Intervento al Convegno “L’internazionalizzazione della Toscana: praticare sistema”

Il Convegno è stato organizzato dalla Terza Commissione "Attività Produttive" del Consiglio Regionale della Toscana"  in preparazione del Programma Regionale di Sviluppo

L’INTERNAZIONALIZZAZIONE DELLA TOSCANA: PRATICARE SISTEMA Vittorio Bugli – Presidente Terza Commissione Attività Produttive Buongiorno a tutti. Ringrazio tutti gli intervenuti a questa iniziativa organizzata dalla Terza Commissione in collaborazione con Irpet e con Toscana Promozione e auguro buon lavoro. Cercherò di essere il più sintetico possibile. Inizio da alcune considerazioni generali. Le condizioni del ciclo economico internazionale hanno avuto negli ultimi anni un trend positivo e vi è stata una crescita a livello mondiale che si dovrebbe mantenere anche per il prossimo periodo. E’ stata ed è una crescita sostenuta in un ciclo duraturo come difficilmente si registra. Nel mondo, dunque, si va bene e si va bene da tempo. All’interno di questa crescita mondiale si è registrato per l’Area Euro un dato decisamente più negativo rispetto alle altre economie avanzate ed è ancora più rispetto alle economie asiatiche. Questo dato appare ora invertire la sua tendenza negativa in alcuni Paesi europei dove si registrano discreti trend di crescita. In Europa, dunque, le cose sono andate meno bene ma ora sembrano migliorare sostanzialmente. Rispetto a questo quadro Europeo la situazione dell’Italia è peggiore. Il nostro Paese, nel corso degli ultimi anni, ha espresso una dinamica del PIL al di sotto della media dell’Area Euro. Siamo in una stanziale stagnazione dell’economia nazionale e le previsioni non sembrano mutare la sostanza di questo quadro, seppure si stia registrando una flebile ripresa. In Italia, dunque, si va male. In Toscana siamo sostanzialmente in linea con questo quadro nazionale ma con dati addirittura peggiorativi rispetto ad esso.

