Presentata la PdL per l’istituzione del Fondo Regionale per la Non Autosufficienza

La proposta di legge “Istituzione del fondo regionale per la non autosufficienza” disciplina gli interventi che la Regione Toscana intende promuovere a favore delle persone non autosufficienti attraverso l’istituzione di un apposito fondo regionale.

La finalità consiste nel predeterminare le condizioni idonee ad assicurare alla popolazione che non risulta in grado di disporre della propria autonomia personale una pluralità di soluzioni assistenziali in grado di rispondere ai bisogni accertati, con l’obiettivo di migliorarne le condizioni di vita.

La proposta di legge si inserisce in un contesto caratterizzato dal fatto che la Toscana è interessata da un processo di progressivo invecchiamento della popolazione, persino più marcato rispetto al dato nazionale, che si riverbera immediatamente sulla gestione dei processi di cura. Infatti, all’interno del 20% delle famiglie toscane è presente almeno una persona non autosufficiente.

Le erogazioni delle indennità di accompagnamento sono state, nel 2006, secondo i dati INPS, circa 120.000, di cui 40.500 a favore di minori e adulti disabili e 77.500 a favore di anziani ultrasessantacinquenni non autosufficienti (in grande maggioranza – 50.750 – ultraottantenni).

Il quadro che si delinea, fondato sul presupposto di “non autosufficienza” accertata da commissioni mediche, funzionanti sulla base della normativa nazionale sulla invalidità civile, si complica ulteriormente poiché esistono livelli e gradi molto diversificati di non autosufficienza e disabilità che comportano previsioni di assistenza molto specifiche e graduate.

Stime più orientate all’accertamento negli anziani della non autosufficienza per livello di gravità (Osservatorio Epidemiologico della Agenzia Regionale di Sanità) individuano in quasi 40.000 i soggetti con grave non autosufficienza (3 o + BADL perdute), oltre 28.000 gli ultraottantenni. Di questi circa 5.200 sono inseriti in strutture.

L’incidenza dei non autosufficienti gravi sulla popolazione anziana di riferimento è pari in Toscana al 4,7%. Inoltre, il trend di invecchiamento della popolazione rende le attuali inadeguatezze potenzialmente ancor più pesanti per il futuro.

La proposta di legge interviene in un settore dove sono è già attiva e diffusa l’organizzazione di servizi ed interventi per rispondere ai bisogni e alle necessità delle persone non autosufficienti. Vi è peraltro la necessità di potenziare ed estendere questi servizi, a fronte di un fenomeno che riguarda percentuali sempre maggiori di popolazione, e di migliorare l’integrazione delle prestazioni sanitarie, garantite dai livelli essenziali definiti a livello nazionale, con quelle a carattere sociale, sino ad oggi individuate da analoghi principi universalistici della legislazione nazionale (Legge 328/2000), ma non riconosciute come livelli essenziali e quindi non quantificate ed assicurate ai cittadini. Vi è infine l’esigenza di introdurre elementi di omogeneità territoriale e di equità nella compartecipazione delle persone ai costi dei servizi.

In questo quadro, alle risorse già utilizzate per i servizi e gli interventi verso la non autosufficienza derivanti dal fondo sanitario, dal fondo sociale regionale e localmente dai bilanci dei comuni (oltre ai livelli di compartecipazione oggi richiesti ai cittadini) si affiancano risorse aggiuntive derivanti da trasferimenti nazionali del Fondo nazionale per la non autosufficienza e risorse regionali allocate nella UPB 235 “interventi per la non autosufficienza – spesa correnti”.

Si rende indifferibile, pertanto, delineare una idonea organizzazione del sistema dei servizi sociosanitari integrati per la persona non autosufficiente, destinando un volume di risorse pubbliche finalizzate a questo scopo, da gestire in maniera programmata e coordinata, al fine di raggiungere un numero maggiore di non autosufficienti assistiti.

Le risorse del fondo sanitario mantengono i livelli di spesa realizzati dalle aziende sanitarie ed accertati dai consuntivi LEA. Indicativamente per gli interventi per gli anziani non autosufficienti è individuata una spesa annua di circa 180 milioni di Euro, parte dei quali rappresentano spese strutturali del sistema delle aziende sanitarie. L’analisi in corso porterà ad individuare anche la analoga spesa prevista per gli interventi per la disabilità, in tempi necessari per definire l’aggiornamento della programmazione regionale anche per gli interventi a ciò finalizzati.

Le risorse “sociali” finalizzate sono quelle individuate dai competenti capitoli del bilancio annuale e pluriennale della UPB di riferimento.

