“Domani Accadrà”: Prima Conferenza Programmatica del PD della Toscana

 

 

 

Il 7 e l’8 abbiamo tenuto a Prato la Prima Conferenza Programmatica del PD della Toscana. Di seguito gli appunti che ho utilizzato per la mia Relazione al Documento Programmatico che ho tenuto in apertura della Conferenza e poi il link al Documento Programmatico.

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Domani accadrà, recita il titolo della nostra prima conferenza programmatica toscana.

Quando Andrea mi chiese di dargli una mano a preparare questa conferenza programmatica e iniziammo a rifletterci un po’ sopra emerse subito la consapevolezza che questo passaggio che inizia oggi sarebbe stato un passaggio importante, non un appuntamento banale, scontato ed episodico. Abbiamo ritenuto che dovesse emergere con chiarezza, anche dal titolo quale era il senso vero di questa “due giorni”. “Domani” per indicare la speranza, il futuro, la svolta. “Accadrà”, una parola secca, esplicita, un futuro semplice non un condizionale per indicare la concretezza, la capacità di elaborare scelte chiare da realizzare concretamente.

Ci dicemmo che dovevamo dunque provare a farla riuscire bene questa Conferenza. Il file che ho usato in questi giorni per preparare il documento si chiamava appunto “proviamoci”. Proviamoci tutti insieme a farla riuscire bene, questa conferenza programmatica.

Almeno per tre motivi.

-Il primo è che questa conferenza è anche il primo momento nel quale questo nuovo partito inizia finalmente a parlare dei temi in modo strutturato: della sua cornice programmatica con riferimento ad alcuni suoi ideali. E lo fa in vista della Conferenza Programmatica Nazionale cercando con questo di portare il suo contributo alla costruzione effettiva del PD. Qui viene la prima questione a sui deve rispondere questa conferenza ed il percorso futuro del pd toscano. Ci sta il pd toscano a ricercare una forte coesione nella costruzione del suo “pensiero”, delle sue proposte? E far essere questa la cifra del suo contributo alla costruzione del pd? Ci sta ad essere coeso sulle idee, nel ricercarle tutti insieme, farle essere più importanti di riferimenti altri che altrimenti corrono solo il rischio di dividere il partito e non farsi apprezzare da chi ha creduto nel progetto? Io credo che il primo esercizio di questa conferenza debba essere quello di guardarsi chiaramente negli occhi e rispondere senza tatticismi a questa domanda. Altrimenti buttiamo via parte del nostro tempo.

-Il secondo motivo è che di fronte a noi abbiamo un percorso di due anni nel quale andremo al voto in tutti i livelli istituzionali eccetto, credo, purtroppo, il parlamento. In primavera voteranno 220 comuni e 8 province, ci saranno le Europee e nel 2010 la Regione. Come pensare di non fare di questo un appuntamento fondamentale per iniziare con proposte chiare un percorso che dovrà aprire un confronto con la società toscana da qui al 2010 e per unire in un patto chiaro tutti gli eletti della nostra regione per le sfide che ci attendono?

-Il terzo motivo è che ci troviamo a fare questa conferenza subito dopo lo scoppio della crisi ed in un contesto che viene da più lontano e che comunque ci avrebbe imposto di mettere al centro della discussione la crescita della Toscana.

E’ su questo punto che il documento propone fondamentalmente il grosso delle linee di discussione, proponendo un metodo che è un po’ quello del titolo della conferenza: iniziare a delineare quella che abbiamo chiamato una “modernizzazione pensata della Toscana”, provare ad iniziare e disegnare un futuro insomma. E nello stesso tempo cercare di fare delle proposte concrete che diano il segno che noi vogliamo davvero portarlo avanti questo futuro, decisamente e concretamente

Non potevamo non collocare il tutto sullo sfondo della crisi finanziaria. Nella prima parte del documento ci sono considerazioni su questo, le proposte che abbiamo avanzato come PD, le prime misure che la nostra regione sta prendendo in Toscana. Oggi pomeriggio ci saranno due tavole rotonde che entreranno nel merito da due diversi punti di vista.

Certamente la nostra stella polare è stare con chi subisce di più questa crisi: i cittadini con reddito medio-basso e le imprese. Noi stiamo con loro. Lo sappiano chi si trova in difficoltà economiche perchè ha da pagare il mutuo e magari è stato messo in cassa integrazione. Lo sappiano quelli imprenditori piccoli che magari hanno lavoro perchè si sono dati da fare ma in banca gli viene dimezzato il fido. Noi ci siamo a supportarvi per quanto possiamo. Perchè sappiamo che rischiano di essere sempre i soliti a pagare le conseguenze. Noi ci siamo.

