Commercio: approvato il nuovo Codice

Il Consiglio Regionale ha approvato il Nuovo Codice del Commercio. Questa è la mia relazione in aula.

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Il testo che viene proposto all’aula modifica il Codice del Commercio approvato nel Febbraio 2005. Una legge che a più di due anni di distanza, nonostante le forti evoluzioni politiche, istituzionali e normative che in questi due anni e mezzo ci sono state, dimostra quanto la Toscana fu “avanti” nell’impostazione data a questa norma e dimostra quanto ancora sia un punto di riferimento a carattere nazionale.

Con il Codice la Toscana aveva fatto due cose fondamentali:

  1. Fare propria la materia del Commercio, attribuita in maniera esclusiva alle regioni dalla modifica del Titolo V, parte seconda, della Costituzione, svincolandola da cornici statali e rendendola aderente alle esigenze nostre.

  2. Semplificare in modo importante la normativa mettendo in 1 sola legge quello che prima era in 7 leggi e riorganizzando in un unico testo le norme relative ai diversi settori del Commercio. Adesso molte Regioni stanno lavorando per questo stesso obiettivo, ma ancora la Toscana è unica nel panorama nazionale.

Questo periodo trascorso è stato un periodo nel quale il dibattito e l’elaborazione normativa sono stati, come dicevo prima, in continua evoluzione e molto dinamici. Molto è dovuto all’azione del Governo di centro sinistra ed in modo particolare al delinearsi dei cosiddetti “decreti Bersani” che, introducendo norme in difesa dei consumatori e della concorrenza, sono andati a intrecciarsi con vari settori dell’economia del nostro Paese, compreso il Commercio.

Ciò ha determinato una fase di oggettiva ma positiva complicazione. In modo particolare per noi che stavamo elaborando il Regolamento di attuazione del Codice si poneva l’esigenza di essere al massimo coordinati con la norma nazionale, approvata o in via di approvazione.

 

Normativamente è intervenuto in particolare il decreto legge 4 luglio 2006, n.223, come convertito nella legge 4 agosto 2006, n. 248 che, all’art. 3 (Regole di tutela della concorrenza nel settore della distribuzione commerciale – il così detto Bersani Bis), che ha previsto puntuali disposizioni in materia di attività commerciali e di somministrazione di alimenti e bevande, finalizzate a garantire la libertà di concorrenza e ad assicurare ai consumatori “un livello minimo ed uniforme di condizioni di accessibilità all’acquisto di prodotti e servizi” ed ha stabilito che le Regioni adeguino le proprie disposizioni legislative e regolamentari ai principi e alle disposizioni in esso contenuti.

 

Il testo che viene proposto coglie l’opportunità di doversi adeguare, seppure in modo marginale, a questa norma per immettere alcune modifiche che sono ritenute opportune in almeno 5 direzioni. Vediamole.

 

 

 

1. Adeguarsi, dicevamo, al Bersani Bis e alle altre norme.

 

 

Con questo testo lo facciamo, ma come accennavo prima è da sottolineare che le modifiche determinate dall’adeguamento al “Bersani-bis” non sono sostanziali, in quanto già il Codice del Commercio aveva anticipato alcune disposizioni contenute nella legge nazionale, quali ad esempio l’eliminazione delle distanze tra esercizi, l’abolizione del REC (Registro Esercenti il Commercio) e delle Commissioni comunali e provinciali per la programmazione dei pubblici esercizi, la previsione dei due soli settori merceologici alimentare e non alimentare, la possibilità di consumo sul posto negli esercizi di vicinato alimentari.

 

A questo riguardo sono state comunque introdotte:

– la modifica della disciplina del consumo sul posto negli esercizi di vicinato e sulle aree pubbliche

- la possibilità di vendita dei farmaci da banco o di automedicazione anche per gli empori polifunzionali

 

- l’eliminazione dei divieti relativi alle vendite promozionali. La proposta contiene inoltre una definizione di vendite promozionali, chiarendo che con le stesse vengono offerte condizioni favorevoli di acquisto dei prodotti in vendita ed introduce la previsione che, a tutela dei consumatori, le merci offerte in promozione siano chiaramente distinguibili da quelle vendute alle condizioni ordinarie

- l’adeguamento al nuovo testo della legge fallimentare

 

 

 

2. Aumentare ulteriormente la semplificazione.

 

 

Uno dei criteri ispiratori delle modifiche è quello della massima semplificazione degli atti e delle procedure, presente in molte modifiche e ulteriormente rafforzata dall’emendamento presentato da una forza della minoranza e approvato dalla Commissione, con il quale tale criterio viene specificamente inserito all’art.2 tra i principi e le finalità della legge.

(Mi preme a questo riguardo rilevare il clima di sostanziale collaborazione che c’è stato in Commissione tra tutti i suoi membri e che dei due emendamenti presentati dalla minoranza, quello di cui parlavo adesso è stato accolto e l’altro presentato, seppur respinto formalmente con l’astensione della maggioranza, nella sostanza ha trovato un accoglimento sostanziale nel testo per la maggior parte delle istanze che poneva.)

