Società della Salute: la Commissione approva la pdl che modifica la legge istitutiva

La proposta di legge 271, proposta di revisione della l.r 24 febbraio 2005, n.40 (Disciplina del servizio sanitario regionale) rappresenta, almeno nei suoi due oggetti fondamentali, le società della salute ed il nuovo piano sanitario e sociale integrato regionale, l’attuazione e lo sviluppo di previsioni già presenti nella riforma del 2005.

L’art.18, comma 3 della l.r.40/2005 infatti impegnava la Regione alla unificazione dei due strumenti principali della programmazione socio-sanitaria in Toscana, il piano sanitario regionale (PSR) ed il piano integrato sociale regionale (PISR), mentre l’art. 65, rubricato “Modelli sperimentali per la gestione dei servizi sanitari territoriali – Società della salute” offriva una prima copertura legislativa alla sperimentazione delle società della salute, avviata con la deliberazione del Consiglio regionale n. 155 del 24.9.2003.

La previsione, a partire dalla prossima legislatura, di un unico piano sanitario e sociale integrato, in luogo dei due precedenti piani sanitario e sociale e la disciplina puntuale della società della salute, sia degli aspetti organizzativi interni che di quelli relativi alla interazione/integrazione con le aziende unità sanitarie locali (e con i comuni), hanno imposto, per ragioni di coerenza, la revisione e l’aggiustamento (anche se si è tratto spesso di modifiche ed integrazioni molto parziali e circoscritte) di numerosissimi articoli (62 su 135, norme transitorie escluse) della l.r.40/2005.

Il tema della integrazione fra il “sociale” ed il “sanitario”, già presente nelle l.r.40/2005, non solo nelle disposizioni appena richiamate, ma anche e soprattutto nell’articolo 21 sui piani integrati di salute, rappresenta in qualche modo il motivo conduttore delle modifiche proposte, che lo sviluppano ulteriormente sia sul terreno istituzionale (si pensi alla ridefinizione del ruolo e dei compiti della Conferenza permanente per la programmazione socio-sanitaria) che su quello organizzativo (a cominciare dalla coincidenza fra responsabile di zona e direttore della società della salute).

Accanto a queste modifiche, che rappresentano, sia quantitativamente che qualitativamente, il nucleo più significativo della proposta, il testo contiene alcune modifiche che rappresentano correzioni, aggiustamenti, a volte motivate da esigenze puramente redazionali.

Il rilevante numero degli articoli modificati ha indotto a partire direttamente dall’indice della l.r.40/2005, evidenziando, per ciascuno dei suoi titoli, le principali modifiche apportate. Per quanto riguarda le norme del capo III bis, in considerazione della centralità che assume la disciplina della società della salute all’interno della riforma, si procede all’illustrazione analitica dei singoli articoli.

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Le modifiche degli articoli del titolo I (oggetto, finalità e definizioni) e del titolo II (I principi costitutivi del servizio sanitario regionale).

Sono stati integrati sia i due articoli che compongono il titolo I, che i quattro articoli che compongono il titolo II. Si tratta di modifiche molto circoscritte, che intendono però mettere in risalto il ruolo e l’importanza che assumono nella proposta di riforma, il sistema delle autonomie locali (cfr.art.1, comma 1, lettera e bis), le società della salute (cfr. articolo 2, comma s bis, articolo 4, comma 3, articolo 7, comma 3) e la valutazione delle politiche (cfr art.4, comma 4)

Le modifiche degli articoli del titolo III (La programmazione sanitaria)

Sono stati modificati diciannove dei ventiquattro articoli che lo compongono e ne sono stati aggiunti altri due, l’articolo 20 bis dedicato al tema degli strumenti e delle procedure di valutazione della programmazione socio-sanitaria e l’articolo 20 ter sui registri di patologia.

Le modifiche più rilevanti sono quelle relative agli articoli 11 (conferenza permanente per la programmazione socio-sanitaria) e 12 (Conferenza dei sindaci) che sono stati completamente riscritti, all’articolo 18, che definisce il nuovo strumento unico di programmazione, il “Piano sanitario e sociale integrato”, all’articolo 19, che ne individua i contenuti, all’articolo 22 sui piani integrati di salute ed all’articolo 27, dedicato al finanziamento delle aziende unità sanitarie locali.

Il nuovo articolo 11 disciplina la conferenza regionale delle società della salute, l’organo che sostituisce l’attuale conferenza permanente per la programmazione socio-sanitaria.

Si tratta di una norma chiave dell’intera riforma, perché rappresenta la proiezione a livello regionale della integrazione fra livelli di programmazione aziendale e comunale, realizzata sul territorio attraverso il piano integrato di salute disciplinato dall’articolo 22.