Ma dobbiamo farci anche un’altra domanda: e da domani? Quale futuro si da il mondo? Come si fa a evitare di ricascarci? Non crediamo di essere velleitari ma di fare buona politica se vogliamo dare il nostro contributo per trovare la giusta risposta a questa domanda…

Atteggiamento riformista: vedere anche un solo lato positivo della crisi e rilanciare…..

La performance “media” della Toscana è rappresentata da un alto livello di benessere nel confronto nazionale: insieme a Marche, Emilia Romagna e Veneto si colloca nei gradi alti del ranking degli indicatori di benessere. Ma il confronto con le regioni europee è meno positivo perché è l’Italia che declina, per cui essere tra i primi in Italia non basta più. la Toscana è oltre il 130° posto ad una certa distanza dalle migliori regioni del Nord Europa (Olanda, G.B. e Svezia). Abbiamo una bassa crescita del PIL pro-capite spiegabile con il ridimensionamento della quota di esportazioni, a sua volta dovuto: ad un modello di specializzazione manifatturiera orientato su prodotti a basso contenuto tecnologico, alla debolezza del terziario (specie i servizi privati), ad una dimensione tendenzialmente più elevata di terziario in Toscana che corrisponde, nel tempo e nello spazio, ad una deindustrializzazione. Tutto ciò ha prodotto un rallentamento della produttività complessiva del lavoro e ha dato luogo, sul fronte degli effetti (e ancora più darà luogo in futuro) ad un peggioramento degli standard medi di vita con riduzione in termini relativi del potere d’acquisto delle retribuzioni dei lavoratori, aumento della disuguaglianza intragenerazionale e intergenerazionale che sta producendo grandi difficoltà nelle giovani generazioni.

Da anni, dunque, la Toscana ha interrotto la sua capacità di crescere a ritmi in linea con quelli delle regioni avanzate dell’Europa. Per una regione come la Toscana è invece necessario attestarsi al pari delle migliori regione europee, non rimanere su livelli insoddisfacenti di crescita. Occorre rivedere la struttura economica affrontandola con attenzione in tutti i suoi connotati presenti di forze e debolezze e aprendola a settori nuovi, seppure ricercandoli tra quelli più adatti alla nostra storia e alla nostra identità, che siano più in grado di competere.

Noi, dunque, avremmo avuto comunque bisogno di “dare un colpo di reni”. Il nostro passato ci insegna che nelle fasi difficili ci sono sempre stati grandi partiti e grandi leader, noi diremmo più volentieri “buone classi dirigenti”, in grado di compiere uno “scatto di reni”. Allora diamolo questo colpo di reni, visto che ora ci viene imposto anche dalla crisi.

Il riformismo toscano non si trova impreparato a questo. Valga per tutto citare l’analisi voluta dalla Regione Toscana “Toscana 2020″, la discussione e gli atti del Consiglio Regionale dedicato all’economia del 27 ottobre 2005 e principalmente al contenuto del Programma Regionale di Sviluppo dove l’analisi della situazione fu legata a soluzioni che vedevano principali le parole d’ordine discontinuità, dinamismo e qualità. Così come gli atti di programmazione successivi come il Piano di Indirizzo Territoriale, il Programma Regionale per lo Sviluppo Economico, il Piano Energetico Regionale, il Piano Sanitario Regionale, solo per citarne alcuni.

In Toscana abbiamo solide radici economiche, sociali, culturali, civili. Ma non basta tenerle per come sono con il rischio di continuare a “consumarle”. Occorre riprodurne di nuove partendo dalla modifica di un atteggiamento culturale che ci vede più impegnati a contemplarle che non a riprodurle, a giocarle in avanti per la costruzione di un modello culturale, sociale ed economico di contemporaneità.

Tocca a noi, forza più importante della Toscana, iniziare a proporlo questo modello.

Non farsi impaurire dalla globalizzazione, immobilizzare dalla crisi, ma guardare avanti, mettersi all’opera, unirsi per rilanciare.

E capire dove sta lo snodo. Dovvessi dirlo lo direi così: bravi nella redistribuzione, meno bravi nella crescita. La consapevolezza cioè di avere una grande solidità, capacità di governo, efficienza gestionale nel welfare e nei servizi universalistici, a cominciare dalla sanità, che ci vengono riconosciuti anche dagli avversari. E nello stesso tempo la necessità di una situazione economica che ci impone di mettere un tasso di governo e di azione verso la crescita, cosa nella quale siamo più impreparati anche perchè un fronte sul quale le politiche regionali hanno notevolmente minor responsabilità e impatto di quelle nazionali o europee.