Nel 2005 la crescita del nostro PIL è stata sotto lo zero, come è avvenuto per ben tre volte nei primi cinque anni del millennio. Negli ultimi 10 anni siamo sempre andati un po’ peggio delle regioni nostre analoghe. Siamo in presenza, dunque, di una situazione di difficoltà strutturale dell’economia toscana. Vi sono problemi importanti attraversati dalla nostra economia regionale che dipendono da alcuni specifici fattori, tra i quali hanno un peso notevolissimo, per stare nel tema, il maggiore legame con l’area del dollaro e la più forte specializzazione nelle produzioni tradizionali. A questo si aggiungono le ragioni principali della crisi a livello di Paese, maggiormente accentuate per la Toscana e oramai note: -la composizione dell’offerta produttiva, scarsa per le produzioni che crescono ed eccessiva per quelle che soffrono -la composizione della dimensione aziendale, troppo piccola, e la relativa scarsa propensione all’innovazione e alla presenza sui mercati. -la presenza di problemi di efficienza nel complesso delle attività presenti all’interno delle diverse filiere del terziario che concorrono a determinare il binomio prezzo-qualità dei prodotti (commercio, credito, trasporti, assicurazioni, servizi professionali, informatica, etc..). E a determinare l’incerto andamento dell’economia contribuiscono anche il settore primario e il turismo che stanno soffrendo anch’essi di difficoltà non trascurabili, anche se il turismo sta registrando una forte ripresa già dal 2005. Occorre quindi una risposta forte e complessa. Siamo in una fase per cui la modificazione sostenziale della struttura delle cose del mondo ci richiede un colpo di reni per adeguarci a queste innovazioni e rimanere al passo anziché rimanere fermi in attesa di qualcosa che da se non viene. Occorre uno slancio forte, un passaggio di fase in grado di: -entrare in un’ottica di medio-lungo periodo pervasa da una consapevolezza diffusa ell’entità straordinaria degli sforzi necessari -effettuare un ulteriore sforzo per accelerare la rapidità e la qualità degli interventi, di un nuovo dinamismo di qualità, di tutti i soggetti -guardare avanti e aprire al nuovo, all’esterno, alle forze più giovani e dinamiche, e lavorare per favorire ogni forma di integrazione -compiere un grande sforzo di "vero, reale, praticato sistema" che faccia unione tra tutti i soggetti puntando sull’ulteriore rafforzamento della concertazione e della governace cooperativa, in una visione nuova, più selettiva -puntare sulla ricerca, sull’innovazione e su nuovi settori come motori dello sviluppo -favorire e attuare una diversificazione intelligente e governata del sistema produttivo in cui trovino posto azioni per adeguare la dimensione aziendale delle imprese o, almeno, la loro aggregazione funzionale -favorire la presenza sui mercati del marchio toscana -accompagnare efficacemente il rafforzamento, l’innovazione e la ricollocazione del rande patrimonio materiale e immateriale che abbiamo in Toscana e nei nostri sistemi distrettuali di piccola impresa Essendo peraltro consci che perdureranno per vari motivi, e forse si amplieranno, le arenze di risorse pubbliche da destinare al rilancio. Il Programma Regionale di Sviluppo accetta con coraggio e determinazione la sfida di entrare in questa logica di marcare un passo diverso, di agire con determinazione per modificare i fondamentali dello sviluppo, del governare con ancora più efficacia e con azioni di orientamento di tutti i soggetti e produrre su questo un patto con tutta la società toscana basato su elementi di rinnovato dinamismo e di qualità, nonché sulla forte condivisione