La composizione e l’organizzazione interna della Conferenza non subiscono sostanziali modifiche: le uniche novità da segnalare sono quelle relative al comma 2, che prevede espressamente la co-presidenza dell’organo da parte dei due assessori regionali competenti per materia ed al comma 6, che prevede una sorta di conferenza ristretta, composta dai soli presidenti delle società della salute, allorché l’organo sia chiamato a proporre i “criteri per il riparto delle risorse attribuite dal piano sanitario e sociale integrato regionale per l’esercizio delle funzioni gestionali di cui all’articolo 71 bis, comma 3, lettera c”.

Modifiche sostanziali sono invece previste per le funzioni: accanto a quelle consultive già presenti nel vigente articolo 11 (parere obbligatorio sulle proposte di legge in materia sanitaria e sociale, sul piano sanitario e sociale integrato, sulle proposte dei piani di area vasta e sui piani attuativi delle aziende ospedaliero-universitarie) il comma 4 del nuovo articolo 11 ne individua altre quattro.

Le prime due funzioni, anch’esse di tipo consultivo, consistono, rispettivamente, nell’espressione del parere sugli indirizzi emanati dalla Giunta in materia di programmazione sanitaria e sociale integrata a livello locale (lettera c) e sulla deliberazione del Consiglio regionale (articolo 64, comma 1) con la quale vengono individuati il numero e la composizione delle zone-distretto (articolo 11, comma 4, lettera f); la terza, prevista dalla lettera d), consiste nel concorso alla determinazione del riparto delle risorse del fondo sanitario regionale fra i livelli uniformi di assistenza regionali (prevenzione, assistenza ospedaliera, assistenza territoriale); la quarta, prevista dalla lettera e) è quella relativa al concorso alla determinazione dei criteri di riparto tra gli enti locali associati o fra le società della salute delle risorse del fondo sociale regionale, previsto dall’articolo 45 della l.r.41/2005.

A queste occorre aggiungere la già citata funzione prevista dall’articolo 11, comma 6, che attribuisce alla Conferenza il compito di proporre i criteri per il riparto delle risorse destinate alle società della salute titolari di funzioni gestionali.

E’ evidente che con l’attribuzione delle ultime tre funzioni la conferenza cessa di essere un organo (solo) consultivo, per divenire organo di indirizzo e di governo, che concorre a determinare insieme alla Giunta regionale l’allocazione complessiva delle risorse destinate al territorio.

Anche l’articolo 12, sulla Conferenza dei sindaci è stato riformulato in più parti, a cominciare dalla rubrica che, nel nuovo testo, si intitola “le conferenze dei sindaci”.

L’uso del plurale dipende dal fatto che il comma 5 del nuovo articolo attribuisce all’articolazione zonale una configurazione autonoma (viene dotata di autonomia organizzativa) ed un nuovo nome (conferenza zonale dei sindaci); il cambiamento del nome dell’articolazione zonale ci ha indotto a cambiare anche quello della Conferenza dei sindaci, che infatti il comma 1 rinomina Conferenza aziendale dei sindaci.

Altro elemento da segnalare è il peso accresciuto del regolamento interno di organizzazione, cui il comma 4 attribuisce la scelta sulla costituzione dell’esecutivo della Conferenza, già previsto dall’art.3, comma 14 del d.lgs.502/1992 e obbligatorio ai sensi del vigente art.12, comma 3.

L’articolo 18 è dedicato al piano sanitario e sociale integrato regionale, il nuovo strumento di programmazione che assorbe i contenuti sia del piano sanitario regionale, che del piano regionale sociale integrato. Quest’ultimi sono elencati dall’articolo 19, che riprende, con alcuni parziali aggiustamenti i contenuti già definiti dall’attuale art.18 della l.r.40/2005 e dall’art.27 della l.r. 24 febbraio 2005, n.41.

L’articolo 20,”La valutazione delle politiche sanitarie e sociali integrate”, che sostituisce l’attuale, rubricato “Relazione sanitaria regionale”, individua, contestualmente, tutti gli strumenti di valutazione e di monitoraggio del sistema socio sanitario regionale.

Accanto a quelli già esistenti (relazione sanitaria regionale e documento annuale di monitoraggio, previsti dal vigente art.20 della l.r.40/2005; relazione sanitaria aziendale di cui al vigente art.24; relazione sociale regionale prevista dall’art.42 della l.r.41/2005), la proposta ne individua uno nuovo; la relazione sullo stato di salute a livello di zona-distretto, ovvero il “documento di monitoraggio e di valutazione dei servizi e delle attività sanitarie territoriali e sociali” redatto annualmente dalla società della salute e, nelle zone dove quest’ultima non è costituita, dalla conferenza zonale dei sindaci (comma 4).