Ma ora dobbiamo volgere lo sguardo alla crescita. Dove crescita non è solo PIL, ma futuro, giovani, immigrati, donne, sapere, attrattività, diffusione della nostra cultura nel mondo e molto altro. E’ espansione, è apertura, è intelligenza, è coraggio, è sentimento. E’ mettere in moto i giovani che hanno tante di queste caratteristiche. Ma non l’abbiamo visto come è bello in questi giorni vederli in movimento per decidere il loro futuro…

Stiamo dicendo cose grandi. Ma questo è il punto. E un po’ anche la maledizione del riformista: dire cose innovative e subito dopo indicare come portarle avanti. Mica facile..

Ecco perchè nel documento indichiamo delle priorità. Io provo a dirle le priorità di questa “modernizzazione pensata” della Toscana alla quale dobbiamo cercare di lavorare. E provo, per ognuna, anziché dilungarmi troppo a descriverle, a citare alcune delle proposte concrete che seguono subito dopo nel documento.


Una Toscana aperta al mondo

E’ il punto di partenza, una “conditio sine qua non”. Se noi non stiamo nel mondo non facciamo quel salto di cui c’è bisogno. E stare nel mondo significa non aver paura della globalizzazione, capire che è solo un atteggiamento provinciale rinchiudersi a beatificare i nostri pregi e che invece serve confrontarci con le migliori esperienze. Significa mobilità dei giovani, significa far circolare i talenti: giovani studenti che vanno e givani studenti che vengono. Significa organizzarci bene per esportare, distribuire all’aestero i nostri prodotti in forma integrata, vuol dire attrarre, fare un grande sforzo per attrarre virtuosi investimenti esteri sul nostro territorio

Più Toscana nel mondo: la nostra regione nelle reti lunghe, una grande offerta di marketing territoriale della Toscana: favorire la promozione, la distribuzione in forma integrata tra i vari settori

Riorganizzare il sistema territoriale della promozione unificando i settori e le strutture presenti a livello provinciale e mettendole in relazione biunivoca con il sistema regionale.

Attrattività delle imprese come punto fondamentale

Favorire i giovani studenti toscani, in particolare quelli che scelgono le materie scientifiche, attrarre talenti, Erasmus per tutti, anche con forme di prestito d’onore, creare una borsa Internet degli alloggi disponibili, anche nel mercato degli affitti, favorendo l’emersione di quelli privati e la mobilità di quelli pubblici

Investire in buona edilizia per i giovani studenti realizzando nelle città universitarie sperimentazioni di edifici ecosostenibili e digitali, progettati da giovani professionisti con concorso internazionale. Riservarne una parte per i giovani talenti provenienti dall’estero


Una nuova e moderna industrializzazione: legare l’esistente e nuovi settori a partire dalle energie rinnovabili

E’ necessario superare la discussione se sia meglio la old economy o i nuovi settori, il manifatturiero o il turismo, la piccola impresa o le multinazionali. In realtà abbiamo bisogno di tutto per costruire una Toscana “completa” o “compiuta”, competitiva per mille motori e non dipendente da un solo settore. Agricolture, turismi, servizi, nicchie d’eccellenza, distretti tradizionali innovati, formazione alta e vasta. Questo significa lavorare ad ampio raggio, sapendo coniugare le diverse opportunità. Una nuova e moderna industrializzazione, intesa dunque nei due sensi: verso i settori tradizionali che sono capaci di immettere innovazione, nuove idee, contenuti legati alla ricerca; verso i settori nuovi, con particolare riferimento alle energie rinnovabili.

Mettere il lavoro al centro della crescita: Impegnare il PD Toscano per ottenere provvedimenti del governo a sostegno dei redditi da lavoro che sono fortemente attaccati dalla crisi, Sostenere i lavoratori in cassa integrazione anche dando copertura ai periodi nei quali non ricevono reddito, Combattere la precarietà e le pratiche occupazionali abusive, Applicare il Patto per i lavoratori atipici

Mettere i Giovani e donne come protagonisti del rilancio dei lavori, Favorire la creazione di imprese di giovani e donne anche attraverso forme di incentivo e di prestito d’onore, attuare il Patto per l’occupazione femminile

Combattere gli incidenti sul lavoro: Lavoro sicuro: 2009 anno della sicurezza – una grande campagna di comunicazione sociale per una crescita della coscienza collettiva della legalità, il rispetto delle regole e l’autocontrollo, patente a punti per le imprese, confermare l’aumento della prevenzione e dei controlli, anche in agricoltura

Per l’economia toscana che abbiamo:

Ottimizzare l’azione politico istituzionale: una forte politica industriale regionale verso la produzione, integrata con i settori dello sviluppo e programmata e gestita con i territorio

La politica industriale, i piani di intervento e gli strumenti per ognuno dei distretti industriali, per ognuna delle filiere produttive, per ogni azienda leader

Ottimizzare gli strumenti: un’unica agenzia regionale per il servizio alle imprese, il traferimento delle risorse, la promozione, il turismo, il credito, l’energia, la ricerca e il trasferimento tecnologico.