 

La semplificazione riguarda inoltre:

– i requisiti professionali di accesso al settore alimentare e della somministrazione e al riconoscimento di quelli ottenuti all’estero;

– il procedimento di rilascio dell’autorizzazione alle grandi strutture di vendita, introducendo l’istituto del silenzio-assenso;

- il chiarimento dei meccanismi relativi alla registrazione delle presenze nei mercati e nelle fiere;

- il procedimento di avvio dell’attività di commercio su aree pubbliche in forma itinerante, sostituendo l’autorizzazione con la dichiarazione di inizio di attività;

 

- la definizione degli orari di apertura al pubblico degli esercizi di somministrazione, ampliando la possibilità per i Comuni di determinare gli orari di tali esercizi;

- le procedure da effettuare per l’utilizzo dei contenitori mobili di carburante, particolarmente per le attività agricole e agromeccaniche;

 

- la disciplina delle vendite di fine stagione, eliminando dal Codice le date di inizio e le durate dei saldi e facendo rinvio al regolamento per la definizione delle stesse

- una migliore definizione degli impianti di carburante ad uso privato

- la possibilità di proroga della sospensione dell’attività con procedura semplificata

- rendere più agevole lo svolgimento di iniziative benefiche, religiose, politiche o organizzate da associazioni onlus iscitte all’albo nazionale

 

 

3. Confermare le scelte per quanto riguarda il commercio all’ingrosso e al dettaglio su area fissa.

 

 

Tra l’altro, è importante la conferma della programmazione regionale sulla Media e sulla Grande Distribuzione, che sarà formulata nel dettaglio nel regolamento attuativo seguendo i criteri impostati all’art.22 ed altri di questa Legge. In modo particolare per quanto riguarda la Grande Distribuzione, il Comune potrà rilasciare l’autorizzazione a seguito dell’esito di una Conferenza di Servizi e solo se il parere della Regione sarà positivo. Si conferma con questo la volontà politica di programmazione della Regione su questo settore, che peraltro è presente anche nel Disegno di Legge Bersani.

 

 

 

4. Armonizzare la norma alla pianificazione territoriale.

Si riconduce alla pianificazione territoriale la competenza a dettare i criteri sia per l’individuazione delle aree dove l’insediamento di nuove strutture è escluso in quanto oggetto di fenomeni di saturazione, sia i criteri per l’individuazione delle aree destinabili alla localizzazione di medie e grandi strutture;

 

5. Prendere una linea definita sulle tre questioni oggetto di maggiore confronto con l’evoluzione delle norme nazionali: vendita della stampa periodica, distribuzione di carburanti e somministrazione di alimenti e bevande.

 

 

Per quanto riguarda la vendita della stampa periodica si vanno sostanzialmente a far decadere le direttive previste dal vecchio testo, scrivendole in legge e pertanto la legge diviene direttamente applicabile. Per il resto riguardo al settore, le edicole, si fa la scelta di non introdurre praticamene altre modifiche poiché l’iter nazionale ha in corso la possibilità di definizione della concorrenza in questo settore nell’ambito di una normativa generale sull’editoria in corso di elaborazione. 

Anche per quanto riguarda la distribuzione dei carburanti, al di là dei cambiamenti effettuati, la legge fa sostanzialmente la scelta di rinviare alla redazione del regolamento di attuazione per quanto riguarda il punto sostanziale, e cioè in merito ai criteri di localizzazione dei distributori. Anche questa scelta è fatta sostanzialmente in funzione del fatto che in questo settore siamo in attesa della definizione di importanti scelte da parte del Parlamento.

 

Mi preme far presente che è stato introdotto l’obbligo per i nuovi impianti con superficie non inferiore a 3.500 metri quadrati, nonché la facoltà per i punti vendita esistenti aventi la medesima superficie, di dotarsi degli impianti igienico – sanitari destinati ad accogliere i residui degli autocaravan.

Per quanto riguarda la somministrazione di alimenti e bevande infine, si compiono scelte di merito che appaiono essere quelle più rilevanti.

Nel testo attualmente in vigore la programmazione comunale viene richiesta ai comuni come strumento forte e strutturato attraverso un Bando, anche se già ora il Comune può scegliere se farla di tipo numerico, qualitativo o ambedue. I criteri della programmazione a cui si devono attenere i Comuni sono contenuti nelle direttive.

 

 

Nel testo proposto non sono più previste le direttive ed i bandi come strumenti che la Regione richiede al Comune, ma viene richiesto che il Comune, nell’ambito delle funzioni di programmazione comunale del settore, definisca i requisiti che gli esercizi di somministrazione devono avere regolandoli in funzione alle specificità del territorio e delle sue parti e riferendoli alla materia urbanistica, edilizia, igienico sanitaria, all’impatto ambientale ed all’adesione a disciplinari di qualità.

 

Il testo dà infine la possibilità al comune di prevedere una destinazione d’uso specifica per l’attività di somministrazione, superando la generica destinazione dei locali ad uso “commerciale”, in modo che si possano prevedere caratteristiche strutturali e standard urbanistici che devono essere posseduti dagli edifici per potervi inserire le attività di somministrazione, anche in relazione alle zone comunali nelle quali sono collocati, nonché limitazioni nelle variazioni di destinazione d’uso degli stessi e specifici divieti, vincoli e prescrizioni.

 

Insomma, si passa da una norma che strutturava, pur nella scelta del Comune, i criteri di programmazione sui bandi chiusi, fossero essi di tipo numerico e/o qualitativo, ad una norma che lascia più liberi i comuni, non struttura di per se bandi chiusi, ma richiede comunque che il Comune definisca dei requisiti e dei criteri corrispondenti alle esigenze del territorio, siano esse di tipo commerciale che urbanistiche, edilizie, igienico-sanitarie, ambientali, di qualità, di particolari funzioni da svolgere nell’ambito di un contesto urbano delicato come può essere un centro storico.

 

Una norma, ed ho concluso, che dà la possibilità di andare verso una maggiore liberalizzazione senza comunque correre il rischio di infrangere il tessuto commerciale ed urbano. E che non vieta altri strumenti che fossero ritenuti essenziali dalla programmazione comunale.

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 Questo il link al quale potrete trovare il testo coordinato della nuova Norma:

 web.rete.toscana.it/burt/

About Vittorio Bugli

Assessore alla Presidenza della Regione Toscana

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