L’articolo 20 bis, già citato, prevede che la Regione, per le attività relative alla valutazione delle politiche sanitarie ed all’osservazione dello stato di salute, possa avvalersi della collaborazione di istituti universitari con specifica esperienza negli ambiti del management sanitario e sociale e della formazione avanzata.

L’articolo 20 ter è stato introdotto per allineare la disciplina dei registri regionali di patologia (registro tumori, registro difetti congeniti, registro delle malattie rare e registro della sclerosi multipla) alle previsioni del d.lgs.30.6.2003, n.196 (c.d. codice della privacy).

L’articolo 21 sui piani integrati di salute è stato riformulato, anche alla luce dei risultati della sperimentazione e nella prospettiva del consolidamento delle società della salute.

Sono stati precisati gli oggetti dei PIS, con un riferimento esplicito alla possibilità che i comuni finanzino livelli di assistenza aggiuntivi (comma 2, lettera c) e introdotti alcuni contenuti specifici (la rete dei servizi territoriali ed il fabbisogno di strutture residenziali e semi-residenziali; cfr lettere d ed e). E’ stato inoltre dedicato un apposito comma, il quarto, al procedimento di formazione dei PIS, che dovrà prevedere forme di raccordo con le competenti strutture organizzative delle amministrazioni comunali e forme di consultazione con le associazioni del c.d. terzo settore (associazioni di volontariato, cooperative sociali, associazioni di promozione sociale, ecc…).

All’articolo 27, è stato aggiunto il comma 1 bis: quest’ultimo prevede che il provvedimento con cui la Giunta ripartisce annualmente il fondo ordinario di gestione fra le aziende unità sanitarie debba indicare la quota specificamente destinata alle zone-distretto. Questa disposizione, che valorizza al massimo l’autonomia zonale, costituisce un implicito incentivo alla costituzione delle società della salute, che potranno svolgere le proprie funzioni di programmazione, sulla base di risorse certe e prestabilite a livello regionale.

Le modifiche degli articoli del titolo IV (Ordinamento)

Dei ventiquattro articoli che compongono il titolo, uno è stato abrogato e dieci sono stati modificati.

E’ stato aggiunto inoltre un articolo nuovo, il 40 bis, dedicato agli “Elenchi degli aspiranti alla nomina a direttore amministrativo, a direttore sanitario ed a direttore dei servizi sociali”.

Le modifiche sono abbastanza circoscritte, in gran parte frutto del necessario coordinamento con gli articoli del titolo precedente e di quelli del titolo V.

Le modifiche più significative sono quelle relative agli articoli 32, 36, 37, 40 e 50.

Cominciamo ad esaminare l’articolo 32: la novità di maggior rilievo è quella contenuta nel primo comma, che deve essere letto in combinato con quanto dispone il “nuovo” articolo 64 sulla zona distretto.

Mentre la previsione del numero e della composizione territoriale delle aziende unità sanitarie locali (“Gli ambiti territoriali delle aziende unità sanitarie locali sono individuati nell’allegato A alla presente legge”, recita il 1°comma dell’articolo 32) continua ad essere effettuata con legge, viene delegificata l’articolazione in zone del territorio aziendale.

L’articolo 64 prevede infatti che sia il Consiglio regionale, con propria deliberazione ed acquisito il parere della Conferenza delle società della salute (articolo 11, comma 4, lettera f), ad individuare il numero e la composizione delle zone-distretto.

La delegificazione risponde all’esigenza di non “ingessare” gli ambiti territoriali di programmazione, soprattutto in considerazione del ruolo assai più forte che i comuni, e tutto il sistema delle autonomie locali, sono chiamati svolgere nell’ambito della programmazione socio-sanitaria regionale.

L’articolo 36, relativo alle funzioni del direttore generale, è stato integrato alla luce di quanto prevedono gli articoli 71bis e seguenti dedicati alla società della salute: il comma 3 bis stabilisce infatti che il direttore generale è membro dell’assemblea dei soci e della giunta esecutiva della società della salute, mentre il comma 3, lettera i bis), elenca tra le funzioni di quest’ultimo, l’approvazione della statuto e della convenzione della società della salute.

L’articolo 37 è stato integrato con due ulteriori commi: il 7 bis ed il 7 ter: il primo è dedicato alla valutazione del direttore generale, il secondo comma, invece, introduce un limite alla possibilità dei direttori generali di conservare l’incarico presso la stessa azienda: quello di tre mandati consecutivi, per un periodo che non può eccedere comunque i dieci anni.