E per quella che dobbiamo costruire:

Costruire un’industria delle energie rinnovabili e del risparmio energetico: una priorità

Portare la produzione per mezzo di energie rinnovabili al 50% del fabbisogno di energia elettrica entro il 2020. Per il sistema pubblico entro il 2014, dando vita a una competizione tra enti locali che stimoli a implementare le rinnovabili e premi i più virtuosi, i loro cittadini e le loro imprese.

Mettere in cantiere 3 “eco-quartieri laboratorio” che vivono con tecnologie verdi e tecnologie di comunicazione.

Mettere in gioco la sanità per lo sviluppo: completare il piano degli investimenti nei tempi previsti. Costruire intorno al sistema sanitario una filiera regionale di ricerca e industria nel settore delle biotecnologie,della farmaceutica e delle scienze della vita

Costruire un’industria regionale del turismo e dell’accoglienza sostenibile, innovativa, per l’usufruibilita dei beni culturali e fuor dalle rendite

Sviluppare la filiera ricerca-trasferimento tecnologico-industria e costruire industrie regionali nei settori della logistica, della cantieristica, della meccanica di qualità, del digitale, dell’ICT, della domotica.

Considerare l’agricoltura come fondamentale per lo sviluppo e preziosa per il territorio

Il sapere e la conoscenza come risorsa prima: la Toscana “regione degli studi”

Senza un’iniezione di valore derivante dalla conoscenza non riusciremo a risalire nella scala competitiva. Non scommettiamo sulla curva bassa dello sviluppo, sul taglio dei costi, seppure sia un problema da non ignorare, su qualunque forma di dumping. Vinciamo con la qualità, che viene dal sapere diffuso, dinamico, concreto. Occorre fare della Toscana “la Regione degli studi”, non far scappare all’estero i nostri talenti, investire sulla ricerca, diffondere ovunque banda larga e open source, arrivare realmente all’obiettivo”un computer per tutti” come sfida di una conoscenza allargata.

Le Università insieme: un “polo regionale” di alta formazione e ricerca incentrato sulle strutture di formazione e ricerca esistente

Un sapere di eccellenza: definire e perseguire uno standard di eccellenza come criterio per il sostegno pubblico alla diffusione del sapere, della ricerca e del trasferimento tecnologico

Mettere a disposizione il sapere al “saper fare”: unificare a livello di area vasta il sistema territoriale della ricerca e del trasferimento tecnologico, con le università come riferimento


Investire sulla contemporaneità, tenere insieme dinamismo e qualità

Dinamismo e qualità sono obbligatoriamente collegati, non si può scegliere tra l’uno e l’altra. Solo un dinamismo nuovo e duraturo ci garantirà il mantenimento della qualità della vita che c’è nei nostri territori, combattendo la rendita (tutte le rendite, nessuna esclusa), vincendo pigrizie sociali, appagamenti, corporativismi e comprendendo tutte le possibilità che abbiamo. Investire, in questo senso, sulla contemporaneità, a cominciare dalla necessità di dare più concretezza ad un’azione di contrasto al declino demografico e alla necessità di rileggere e qualificare in chiave contemporanea i luoghi e i paesaggi. Solo una direzione di qualità culturale, ambientale, sociale, perfino morale può dare un senso ad una fase dinamica, può darle valore ed utilità piena. Dobbiamo essere una comunità regionale che non è per la decrescita né per la crescita lenta, ma che invece lega alla crescita il futuro delle nostre conquiste, ma non a qualunque crescita. La cifra della crescita e dello sviluppo in Toscana è la sua “qualità totale”! Il territorio è il fattore dello sviluppo.

Un progetto “Contemporaneità Toscana”: il bello contemporaneo come nuova armonia del paesaggio, favorire la costruzione di quartieri modello di alto valore progettuale e formale privilegiando la ristrutturazione di aree degradate e periferie

Sperimentare modelli di casa sostenibile, di azienda sostenibile, nuove forme di viabilità più eco-sostenibili

Praticare il risparmio energetico, diffonderne la cultura e favorirne la diffusione e l’informazione per cittadini e imprese, sperimentare e incentivare il certificato di garanzia ecologica per le nuove abitazioni e per le ristrutturazioni

Gestire il patrimonio culturale come leva di formazione e conoscenza e come leva di eccoglienza turistica e di una nuova economia della cultura