Per il 2008 tali risorse sono quantificate in 25 milioni di origine regionale e in 21 milioni di trasferimenti nazionali (intesa raggiunta in Conferenza Stato – Regioni).

Nel 2009 i trasferimenti nazionali risultano ulteriormente incrementati a 28 milioni, che concorrono con le risorse sociali regionali a raggiungere la disponibilità di 65 milioni.

Per il 2010, vi è un impegno delle Regioni a richiedere ulteriori risorse del fondo nazionale per la non autosufficienza. Complessivamente l’obiettivo di spesa per il 2010 di risorse “sociali” per il fondo regionale per la non autosufficienza è di 80 milioni di Euro, comprensive dei trasferimenti nazionali e di eventuali economie realizzate negli anni precedenti.

La spesa assicurata localmente dai Comuni e dagli altri enti locali non afferisce formalmente al fondo per la non autosufficienza, ma costituisce un apporto rilevante per la realizzazione degli obiettivi. La stima della attuale spesa registra (rilevazione spesa sociale ISTAT) oltre 80 milioni di Euro in ambito regionale per interventi sociali dei comuni a favore degli anziani. La sottoscrizione di intese interistituzionali definirà l’impegno reciproco ad assicurare uno sviluppo costante degli interventi e la organizzazione dei servizi, mantenendo livelli di spesa non inferiori a quelli attualmente assicurati.

La compartecipazione dei cittadini alla spesa sociale dei servizi per la non autosufficienza dovrà essere rimodulata a seguito delle previsioni contenute nella proposta di legge, che prevede di considerare nella valutazione economica per le prestazioni residenziali anche gli emolumenti assistenziali percepiti (la valutazione su 10.000 soggetti inseriti in struttura porta a stimare in oltre 50 milioni di Euro questo possibile apporto); in tale ipotesi è inoltre considerata anche la situazione economica e patrimoniale del coniuge e dei figli.

Questo quadro complessivo porta a valutare positivamente il raggiungimento di alcuni obiettivi immediati:

  • l’abbattimento in un biennio delle liste di attesa per gli inserimenti residenziali (attualmente circa 3.000 soggetti), con una stima finale di circa 10.000 soggetti non autosufficienti assistiti in strutture residenziali;

  • un potenziamento sostanziale (almeno il doppio rispetto agli attuali 15.000 assistiti) degli interventi domiciliari con una forte qualificazione delle prestazioni.

L’obiettivo, indicato anche nel documento preliminare alla PDL, di assicurare a circa 40.000 soggetti i servizi e gli interventi per la non autosufficienza appare pertanto realizzabile.

 

Preliminarmente alla illustrazione dei singoli Capi, si evidenzia che l’impianto complessivo della PDL presuppone logicamente e cronologicamente la approvazione della proposta di legge di modifica della l.r.40/2005 presentata dalla Giunta regionale ed attualmente in corso di esame da parte della competente Commissione del Consiglio regionale (pdl n.271).

Conclusa la fase sperimentale, la Pdl n.271 istituisce infatti le società della salute e definisce il nuovo assetto del Servizio sanitario regionale che ne consegue, modificando alcuni istituti fondamentali nel sistema degli interventi in favore della non autosufficienza delineato dalla presente proposta di legge (piano sanitario e sociale integrato regionale, conferenza delle società della salute, conferenza aziendale e conferenza zonale dei sindaci).

La proposta di legge è costituita da sei Capi, così articolati:

 

Capo I:- Disposizioni generali.

  • Si affermano le motivazioni dell’intervento legislativo, che si sostanzia nell’istituzione del fondo per la non autosufficienza e le finalità generali che si perseguono attraverso di esso.

 

Capo II:- Composizione e ripartizione delle risorse del fondo.

  • In questa sezione si descrive la composizione del fondo, costituito da risorse provenienti sia dal fondo sanitario regionale, sia dal fondo sociale regionale, sia da eventuali risorse definite dalla legge finanziaria regionale, nonché dal fondo nazionale creato appositamente per l’assistenza alle persone non autosufficienti, oltre che da eventuali risorse provenienti da lasciti e donazioni; inoltre si afferma che il fondo viene ripartito tra le zone-distretto e che ad esso concorrono finanziariamente anche i comuni. Si prevede infine l’aggiornamento annuale delle risorse del fondo, secondo la disciplina contenuta nell’articolo 10bis della legge regionale n.49/1999.

 

Capo III – Interventi finanziati tramite il fondo.