Con la modifica del comma 2 dell’articolo 40 sono state in parte ridefinite le funzioni del direttore dei servizi sociali: venuto meno il ruolo di inter-faccia con la conferenza dei sindaci, adesso attribuito in via esclusiva al responsabile di zona/direttore della società della salute (cfr. l’originaria lett.c), ne è stato valorizzato quello di garante della continuità assistenziale (tra ospedale e territorio: nuova lett.b)) La nuova lettera c) prevede inoltre che il direttore dei servizi sociali formuli indirizzi per le attività di integrazione socio-sanitaria in ambito aziendale.

E’ stato introdotto il comma 10, che estende al direttore amministrativo, al direttore sanitario ed al direttore dei servizi sociali, lo stesso limite alla rinnovabilità dell’incarico, introdotto dal precedente comma 7 ter dell’art.37 per i direttori generali.

Il nuovo articolo 40 bis istituisce, presso “la competente struttura della Giunta regionale” (la direzione generale Diritto alla Salute e politiche di solidarietà), gli elenchi degli aspiranti alla nomina di direttore amministrativo, di direttore sanitario e di direttore dei servizi sociali presso le aziende sanitarie toscane. La domanda di iscrizione viene inoltrata dagli interessati “a seguito di avviso pubblico”. Gli uffici regionali accertano che la domanda sia stata compilata correttamente e verificano la sussistenza dei requisiti soggettivi, positivi e negativi, di cui gli aspiranti debbono essere in possesso. La norma risponde all’esigenza di realizzare un controllo sistematico sulla sussistenza dei requisiti soggettivi dei tre principali collaboratori dei direttori generali.

Le modifiche all’articolo 50 riguardano: la previsione esplicita della possibilità da parte delle aziende sanitarie di dotarsi di regolamenti interni di organizzazione (comma 1); l’introduzione del parere delle società della salute sugli atti regolamentari che hanno ad oggetto “le modalità di partecipazione dei medici convenzionati alle attività di gestione e programmazione dei servizi sanitari territoriali di zona e di programmazione dei servizi ospedalieri in rete”.

Da segnalare infine due ulteriori modifiche, non hanno alcun rapporto diretto con il tema centrale della riforma, ma che con l’occasione si è ritenuto opportuno inserire nel testo: quella dell’articolo 39 “Cause di decadenza e revoca del direttore generale”, che ripropone integralmente le modifiche già contenute nella proposta di legge n.15, approvata dalla Giunta regionale il 1°ottobre 2007 “Modifiche alla legge regionale 24 febbraio 2005, n.40 (cfr. art.2) e l’abrogazione dell’articolo 53 “Formazione specialistica”. Dal momento che a livello nazionale, è stata data attuazione al d.lgs. 17.8.1999 n.368, per quanto riguarda i contratti di formazione specialistica, quest’ultimo, infatti, pare ormai superato.

E’ stato inserito l’articolo 59bis che disciplina nuove procedure per gli incarichi dirigenziali di direttore di struttura complessa di aziende sanitarie ed ospedaliero-universitarie sulla base di una relazione istruttoria e illustrativa di una commissione tecnica.

Le modifiche degli articoli del titolo V (Organizzazione)

Il titolo V è quello sui cui insiste il maggior numero delle modifiche, sia in termini quantitativi (dodici dei diciassette articoli che lo compongono sono stati modificati e sedici ne sono stati aggiunti) che qualitativi, in ragione della complessità degli interventi.

L’articolo 64, dedicato alla zona-distretto, è stato in larga parte riscritto. Le modifiche toccano almeno tre aspetti: il primo è quello della delegificazione dell’articolazione zonale delle aziende unità sanitarie locali, di cui abbiamo già dato atto, esaminando l’articolo 32; il secondo è quello relativo agli organismi di supporto del responsabile di zona; il terzo è quello relativo alla interrelazione/integrazione società della salute/zona distretto.

Per quanto riguarda gli organismi di supporto al responsabile di zona, l’ufficio di coordinamento, previsto dal vigente comma 5 è stato sostituito da due distinti organismi: il comitato di coordinamento, che ha una composizione in larga parte coincidente con quella dell’attuale ufficio di coordinamento (ne fa parte anche il presidente del comitato di partecipazione di cui all’articolo 71decies) e l’ufficio di direzione zonale, che svolge funzioni di tipo gestionale ed è composto dai responsabili delle unità funzionali relative ai settori di attività di cui all’articolo 66, comma 4 (cioè, rispettivamente, delle attività sanitarie di comunità, della salute mentale, dell’assistenza ai tossicodipendenti ed agli alcoolisti e dell’assistenza sociale), da un coordinatore unico per le attività sanitarie professionali, infermieristiche e riabilitative e da un medico, referente unico zonale della medicina convenzionata, individuato fra i soggetti che fanno parte del comitato di coordinamento, ai sensi del comma 5, lettera a) (ovvero fra i medici di medicina generale, i pediatri di libera scelta e gli specialisti ambulatoriali convenzionati).