La coesione sociale come motore e un nuovo patto tra le generazioni

Una “coesione sociale” in senso lato, intesa come capacità di tenere insieme tutti gli strati popolari, ma anche le istituzioni, i territori, la stessa politica. Non possiamo perdere nessuno per strada, dobbiamo tutelare i più deboli e gli emarginati, essere inclusivi e non escludenti perché la giustizia sociale non è una palla al piede dello sviluppo, ma al contrario un elemento di forza. Dobbiamo puntare sulla coesione sociale, rafforzandola e sviluppandola ancora, ossia riorganizzare il welfare intorno alle sue priorità ed in modo più efficace, a cominciare dal tema complesso dell’immigrazione e dall’impoverimento diffuso che si sta manifestando. Coesione sociale significa anche un nuovo patto tra le generazioni. Il nostro sistema sociale, questo fiore all’occhiello delle politiche toscane, rischia di incrinarsi per effetto della crisi demografica in atto. Nella nostra regione la qualità della vita è alta e dunque si vive a lungo. Il numero degli anziani è in crescita, una crescita inversamente proporzionale alle nascite. Un sistema sociale è fondato sull’equilibrio tra le generazioni. I giovani, attraverso il loro lavoro contribuiscono alla ricchezza dello Stato che a sua volta va ad incidere su servizi e pensioni. Se, a fronte di una aumento del numero della popolazione anziana e dunque di una sempre maggiore richiesta di servizi e necessità non consegue una crescita delle “nuove forze” della società, una loro stabilità lavorativa, familiare e quindi una possibilità di fare figli e produrre ricchezza, il sistema potrebbe non reggere più. E’ necessaria la selezione di alcune politiche chiare sul lavoro, la famiglia, la casa che siano sostenute trasversalmente dalle varie fasce della popolazione perché su tutte vanno ad incidere. Le politiche per il mondo giovanile avranno ricadute anche su una vita più dignitosa per la popolazione anziana e dunque garantiranno a tutti un futuro migliore. Per queste ragioni è necessario un nuovo patto tra generazioni.

Mantenere l’eccellenza in sanità

Ogni persona non-autosufficiente una risposta: fondo per la non-autosufficienza

Costruire azioni per non isolare gli anziani dal contesto sociale e sperimentare la casa ideale per gli anziani: almeno un caso pilota per ogni Asl

Immigrazione: consenso o difesa dei valori, ideologizzazione o governo, problema o risorsa?

Governare l’immigrazione: un patto tra cittadini, un codice della convivenza

Governare l’immigrazione: integrazione come punto fermo, anche attraverso la pianificazione di interventi urbanistici ed amministrativi che evitino la separazione di parti di città

Immigrazione: aprire una stagione eccezionale di approfondimento e studio per dare risposta alla complessità dei problemi, mettere in gioco i migliori saperi, affrontare il tema in modo trasversale e giungere a buone pratiche di governo

Partecipazione per governare: tante persone, un progetto, un eletto che attua, molti che partecipano e verificano attraverso la politica e i nuovi strumenti di partecipazione.

Diritti e doveri uguali per tutti: un voto agli stranieri residenti

Sicurezza: azioni e soluzioni

Dieci azioni per le nostre città:

1. Assumere la sicurezza come un obiettivo della progettazione urbana, coinvolgendo in un progetto pluridisciplinare gli attori delle politiche per la sicurezza, i residenti e gli utilizzatori degli spazi delle città.

2. Evitare modelli di sviluppo urbano basati sulla creazione di zone più sicure e protette rispetto al mondo esterno, perché generano esclusione.

3. Pensare allo sviluppo urbano come ad una maglia continua con un chiaro disegno degli spazi pubblici.

4. Fornire alloggi diversificati nello stesso quartiere; attrarre persone di diversi gruppi, garantendo un mix socio-economico necessario ad evitare la creazione di aree socialmente segregate.

5. Rafforzare il senso di identificazione e appartenenza dei cittadini al proprio luogo di nascita o di residenza, con progetti di valorizzazione delle tradizioni e della storia locale che coinvolgano anche i cittadini stranieri.

6. Vedere la città con gli occhi dei più deboli: illuminare,accessi ai parcheggi e alle fermate degli autobus dotate di sistemi di allarme immediato, creare percorsi protetti nelle zone a rischio (stazioni, ospedali, periferie); privilegiare le indicazioni e l’orientamento dei pedoni anche con elementi visivi che rendano più leggibili i percorsi urbani più a rischio; aumentare i percorsi ciclabili e le strade a percorrenza mista (auto, biciclette e pedoni) che presentano maggiore densità di utilizzo e quindi maggior controllo.

7. Prevenire e risarcire le vittime: numeri verdi antitruffa, assicurazione per gli anziani vittime di furti in casa, contributi per l’installazione di sistemi di allarme.