nel definire le priorità da percorrere. E investe 15 miliardi di euro dal 2006 al 2010 per dare questo slancio. La logica che pervade il PRS è quella di marcare un passo diverso e una discontinuità anche forte, partendo dall’idea che è finito il tempo di dirsi di fare sistema ed è iniziato quello di praticare rapidamente politiche di sistema che consentano di utilizzare al meglio le risorse in economie di scala diverse e governare processi di eccellenza complessiva della struttura regionale dando incentivo a progetti consistenti ma limitati nel numero e forti nella loro caratteristica di sistema. Oggi siamo qui a discutere di uno dei fattori determinanti per misurare la nostra capacità di praticare questo cambiamento di fase: i processi di internazionalizzazione delle imprese. La Toscana è forte negli scambi con l’estero, specialmente e purtroppo nei paesi extraeuropei, ma non certo come dovrebbe e potrebbe. Se ci confrontiamo con regioni di fascia medio alta del Paese siamo messi peggio di regioni come Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Piemonte, Marche. Anche per quello che riguarda gli investimenti. Siamo messi molto meglio per quanto riguarda il turismo, con una media largamente superiore a quella nazionale. La situazione è peggiorata visibilmente negli ultimi cinque anni anche se si intravedono segnali di ripresa, specialmente per il turismo. Ma permane il dato che evidenzia la difficoltà da parte delle imprese ad essere competitive. Ci penalizza il fatto che operiamo principalmente in settori tradizionali e su mercati extraeuropei e dunque siamo sottoposti da un lato alla concorrenza dei paesi emergenti e dall’altro alla terribile congiuntura del cambio, rispetto alla quale servirebbe una politica "estera" europea. Ma vi sono altri fattori tra i quali la dimensione d’impresa che se da un lato è elemento di qualità del prodotto, dall’altro limita la possibilità di collocarlo sui mercati e, più che altro, rende difficile, se non impossibile, essere presenti sui mercati stessi. E’ forse questo l’elemento principale imposto da un mercato globale. Se una volta, infatti, bastava la realizzazione di un prodotto di qualità anche ripetitivo negli anni, oggi serve essere presenti realmente sui mercati per essere adeguati a costruire tutta la filiera: dall’ideazione del prodotto, alla sua progettazione, all’innesto del tasso di innovazione necessario, alla sua possibilità di realizzazione di certe sue fasi in mercati convenienti, fino alla promozione e alla commercializzazione. Per questi motivi l’azione di promozione diviene oggi ancora più importante, in particolare diviene un obiettivo strategico indirizzarla verso fini comuni. E’ evidente che se si vuol ritornare a tassi di crescita soddisfacenti è necessario che sportazioni e turismo riprendano in modo consistente; a questa dinamica dovranno contribuire le imprese con le loro autonome scelte ma anche gli operatori pubblici rafforzando l’azione della promozione. In un sistema produttivo caratterizzato dalla prevalenza di PMI è, infatti, difficile immaginare che le imprese da sole abbiano la forza di intraprendere azioni incisive di promozione all’estero. D’altra parte anche paesi con strutture produttive diverse si sono dotati da tempo di soggetti volti ad operare su questo fronte. In Toscana l’azione è frammentata e quindi rischia di essere poco incisiva. In realtà, essendo molti i soggetti che operano in tale settore è anche difficile stimare le risorse complessivamente dedicate alla promozione. Abbiamo cercato di capire un po’ meglio e dopo di me Stefano Casini ci dirà qualcosa in merito.