Per quanto riguarda l’interrelazione/integrazione fra zona -distretto e società della salute, l’articolo 64, comma 8 prescrive ai direttori generali delle aziende unità sanitarie locali di delegare ai direttori delle neo-istituite società della salute le funzioni di responsabile di zona.

L’articolo 64 bis, il primo articolo nuovo introdotto nel titolo V, è specificamente dedicato ai requisiti soggettivi ed al rapporto di lavoro del responsabile di zona, attualmente disciplinati dai commi 3 e 4 dell’art.64.

Si è ritenuto opportuno sganciare la figura del responsabile di zona dal meccanismo dell’art.15 septies e dettare una disciplina unitaria dal punto di vista giuridico (rapporto di lavoro di diritto privato) di due figure, quella del responsabile di zona e quella del direttore della società della salute (cfr.art.71-octies), destinate, nella maggioranza dei casi a coincidere.

Il primo comma individua i requisiti del responsabile di zona, che sono più ampi di quelli previsti dal vigente art.64, comma 2. Possono essere nominati, infatti, oltre ai dirigenti del SSR, con un anzianità di servizio di almeno cinque anni, anche i dirigenti del comune con un’analoga anzianità (lett. a) e coloro che sono in possesso dei requisiti richiesti “per la nomina a direttore dei servizi sociali”.

Il comma 2 prevede che il rapporto di lavoro del responsabile di zona sia disciplinato, così come accade per il direttore generale delle aziende sanitarie ed i suoi tre principali collaboratori (vedi l’articolo 37 comma 4 e per i direttori sanitario, amministrativo e dei servizi sociali, l’articolo il 40, comma 7) da un contratto di lavoro di diritto privato, stipulato sulla base di uno schema tipo approvato dalla Giunta regionale, “con l’osservanza delle norme di cui al libro V, titolo II del codice civile”. Il richiamo alle norme del codice civile che disciplinano il rapporto di lavoro subordinato, già previsto per i direttori generale e amministrativo dell’ESTAV (cfr art.106-bis) e per il direttore dell’agenzia regionale di sanità (cfr. art.82-decies, comma 2), risponde all’esigenza di assicurare la continuità previdenziale (presso l’INPDAP) a coloro che, al momento della nomina, hanno già un rapporto di lavoro con la pubblica amministrazione.

Il comma 3 prevede che il trattamento economico del direttore non possa superare quello previsto dalla normativa vigente per il direttore amministrativo delle aziende sanitarie.

Il comma 4 infine, estende al responsabile di zona, quanto già previsto dalla legge regionale per il direttori dei servizi sociali delle aziende USL e per il direttore generale (e amministrativo) dell’ESTAV: la possibilità per i dipendenti della Regione, di enti e di aziende regionali e del servizio sanitario regionale, che siano stati nominati responsabili di zona di una azienda USL di ottenere l’aspettativa con diritto al mantenimento del posto per tutto il tempo di durata dell’incarico.

L’articolo 66, dedicato all’organizzazione della zona-distretto, contiene una disposizione di raccordo con il capo III del titolo V: il comma 4 bis attribuisce infatti al responsabile di zona/direttore della società della salute la funzione di coordinare le strutture organizzative aziendali con quelle della società della salute.

Per quanto riguarda l’articolo 68 “Presidio ospedaliero di zona” è stato modificato il comma 2, lettera a), che nel testo attuale fa riferimento all’organizzazione funzionale secondo settori specialistici omogenei. Il nuovo testo parla invece di “aree di assistenza omogenea costituite in modo da favorire la necessaria multidisciplinarietà dell’assistenza e la presa in carico multiprofessionale”. La nuova formulazione (che ha comportato anche la correzione dell’articolo 63, comma 3, lettera, punto 2), più ampia della precedente, intende superare il modello delle c.d. aree funzionali di professionalità omogenea, a suo tempo introdotto dalla legge 412/1991 (la legge finanziaria, che ha anticipato, per molti aspetti, la riforma sanitaria del 1992), modello ormai superato dalla diffusione e dal consolidamento dell’organizzazione di tipo dipartimentale.