  • Dopo aver affermato che la programmazione degli interventi coperti dalle risorse del fondo confluirà in apposita sezione del piano sanitario e sociale integrato, vengono specificate le tipologie di prestazioni che il fondo è destinato a sostenere. Particolare rilievo viene attribuito agli interventi domiciliari (erogati in forma diretta o indiretta), verso i quali la legge presenta un maggiore orientamento al fine di garantire interventi che mantengano il più a lungo possibile la persona nel suo contesto familiare. Sono poi previsti gli inserimenti in residenza sanitaria, permanenti e temporanei e/o di sollievo, nonché gli inserimenti in strutture semiresidenziali. Si fa infine specifico riferimento ai destinatari delle prestazioni, precisando che hanno accesso al fondo coloro che risiedono nel territorio regionale e che si trovano nella condizione di non autosufficienza dichiarata dalla Unità di Valutazione Multidisciplinare (UVM).

 

Capo IV – Accesso alle prestazioni erogate tramite il fondo.

  • Si tratta del nucleo centrale della proposta di legge, ove si definiscono le funzioni e le caratteristiche sia dei cosiddetti “punti insieme”, che costituiscono il primo punto di contatto con il richiedente, sia del Punto Unico di Accesso (PUA), istituito presso ogni zona-distretto, che coordina i punti insieme e dirige i servizi, sia infine dell’Unità di Valutazione Multidisciplinare (UVM), costituita in ogni zona-distretto Tra l’altro, la UVM ha la funzione precipua di elaborare il Progetto di Assistenza Personalizzato (PAP), contenente gli obiettivi e gli esiti attesi in termini di mantenimento o miglioramento delle condizioni di salute del soggetto non autosufficiente e le prestazioni sociosanitarie da erogare, individuate sulla base dei livelli di gravità, la cui definizione avviene nell’ambito del piano sanitario e sociale integrato regionale. Il PAP si pone l’obiettivo da un lato di scegliere la prestazione migliore per il richiedente, dall’altro di raggiungere un livello di condivisione con il soggetto e/o con i familiari. Inoltre, si disciplina l’accertamento della non autosufficienza e la relativa individuazione delle prestazioni da erogare. Infine, si precisa che sono previste forme di compartecipazione, da parte dell’assistito, al costo delle prestazioni, secondo livelli differenziati di reddito e di patrimonio, che saranno definiti in un atto regionale di indirizzo, da emanarsi con riferimento ai principi dell’indicatore della situazione economica equivalente (ISEE), di cui al d.lgs 109/1998.

 

Capo V – Strumenti a supporto del fondo.

  • In questa sezione si afferma che la partecipazione delle associazioni di rappresentanza e tutela degli utenti al processo di implementazione dei servizi a favore delle persone non autosufficienti sarà assicurata tramite la commissione regionale per le politiche sociali, prevista dall’articolo 62 della lr 41/2005 e disciplinata dal regolamento attuativo di cui al DPGR 15/R del 26/3/2008. Inoltre viene previsto che la competente struttura della Giunta regionale effettuerà il monitoraggio della gestione tecnica del fondo. Infine, a supporto del sistema di attuazione del fondo, si prevede la realizzazione di uno specifico sistema informativo e si demanda ad un successivo provvedimento amministrativo la definizione di criteri, tempi e modalità di conferimento dei relativi dati.

 

Capo VI – Disposizioni transitorie e finali:

  • Tale sezione comprende, tra l’altro, la disposizione finanziaria che demanda l’individuazione delle risorse necessarie per l’attuazione della legge agli strumenti di programmazione regionale. Con riferimento a tali strumenti e alle previsioni di bilancio pluriennale, la definizione della dotazione finanziaria avverrà in maniera progressiva sino ad attestarsi ad una disponibilità massima di spesa di 80 milioni nel 2010, integrativa delle risorse sanitarie e sociali attualmente già utilizzate. Tale disponibilità include anche la previsione dei trasferimenti nazionali derivanti attualmente dal fondo nazionale per la non autosufficienza. Relativamente alla progressiva estensione degli interventi anche ai soggetti disabili gravi, la programmazione sociale e sanitaria terrà conto dei livelli di spesa attualmente già sostenuti in modo significativo per far fronte a tali interventi. Vi è poi la previsione secondo la quale la programmazione degli interventi destinati al sostegno delle persone non autosufficienti confluisce, in sede di prima applicazione della legge, nel piano integrato sociale regionale vigente. Infine, si introduce la clausola valutativa, secondo la quale, a decorrere dal secondo anno di applicazione della legge, la Giunta regionale presenta al Consiglio regionale una relazione articolata contenente informazioni sul raggiungimento degli obiettivi contenuti nella legge.

 

 Il testo della Proposta di Legge Istituzione Fondo Non Auto

About Vittorio Bugli

Assessore alla Presidenza della Regione Toscana

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