8. Conoscere il territorio, partecipare alla sua sicurezza: forum permanenti di quartiere che monitorano l’emergere di situazioni a rischio, la necessità di riqualificazione di spazi a verde, l’accessibilità dei luoghi di incontro, la cura dei giochi per i bambini, l’illuminazione, punto di ascolto per gli anziani.

9. I giovani, sicuri nelle scuole e guardiani del proprio territorio: educazione alla legalità e al volontariato sociale, sanzioni più ferme per gli episodi di “bullismo” che coinvolgano non solo il singolo, ma la famiglia e il gruppo di “pari” al quale appartiene; uno spazio under 30 in ogni comune collocato nel cuore delle città, luoghi dello sport e della creatività anche in periferia, favorendo un controllo spontaneo di aree a bassa fruizione.

10. Una convenzione per la sicurezza: tavolo permanente tra enti locali, forze dell’ordine, polizia municipale, corpi di vigilanza privati, soggetti che operano nella prevenzione sociale, che allochi in modo efficiente risorse umane ed economiche.


Unire la Toscana

Abbattere ogni tipo di frammentazione, modernizzare l’azione pubblica e renderla più efficiente, assumere a tutti i livelli il paradigma del “fare sistema” non come sterile e oramai fiacca evocazione, ma come passione ed azione quotidiana. Qualificare molto la governance: Aree vaste, riforme istituzionali, Polo Universitario Unico, Nuova concertazione; puntare sulla partecipazione e sul dialogo, ovviamente al fine di decidere non di limitarsi ad enunciamenti; “fare sistema” in tutti i settori e da parte di tutti i soggetti, mettendo da parte gelosie e municipalismi superati; organizzando una vera ed efficace governance istituzionale, una concertazione produttiva, una capacità di tutta la Toscana di relazionarsi insieme con i livelli “superiori”: il Governo, il Parlamento, l’Europa, il Mondo. Non è più possibile per i vari soggetti in campo andare ognuno in ordine sparso.

Proporre una sfida alle rappresentanze sociali: rilanciare insieme la concertazione per innalzare i contenuti, avere una maggiore efficacia d’insieme e responsabilizzare il sistema per la crescita.

Entro il 2012 realizzare una sola azienda almeno regionale per ognuno dei servizi pubblici acqua, rifiuti, gas e accorpare la proprietà pubblica in una unica struttura almeno regionale.

Integrare il trasporto pubblico locale e quello ferroviario in modo da costituire un reale servizio competitivo di mobilità urbana ed extraurbana regionale

Riguadagnare la fiducia dei cittadini nella gestione dei servizi, delle reti e delle risorse: un ruolo forte di garanzia dei cittadini e delle istituzioni al regolatore pubblico. Coinvolgere la società toscana creando strumenti di valutazione certa e indipendente di tutti i servizi pubblici, ivi compresa l’amministrazione

Creare nelle aree vaste sistemi di mobilità efficaci per i cittadini e le merci, ad iniziare dall’area vasta fiorentina e dalla possibilità di realizzare una metropolitana di superficie tra FI, PO e PT

Combattere la penalizzazione sulle finanze locali sistematicamente attuata nei confronti degli Enti Locali da parte del governo centrale e per modificare sostanzialmente il patto di stabilità

Accettare la sfida del Federalismo Fiscale: la Toscana definisca una sua proposta

Definire entro un anno le riforme istituzionali utili alla Toscana: adeguare i livelli istituzionali alle necessarie scale di governo

Pianificare a livello di area vasta: coodinare i piani per area vasta superando le logiche dei confini geografici

Favorire la costruzione di un sistema aeroportuale regionale con la rapida integrazione funzionale degli scali di Firenze e Pisa e facilitare la gestione unitaria

Integrare gli aeroporti, i porti e gli interporti regionali

Entro il 2010 reti ad alta velocità di trasmissione dati su tutto il territorio regionale

Insieme vale doppio: incentivare, attraverso finanziamenti ponderati, i progetti che coinvolgono più comuni, più enti, più azie


Il fare come priorità: semplificare, infrastrutturare, velocizzare gli investimenti

Occorre sfruttare le migliori competenze chiarendo i ruoli e definendo le responsabilità in una logica “del dare” tra soggetti, anziché “del prendere”. Gli investimenti previsti non possono più attendere e accanto a questi occorre mettere in campo una serie di nuovi che scaturiscano da un concetto rinnovato di relazioni e partnership sociali: il vecchio metodo dell’investimento pubblico finanziato dal pubblico non può più essere il solo praticabile. Rendere la vita facile a imprese e persone libera energie e risorse che non possiamo tenere compresse. E’ anche il modo per essere terra amica e facile per tutti, e dunque ancora maggiormente appetibile al mondo.