Il capo III bis è interamente dedicato alla società della salute e si compone di sedici articoli.

L’articolo 71 bis “Finalità e funzioni” distingue cinque tipologie di funzioni, tre necessarie e due, per così dire, eventuali.

Le funzioni che devono essere necessariamente esercitate sono quelle previste dal comma 3, lettere a), b) ed e), ovvero: le funzioni di indirizzo e programmazione strategica in materia di assistenza sociale e di assistenza sanitaria territoriale (la lettera a richiama espressamente il livello di assistenza territoriale); la definizione delle linee per la programmazione operativa; il monitoraggio e la valutazione sui risultati raggiunti.

Le funzioni eventuali, invece, sono quelle previste dai commi c) e d) e riguardano l’organizzazione e la gestione dei servizi. Mentre per quanto riguarda le attività di competenza dei comuni, saranno quest’ultimi a decidere che cosa le società della salute debbano gestire, per le attività di assistenza territoriale la lettera c) rinvia al piano sanitario e sociale integrato regionale. Sarà quest’ultimo, pertanto, a individuare quali tipologie di attività le società della salute possano gestire, sotto la propria diretta responsabilità.

Il comma 5 precisa inoltre con riferimento alle funzioni delle lettere c) e d) che queste possono essere gestite direttamente o mediante convenzionamento con la competente azienda unità sanitaria locale.

L’articolo 71 ter – Governo della domanda disciplina le modalità con cui la società della salute esercita il governo dell’offerta e della domanda di servizi espressa nel territorio.

L’articolo 71 quater è dedicato alla costituzione della società della salute, il nuovo ente associativo di cui fanno parte la azienda unità sanitaria e i comuni compresi nell’ambito della zona-distretto.

Per la costituzione della società della salute è necessaria l’adesione del 75% dei comuni della zona-distretto o di un numero di comuni tali da rappresentare almeno il 75% della popolazione (comma 5).

La forma giuridica assunta dalla società della salute è quella del consorzio, disciplinato dall’articolo 31 del d.lgs.18.8.2000 n.267.

L’adesione al consorzio, per i comuni, è volontaria (1°comma, lettera a).

La procedura per la costituzione è disciplinata dal comma 2, in conformità alla previsione dell’articolo 31, comma 2 del d.lgs 267/2000: gli enti consorziati debbono approvare una convenzione ed uno statuto, contenente le norme sull’organizzazione ed il funzionamento della società.

L’articolo 71 quinques individua gli organi della società, che sono l’assemblea dei soci, la giunta esecutiva, il presidente, il direttore ed il collegio sindacale.

L’articolo 71 sexies è dedicato all’assemblea dei soci, composta dai “rappresentanti legali degli enti aderenti” (comma 1).

L’assemblea dei soci concorre alla formazione degli altri organi sociali (comma 3), eleggendo il presidente e gli altri componenti della giunta esecutiva (cfr. il successivo articolo 71-sexies) ed approva a maggioranza qualificata (due terzi dei componenti) gli atti fondamentali della società della salute: il piano integrato di salute (PIS), la relazione annuale sullo stato di salute, gli atti di bilancio, i regolamenti di accesso ai servizi ed ogni altro atto che comporti impegni finanziari a carico degli enti associati (comma 4).

L’articolo 71 quinquies, comma 5, per non escludere i comuni che non hanno aderito alla società della salute dalla programmazione socio-sanitaria territoriale, prevede che ai fini dell’approvazione del PIS, l’assemblea dei soci sia integrata dai sindaci dei comuni non consorziati. L’ultimo comma prevede, infine, la partecipazione del presidente della provincia all’assemblea per il coordinamento con le funzioni di cui all’articolo 13 della l.r.41/2005.

La giunta esecutiva, disciplinata dall’articolo 71 septies, è composta almeno tre membri (lo statuto può ampliare il numero dei componenti): il presidente, il direttore generale dell’azienda unità sanitaria locale o un suo delegato ed un terzo componente eletto dall’assemblea dei soci.

Alla Giunta esecutiva competono l’adozione di programmi esecutivi, la proposta di nomina del direttore della società della salute ed ogni altro atto indicato dallo statuto (comma 3).

L’articolo 71 octies, dedicato al presidente, ne individua al primo comma alcune funzioni (lettera a: nomina, su proposta della giunta esecutiva, del direttore della società della salute; lettera c: promozione della consultazione e della concertazione con la società civile ed i soggetti del terzo settore sugli atti di indirizzo e di programmazione; lettera d: presidenza della consulta del terzo settore prevista dall’art.71 decies comma 5), rinviando per il resto allo statuto della società (lettera b).