Possiamo però dire che per la promozione all’estero, la dispersione di azioni tra molteplici operatori è considerevole e l’ammontare complessivo è sì esiguo, ma il suo principale difetto è essere troppo parcellizzato e quindi non in grado di fornire una linea strategica unitaria e compatta in una fase in cui la necessità di aggredire i mercati internazionali è particolarmente avvertita. Il PRS guarda correttamente al tema dell’internazionalizzazione, come ottimizzazione del sistema di promozione sia dal punto di vista qualitativo che dal punto di vista dell’efficacia.

L’impronta del documento, presente fin dal titolo, è giustamente quella di "fare sistema".  Ma occorre essere più incisivi e rapidi nell’individuare questo punto come fondamentale per la crescita regionale. Oggi siamo qui a confrontarci concretamente su questo. Come Commissione abbiamo svolto in questi mesi numerosi incontri con molti soggetti e in molti territori e mi pare si possa dire che è fortemente condivisa l’idea che il sistemadella promozione è troppo frammentato.Anzi, mi sembra che oramai lo dicano un po’ tutti.Propongo di smettere di dirlo ed entrare in una nuova fase: vedere come porre rimedio. E dare, fin da oggi, indicazioni concrete che possano essere recepite dal PRS e divenire da subito oggetto di azioni concrete di governo condiviso. Allora, proviamo a ragionare su questo e vediamo se questa condivisione esiste. Occorre essere risolutivi e decisivi per andare al superamento della frammentazione e rigidità dei fondi tra i diversi settori regionali e il superamento delle molte duplicazioni delle tante strutture che esistono a livello locale. Occorre convogliare velocemente le energie per ottimizzare, rendere più efficiente il sistema e recuperare le risorse per investirle in azioni di maggiore consistenza ed efficacia, attraverso una concreta azione di governo che sappia: -definire come la Toscana è presente sui mercati: avere strategie ben delineate e diversificate per la promozione del made in Italy, del made in Tuscany, dei vari settori, delle medie aziende e delle piccole aziende, non disperdere le azioni frammentandole troppo su singoli settori o territori, essere presenti per collocare prodotti ma anche per attrarre investimenti; un sistema qualificato e governato da un Piano Promozionale pluriennale collegato al PRS e da piani annuali in cui si individuano le strategie e dove si riconoscono tutti gli attori del sistema regionale; -avere una gestione qualificata che consenta la "personalizzazione" del servizio tarata sulle esigenze aziendali, meno generale possibile, trovando alleanze con gli altri centri di supporto alla promozione a cominciare da Ice e Enit. -reinterpretare il modo con cui si guarda alla nostra proiezione internazionale troppo basata sulla promozione all’estero dei nostri prodotti anziché di tutte le fasi della filiera produttiva, commerciale e finanziaria delle imprese. -massimizzare l’efficacia dell’intervento promozionale attraverso la costituzione di un fondo unico tra i quattro settori regionali dello sviluppo economico, dell’agricoltura, del turismo e della cultura; -definire bene il ruolo di Toscana Promozione come il soggetto "esclusivo" che fa promozione: ad essa spetta il compito di raggiungere, opportunamente sostenuta, un livello qualitativo tale da essere percepita e ritenuta come il valore su cui scommettere da parte dei tanti interlocutori che a livello regionale hanno profondo bisogno della promozione come uno dei fattori determinanti del loro ciclo aziendale e tra questi le tante piccole imprese che non possono farlo da sé; -definire il resto del sistema regionale: ogni territorio provinciale un unico strumento. Più leggero possibile e più possibile di natura tecnica che metta insieme le strutture e le iniziative delle Provincie, delle Camere di Commercio, dei Comuni, delle Comunità Montane, del sistema del Turismo, dei Center Boureau, etc. Un soggetto nel quale avvenga l’integrazione con la promozione turistica, convogliandovi quindi anche l’attività delle APT. L’attività promozionale che possono svolgere queste strutture, pur autonoma, dovrebbe rimanere comunque nell’ambito degli indirizzi del piano annuale regionale che, di converso, contribuiscono ad elaborare. Toscana Promozione si potrà avvalere di queste strutture per gestire particolari assi di intervento del piano promozionale regionale; Queste sono alcune possibilità per andare in una determinata direzione con rapidità. Chiedo di confrontarsi su di esse e consentirci di operare con più consapevolezza. Concludo con ulteriori due considerazioni. La prima riguarda il ruolo di FidiToscana. E’ chiaro che per muoversi con successo su mercati sempre più lontani e difficili, la piccola e media impresa toscana ha bisogno di poter contare su pacchetti integrati di servizi finanziari e reali che contengano la soluzione dei problemi logistici, legali, assicurativi, di dilazione di pagamento, di rischio commerciale e di rischio paese. FidiToscana deve essere in grado di trasformarsi in un "arranger" dell’operazione di internazionalizzazione nel suo insieme e deve peraltro poter distribuire i costi dell’operazione su una molteplicità di soggetti, attraverso forme in grado di mitigare il problema della frammentazione dei business. La seconda, infine, parte dalla considerazione che l’economia riparte anche se poniamo attenzione a particolari imprese in particolari settori. Se la Toscana vuole provare ad essere più attrattiva che in passato per la collocazione sul nostro territorio di aziende esterne alla regione e ad alto valore aggiunto, dobbiamo individuare i settori nei quali ricercarle, individuare alcuni interlocutori, i territori più adatti al loro insediamento e ci "mettiamo a disposizione" per dare origine a procedimenti straordinari che, in accordo con tutti gli enti interessati ed in modo particolare con gli enti locali, consentano di procedere con atti che elimino i vincoli burocratici, agevolino gli insediamenti, costruiscano dei protocolli territoriali, determinino le condizioni per una presenza attiva e conveniente delle università e dei centri di ricerca. Alcuni, pochi casi, basterebbero per aprire la strada a questo tipo di investimenti esteri e a costruire un modello ripetibile. Credo che la giornata di oggi possa essere utile se tutti i partecipanti iscritti e chi vorrà prendere la parola aprono un confronto su questi temi e danno il loro contributo nella maniera più concreta. Il PRS ci offre l’occasione e la base per aprire una stagione nuova. Seppure vi sia l’occasione per migliorarlo ulteriormente, mi sento di dire che l’analisi da cui parte ed il suo contenuto mi paiono sostanzialmente condivisi dai tanti interlocutori incontrati in queste settimane. Ma poi va realizzato. E siccome dobbiamo portarlo avanti con la massima rapidità e determinazione con il contributo di tutta la società toscana, cerchiamo tutti di lavorare in questa direzione. Grazie.

About Vittorio Bugli

Assessore alla Presidenza della Regione Toscana

, ,

No comments yet.

Lascia un Commento