Realizzare le infrastrutture necessarie (porti, aeroporti, ferrovie, interporti, strade di grande comunicazione).

La capacità di attrazione della Toscana dipende in gran parte dalla qualità delle sue infrastrutture portuali e aeroportuali. E’ percio vitale l’infrastrutturazione della Toscana per consentire di raggiungere gli obiettivi della sua modernizzazione.

Gli investimenti in itinere per le infrastrutture, la logistica, la viabilità e i trasporti nella nostra regione rappresentano una mole notevole. Gli investimenti in infrastrutture (computando le risorse FAS, FESR e gli stanziamenti regionali ed esclusi gli investimenti privati e statali attivati in particolare sulle grandi opere) sono praticamente triplicati dal 2002 al 2007, diventando la prima voce di spesa per investimenti del bilancio regionale.

Questo è il risultato di una scelta strategica volta a perseguire 2 grandi obiettivi: 500mila passeggeri al giorno sui treni regionali; lo sviluppo della piattaforma logistica toscana. La scelta è dunque un sistema integrato di mobilità, di trasporto e di logistica per realizzare servizi avanzati nella gestione, nel trattamento e nella trasformazione delle merci. La previsione di bilancio indica che fino al 2013 la Toscana investirà 300 milioni di euro l’anno per questi obiettivi, aumentando il totale annuale grazie all’utilizzo del 20% del totale dei fondi FESR proprio per questa voce (dai 67 milioni spesi tra il 2000 e il 2006 si passa ai 187 previsti per il periodo 2007-2013). Nel 2008 il totale per questa voce risulta superiore ai 300 milioni di Euro e, se mantenuta la capacità di spesa, rimarrà su quella cifra fino al 2013.

I principali interventi infrastrutturali in programma nella regione (che ricomprendono tra gli altri interventi finanziati, con fondi statali, regionali e privati, interventi realizzati e opere ancora da finanziare) prospettano un volume di investimenti pari a quasi 18 miliardi di euro.

Essi sono: Tratta AV Fi-Bologna (3.500); Nodo ferroviario AC/AV + interventi connessi (1.600); Interventi ferroviari vari (1.200); Terza corsia Barberino-Incisa (1.463); Variante di Valico – tratto toscano (1.100); Corridoio Tirrenico (3.300); E78 – Completamento SI-GR + ulteriori interventi (980); FIPILI – Messa in sicurezza ed adeguamento (148); Bretella Signa-Prato (243); Viabilità regionale – 1450 km (765); Porti, interporti e aeroporti (200); Darsena Europa porto di Livorno (500); Linea ferroviaria Pistoia-Lucca (234); Pontremolese (2.250); Valichi appenninici (330); Collegamenti ferroviari area Pisa-Livorno (140) per un totale di 17.900 milioni di euro.

Concludere la costruzione dei termovalorizzatori entro il 2012

Estendere la raccolta differenziata “porta a porta” su tutto il territorio regionale entro il 2012 ed implementare parallelamente la necessaria infrastrutturazione per il riuso del rifiuto differenziato

Realizzare le grandi opere per la captazione, distribuzione e depurazione delle acque entro il 2015 e sburocratizzazione degli atti necessari per gli interventi

Realizzare un piano, aperto al privato e allo strumento del project financing, per accrescere offerta e qualità dell’edilizia popolare, in particolare per i giovani

Un grande piano per l’edilizia scolastica e di adeguamento tecnologico, in particolar modo per la scuola secondaria, con il contributo del privato e del project financing

Definire entro l’anno un’efficace riforma regionale delle procedure: snellimento, sburocratizzazione, celerità nei tempi e trasparenza per l’avvio di nuove imprese

Sviluppare aree sperimentali “full digital” per il supportare interi processi di filiera con servizi digitali

50 giovani di talento a disposizione della PA

Sperimentare sanzioni se non vengono rispettati tempi di risposta certi da parte della PA

Qualità normativa: proseguire nella revisione legislativa basata sui testi unici e sulla diminuzione e trasparenza delle regole

Unificare i regolamenti degli Enti locali

Ditecelo voi: aprire una consultazione di cittadini e aziende sul web per segnalare criticità e inefficienze della PA


Infine. L’ultima sezione del documento è dedicata al partito. Credo sarà oggetto della discussione tra noi. Voglio dire tre sole cose.

La prima è che se abbiamo fatto questa conferenza e intendiamo darle credibilità è opportuno seguire l’invito che viene fatto in questa sezione di far oggetto queste linee programmatiche del programma dei nostri candidati.

La seconda riguarda la proposta di legge elettorale regionale. Occorre andare avanti con determinazio perchè lo scenario non è positivo: tutti dicono di volerla, ma nessuno fa niente per andare avanti con decisione eccetto noi……..