L’articolo 71 nonies disciplina il procedimento di nomina, i requisiti soggettivi, il rapporto di lavoro e le funzioni del direttore della società della salute.

Per quanto riguarda la nomina il primo comma prevede che il direttore sia nominato dal presidente della società della salute, su proposta della giunta esecutiva e previa intesa con il Presidente della Giunta regionale (un meccanismo analogo è previsto dall’articolo 37, comma 2, lettera b per i direttori generali delle aziende ospedaliero-universitarie). I requisiti soggettivi ed il rapporto di lavoro sono gli stessi previsti dal nuovo art.64 bis, per il responsabile di zona. Diverso, ovviamente il soggetto che stipula il contratto di lavoro diritto privato: quello con il responsabile di zona viene stipulato dal direttore generale dell’azienda USL; quello con il direttore della società della salute con il legale rappresentante della società della salute (comma 3).

Il comma 5 individua le funzioni del direttore, che sono molto ampie: il direttore predispone i principali atti soggetti all’approvazione dell’assemblea dei soci (PIS, atti di bilancio, schema della relazione annuale ) ed assume “tutti i provvedimenti di attuazione delle deliberazioni degli organi della società della salute”.

L’articolo 71 decies, dedicato al collegio sindacale, è modellato sulle corrispondenti disposizioni che disciplinano il collegio sindacale delle aziende sanitarie (cfr, art.3, comma 13 ed art.3-ter del d.lgs.502/1992, così come modificato dal d.lgs.229/1999), sia per quanto riguarda le funzioni che per i compensi.

L’articolo 71 undecies, sulle forme di partecipazione, disciplina la composizione e le funzioni del comitato di partecipazione, un organismo di cui fanno parte rappresentanti della comunità locale, che non ha solo funzioni consultive (esprime pareri sulla proposta di PIS ai sensi del comma 2, lettera b), ma anche di impulso (può avanzare proposte sugli atti di programmazione: cfr lettera a) e di monitoraggio (redige, in base alla lettera d, un proprio rapporto sull'”effettiva attuazione del PIS). E’ stato inoltre inserita una parte contenuta negli ultimi quattro commi in cui vengono previste nuove forme di partecipazione degli utenti che attraverso assemblee pubbliche (agorà della salute) si esprimono sul funzionamento dei servizi socio sanitari, sulla gestione delle società della salute e sugli indirizzi.

L’articolo 71 duodecies precisa che i componenti degli organi della società della salute, ad eccezione del direttore della società della salute e dei componenti del collegio sindacale, non percepiscono alcun compenso.

L’articolo 71 terdecies specifica che la contabilità della società della salute è di tipo economico, mentre l’articolo 71 quaterdecies disciplina le relative modalità di finanziamento.

Le voci di entrata delle società della salute sono elencate in cinque punti: (lettere da a ad e dell’articolo 71 terdecies): la lettera a) del comma 1 fa riferimento alla quota del fondo sanitario regionale attribuita alle società che svolgano funzioni gestionali ai sensi dell’articolo 71 bis, comma 3, lett.c), la lettera b) alla quota del fondo sociale regionale previsto dall’art.45 della l.r.41/2005, la lettera c) menziona i conferimenti degli enti consorziati previsti nella convenzione di cui all’art.71 ter, comma 2 ed infine la lettera d) indica le risorse messe a disposizione dai comuni per la gestione dei servizi sociali ai sensi dell’art.71 bis, comma 3, lett.d).

L’articolo 71 quindecies, dedicato agli assetti organizzativi, ritaglia alle società della salute un propria autonomia organizzativa in tutte le materie (comprese quelle sanitarie) sulle quali le stesse abbiano poteri gestionali, in quanto conferitegli ai sensi dell’articolo 71 bis, comma 3, lettere c) e d).

Il regolamento sull’organizzazione dei servizi sanitari e sociali integrati, previsto dal primo comma, disciplina, fra l’altro, i criteri di costituzione delle strutture organizzative e la composizione dell’ufficio di coordinamento zonale, previsto dal nuovo articolo 64, comma 6.

Nelle società della salute che non svolgono funzioni gestionali è costituita una struttura di staff ed una segreteria tecnico-amministrativa (comma 5).

L’articolo 71 sexdecies, sul personale, precisa che la possibilità di assunzione da parte delle società della salute è subordinata alla verifica “della disponibilità di personale presso gli enti consorziati ed all’espletamento delle procedure di mobilità”.

L’articolo 71 septies decies specificamente dedicato alla partecipazione delle province, prevede la possibilità di accordi per il coordinamento dei livelli di programmazione (provinciale e delle società della salute).

