80 il consistente risparmio toscano delle imprese e delle famiglie che veniva impiegato:

- per circa il 50% in Bot, Cct e strumenti simili e che quindi ritornava allo Stato e dallo Stato ritornava sul nostro territorio in trasferimenti, pensioni, etc.

- per circa il 50% alle imprese garantendo così lo sviluppo economico dei Distretti Industriali

Oggi le risorse finanziarie sono gestite, anche attraverso la borsa, in strumenti finanziari globali che spesso vanno verso la rendita. E anche i nostri Istituti di Credito toscani investono in operazioni globali.

La struttura produttiva Toscana è scarsamente in grado ottenere un tal tipo di risorse perché non ci sono aziende in grado di riattivarle essendo non quotate in borsa, piccole, destrutturate, etc. e quindi con accesso impossibile agli strumenti finanziari evoluti.

Ecco dunque un altro motivo di fondamentale importanza che ci porta a battere in testa se non si moltiplicano imprese con queste caratteristiche, ivi comprese quelle pubbliche che ne beneficierebbero anche in termini di qualificazione gestionale.

Sulle Banche Toscane è necessario dire, in analogia a quanto sopra, che è interesse del territorio che le Banche abbiano il cervello in Toscana. E’ qui, ma non c’è tempo, ci sarebbe da fare il ragionamento circa le Banche del Tirreno, La Cassa di Risparmio di Firenze e lo stesso Gruppo MPS.

Una utilità di rapporti, in questa scarsità di risorse, può esserci tra Banche e Enti Pubblici per trovare risorse su idee che oggi non vengono sviluppate perché non c’è il know- how per farlo né da parte degli EEPP, né da parte delle banche.

Varrebbe la pena istituire di lavoro e di formazione tra tecnici della Regione, dell’ANCI, del sistema Bancario per la creazione di strumenti adatti al sistema pubblico che restituiscano capacità di investimento a quest’ultimo.

Vi è poi la necessità di trasformare e ampliare gli interventi passando da un sistema basato quasi esclusivamente sulle garanzie, a un sistema in cui si finanziano idee e progetti mantenendo le garanzie. Il Bond di sistema è un buon strumento che va in questa direzione.

E questo ci porta al ruolo di FidiToscana e dalla sua collocazione come strumento essenziale per la definizione di una politica industriale ragionale. Fidi Toscana rappresenta uno snodo strategico per l’attuazione della programmazione regionale e per la promozione dello sviluppo. Se intendiamo andare sempre più verso un ruolo della politica industriale regionale su pochi strumenti di intervento è chiaro che Fidi può svolgere un ruolo diverso che ho però cercato di indicare nei passaggi precedenti.

Turismo

Un’ultima considerazione riguarda il turismo. E’ un settore che, seppure stia subendo delle flessioni, ha delle potenzialità fortissime.

Bisogna anche qui innovare per tempo e andare verso una moderna “industria del turismo” di livello regionale, aggregando e riordinando gli strumenti attuali ed eliminando le dispersioni.

Bisogna “davvero (sottolineo davvero) fare sistema” anzitutto tra i soggetti pubblici sia nella programmazione,che nella promozione, rafforzando il ruolo di Toscana promozione per l’internazionalizzazione delle imprese, promozione all’estero ecc. e delle APT per la promozione in Italia.

Poi tra soggetti pubblici e privati per la qualificazione del sistema e l’adeguamento del rapporto qualità-prezzo

Infine a livello regionale perché le politiche per il turismo devono essere più integrate con le altre politiche di sviluppo regionale: Cultura, Ambiente, Infrastrutture ecc.)

E occorre intervenire da subito su alcuni elementi di criticità:

- rapporto qualità/prezzo

- incentivazione dell’attività di commercializzazione dei tanti turismi che la Toscana può offrire, attraverso la creazione da parte dei soggetti privati di pacchetti mirati che possono favorire la destagionalizzazione di mete meno conosciute della nostra Regione (oggi si promuove troppo e si commercializza poco).

- incentivare la capacità di aggregazione delle micro-imprese che operano nel settore.

- modernizzare infrastrutture leggeri e modelli gestionali per tipologie crescenti di turismo come quello ambientale (percorsi ciclabili, ippovie, green ways, etc.) e quello legato al benessere (centri termali, etc.), l’agriturismo.

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Qui sotto il link del documento che illustra parte del lavoro preparatorio effettuato dalla Terza Commissione e questo Consiglio Regionale Straordinario:

Lavori Preparatori Consiglio Economia

About Vittorio Bugli

Assessore alla Presidenza della Regione Toscana

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