La terza è di tipo metodologico. Oggi e domani ci confronteremo. Usciranno tanti contributi che non vanno dispersi. Proporrei di ripartire subito dopo la conferenza, insieme ai territori, a chi vorrà continuare a contribuire, per continuare a lavorare sul documento e farlo essere uno strumento in itinere che cresce anche del contributo dei documenti delle conferenze territoriali che ci sono già state e che ci saranno.

Consentitemi di ringraziare chi ha contribuito ha questo documento, le tante persone con cui mi sono confrontato e che hanno dato suggerimenti preziosi, in modo particolare Alfredo De Girolamo ed il lavoro che la commissione manifesto aveva prodotto, che è e rimarra nel patrimonio

Scusatemi infine se concludo il mio intervento con un pensiero. Forse sono fuori tema, o forse è alla base di tutto. Sarei più per la seconda. Certamente non lo faccio con retorica, lo faccio perchè sennò sto male. Ieri è morto a Potenza Gerald Meta, aveva 22 anni, ed era residente vicino a Teramo. Suo padre era con lui e l’ha visto morire schiacciato da una gru. E’ l’ultimo di una lunga serie di persone che muoiono sul lavoro. Era albanese. Era un operaio. Contribuiva con uno dei mestieri più nobili al mondo alla crescita e al futuro di questo Paese.

 

Domani Accadrà – Documento Programmatico

About Vittorio Bugli

Assessore alla Presidenza della Regione Toscana

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One Response to “Domani Accadrà”: Prima Conferenza Programmatica del PD della Toscana

  1. Paolo Baragli 10 novembre 2008 at 12:01 #

    Caro Vittorio
    ho letto i tuoi appunti e devo dire che sono spunti ottimi, come sempre chi sa fare politica ha grandi doti oratorie (un pò meno capacità di sintesi). Purtroppo non è più il momento di parlare per massimi sistemi, purtroppo è il momento di entrare nel merito dei problemi. Un esempio? La pubblica amministrazione: sai cos’è Provincia Sviluppo? E’ una società parallela alla provincia di Livorno che assume precari che poi sono impiegati nella provincia a fare il lavoro che dovrebbero fare i dipendenti a tempo inderterminato. Ovviamente Provincia e Sviluppo ha a sua volta dei dipendenti, percui la provincia, oltre a pagare indirettamente gli stipendi dei precari, paga anche i dipendenti di questa società. I precari assunti da Provincia Sviluppo sono sottopagati, con contratti allucinanti (laureati con contratti del commercio, si da addetto alle vendite) e devono, nella maggior parte dei casi, sopperire a carenze organiche in parte senz’altro reali ma in parte virtuali di dipendenti che sono lì ma non ci sono (parlo con cognizione di causa). E credo che la stessa situazione ci sia in altre provincie ed in regione giusto? Sarà mica forse il caso di fare della meritocrazia anche un elemento discriminante (magari la parola meritocrazia iniziamo ad applicarla, e non solo ad usarla come parola)? Caro Vittorio fra tutte le bellissime cose mi sorge spontanea una domanda: le provincie cosa ci stanno a fare? Prova un pò a vedere il numero dei consiglieri provinciali e degli assessori in tutta la Toscana e poi dimmi se le competenze che svolgono le provincie non potrebbero essere svolte tranquillamente (e con maggior risparmio) direttamente dalla regione? Il corpo di polizia provinciale cosa ci stà a fare? Cosa fa in più che non potrebbe essere fatto da altri? Credimi non è più il momento di parlarsi addosso, anche se certo questa 2 giorni pratese è solo un preliminare e poi si dovrà entrare nello specifico. Tu parli di un polo universitario unico, che significa? Perchè nello specifico la situazione universitaria toscana è un pò come dire, inusuale. Prima di parlare di polo universitario unico bisognerà ridurre le sedi non credi? In Toscana, oltre a Pisa, Firenze e Siena, sono sedi di corsi universitari: Prato, Livorno, Grosseto, Lucca, Arezzo, Empoli, Viareggio (e di sicuro mi sarà sfuggita qualche altra sede). Conosco la realtà estera dell’università e posso dirti che questa della Toscana (di tutta l’Italia, ma stiamo parlando di Toscana) è semplicemente una situazione ridicola.
    Ho votato alle primarie costitutive e sono tesserato del PD e spero che il partito in cui credo sappia dimostrarmi di saper affrontare e risolvere i problemi. Purtroppo su tante questioni non si può più non fare niente (o parlare e basta) perchè questo governo ce l’abbiamo messo noi della sinistra, con il nostro immobilismo e la nostra passione di parlarci addosso.
    Grazie per l’attenzione
    Paolo Baragli

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