L’articolo 71-octies decies, “Sistema informativo”, sancisce l’adesione delle società della salute alla rete telematica regionale.

Le modifiche degli articoli del titolo VI (Presidi e prestazioni), VII (Organismi di consulenza, studio e di supporto tecnico amministrativo), VIII (Patrimonio, contabilità e contratti).

Le modifiche ai titoli VI e VII (sono stati modificati due articoli del titolo VI e tre articoli del titolo VII) possono essere considerate delle mere integrazioni/correzioni ad eccezione dell’articolo 101 bis “Procedure concorsuali e selettive per il reclutamento del personale”, relativo agli ESTAV.

La disposizione ripropone il contenuto dell’analoga proposta approvata dalla Giunta il 1°ottobre 2007 e attualmente “ferma” in Consiglio, con una variante: alla lettera a del primo comma è stato infatti aggiunto l’inciso ” qualora il collegio di direzione di area vasta non sia costituito, le funzioni ad esso attribuite sono svolte, a rotazione, dai collegi di direzione delle aziende sanitarie di area vasta”. Questa disposizione consente agli ESTAV di espletare i concorsi unificati (cfr. art.101, comma 1, lettera g) anche nel caso (allo stato attuale molto frequente) in cui i comitati di area vasta non abbiano provveduto a costituire i collegi di direzione di area vasta previsti dall’articolo 49 della l.r.40/2005. Una ulteriore precisazione, a scanso di equivoci, deve essere fatta con riferimento all’ultima frase contenuta nella lett. a) del comma 1: le funzioni già di competenza del direttore generale dell’azienda sanitaria che vengono attribuite al direttore dell’ESTAV sono solo quelle di tipo procedimentale, con esclusione pertanto di quelle che rappresentano espressione di un vero e proprio potere decisorio, come la scelta del dirigente sanitario cui conferire l’incarico di direzione di struttura complessa.

Per quanto riguarda le modifiche al titolo VIII, sono stati integrati cinque articoli, il 120 “Bilancio pluriennale di previsione”, il 121 “Bilancio economico annuale”, il 122 “Bilancio di esercizio”, 123 “Procedimento di adozione degli atti di bilancio” ed il 126 “Sistema budgettario”.

Le norme transitorie e quelle finanziarie

Alle norme transitorie è stato dedicato un apposito articolo, il 142 bis.

Il primo comma proroga la durata dei piani sanitario e sociale integrato vigenti per un periodo di sei mesi, a far data dall’approvazione, nella prossima legislatura, del piano regionale di sviluppo.

Il comma 2, secondo cui la Giunta regionale con propria deliberazione provvede annualmente all’attuazione del piano sanitario e del piano sociale integrato regionale, è stato introdotto per adeguare la legge regionale 40 alle recenti modifiche alle norme sulla programmazione regionale (l.r.49/1999 così come modificata dalla l.r.15.11.2004, n.61).

I commi 7 e 8 dettano la disciplina transitoria del personale, prevedendo in una prima fase (comma 7) che il personale venga assegnato dagli enti consorziati conservando il contratto di lavoro del comparto di appartenenza, ed in una seconda fase (che presuppone l’adeguamento delle società della salute alle disposizioni del capo III bis del titolo V) che il personale sia assunto direttamente dalla società della salute (comma8).

Il comma 9 prevede che le disposizioni sugli elenchi dei direttori previsti dal nuovo articolo 40 bis entrino in vigore decorsi centottanta giorni dall’entrata in vigore della legge, che i divieti di rinnovare gli incarichi (per più di tre mandati e comunque per un periodo superire a dieci anni), sanciti dagli articoli 37, comma 7 ter e 40, comma 12 abbiano efficacia retroattiva e che, per quanto concerne il direttore dei servizi sociali, si debba tener conto anche degli incarichi svolti in qualità di coordinatore dei servizi sociali.

Al comma 11 è stata inserita una clausola valutativa sugli esiti del processo di costituzione delle società della salute.

L’articolo 143 “Norma finanziaria” prevede che alle società della salute sia corrisposto un contributo triennale, che ammonta per l’anno in corso (2008) a 2 milioni di Euro, e per gli anni 2009 e 2010 a 3 milioni di Euro. I criteri di riparto delle risorse sono fissati dal comma 2 ter: il 30% delle risorse è suddiviso in parti uguali fra tutte le società della salute; il 65% è suddiviso in proporzione al numero degli abitanti di ciascuna zona; il 5% è suddiviso in proporzione al numero di comuni di ciascuna zona.


Il Testo Completo della PDL 271 Società Della Salute


About Vittorio Bugli

Assessore alla Presidenza della Regione Toscana

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