Per la Toscana: 90 Proposte

Una “modernizzazione pensata” della Toscana

La grande crisi che si è presentata in modo così drammatico conferisce un contesto particolare alla risposta da dare, che si esplica in due fondamentali questioni.

La prima è ovvia: occorre rivedere il tutto alla luce della situazione e dedicare tutta l’attenzione possibile alla crisi ed al suo riverbero che rischia di modificare profondamente e negativamente la vita della comunità toscana. Sapendo che il campo su cui ci possiamo muovere è ristretto e che non esistono ricette magiche ma solo scelte da attivare concretamente e attentamente.

La seconda questione è che in questa fase storica nella quale tutti appariamo “nudi” nei confronti della situazione, dobbiamo provare a sfruttare favorevolmente ogni spazio che si produce per accelerare e rafforzare le intelligenze, i sentimenti e l’impegno di tutta la comunità toscana per compiere davvero quel “colpo di reni” che sarebbe stato comunque necessario al di là della crisi internazionale e che ora diviene indispensabile agli occhi di tutti.

La performance “media” della Toscana è rappresentata da un alto livello di benessere nel confronto nazionale: insieme a Marche, Emilia Romagna e Veneto si colloca nei gradi alti del ranking degli indicatori di benessere. Ma il confronto con le regioni europee è meno positivo perchè è l’Italia che declina, per cui essere tra i primi in Italia non basta più. la Toscana è oltre il 130° posto ad una certa distanza dalle migliori regioni del Nord Europa (Olanda, G.B. e Svezia). Abbiamo una bassa crescita del PIL pro-capite con una evoluzione in prospettiva non positiva poiché la Toscana non converge nel lungo periodo verso le regioni a più alto livello di PIL del paese. Per converso, la nostra regione ha manifestato le maggiori difficoltà proprio nel periodo di maggiore espansione dell’economia italiana dimostrando l’esistenza di problemi strutturali non legati al ciclo. La bassa crescita è in gran parte spiegabile con il ridimensionamento della quota di esportazioni, a sua volta dovuto: ad un modello di specializzazione manifatturiera orientato su prodotti a basso contenuto tecnologico, alla debolezza del terziario (specie i servizi privati), ad una dimensione tendenzialmente più elevata di terziario in Toscana che corrisponde, nel tempo e nello spazio, ad una deindustrializzazione. Tutto ciò ha prodotto un rallentamento della produttività complessiva del lavoro e ha dato luogo, sul fronte degli effetti (e ancora più darà luogo in futuro) ad un peggioramento degli standard medi di vita con riduzione in termini relativi del potere d’acquisto delle retribuzioni dei lavoratori, aumento della disuguaglianza intragenerazionale e intergenerazionale che sta producendo grandi difficoltà nelle giovani generazioni.

Da anni, dunque, la Toscana ha interrotto la sua capacità di crescere a ritmi in linea con quelli delle regioni avanzate dell’Europa. Per una regione come la Toscana è invece necessario attestarsi al pari delle migliori regione europee, non rimanere su livelli insoddisfacenti di crescita. Non si tratta di problemi congiunturali, più presenti tra l’altro, specialmente adesso, con questa crisi in atto. Occorre rivedere la struttura economica affrontandola con attenzione in tutti i suoi connotati presenti di forze e debolezze e aprendola a settori nuovi, seppure ricercandoli tra quelli più adatti alla nostra storia e alla nostra identità, che siano più in grado di competere.

Il riformismo toscano non si trova impreparato in questo tipo di analisi e nell’impostazione delle risposte. Non è impreparato sull’analisi di queste condizioni oggettive della nostra regione (valga per tutto lo studio “Toscana 2020”) è non è impreparato sull’individuazione delle risposte, molte delle quali sono inquadrate nel Piano di Sviluppo regionale e negli altri recenti strumenti di programmazione che hanno rappresentato l’dea di mettere in campo una discontinuità e la necessità di introdurre un tasso alto di qualità e dinamismo nel sistema.

Adesso dobbiamo attuare quello “scatto” che è richiesto, renderci protagonisti attivi e virtuosi del passaggio di fase a cui siamo chiamati, consapevoli che gli strumenti e le risorse a disposizione sono scarsi, ma che non per questo possiamo permetterci di rimanere passivi.

La Toscana ha le condizioni per farlo nel migliore dei modi perchè ha solide le radici su cui basare questo ragionamento. Ha radici forti nella società sia economiche che sociali e civili. Ha le basi del buon governo che ci vengono riconosciute anche dagli avversari.

Ma queste oggi non bastano. Il rischio è che si arrivi a continuare a “consumarle” senza riprodurre nuovi elementi di arricchimento della società. D’altronde emerge con forza anche il fattore culturale nelle nostre difficoltà. Occorre trovare la nostra declinazione ad una decisa ricerca di modernizzazione. Occorre, in breve, un’opera di ricostruzione di un modello contemporaneo che ci lanci decisamente verso il futuro. Non possiamo restare statici. Non dobbiamo rincorrere passivamente modelli vuoti e pericolosi di “modernità di carta”.

Il PD ha la responsabilità fondamentale in una regione dove è di gran lunga la forza politica più importante. E’ per questo che occorre decidere. Decidere, selezionare, unire e proporre con dinamismo una “modernizzazione pensata” della Toscana. La situazione ce lo impone. Spetta a noi il compito di indicare l’idea di Toscana del futuro.

Dobbiamo esprimere le basi di questa idea, indicare quale modernizzazione vogliamo. Una modernizzazione che sia all’altezza di stare sui mercati, che rompa quelle che sono le inefficienze strutturali del sistema economico. Una modernizzazione che sia però anche in grado di valorizzare la nostra entità di terra con grandi patrimoni ambientali e culturali da rafforzare ed ampliare, di grandi patrimoni sociali da non disperdere, di terra dove il lavoro torni ad essere culturalmente e praticamente nobile. Una modernizzazione che faccia “esplodere” il nostro connotato di terra di sapere, di talenti e di tolleranza. Una grande missione. Una missione che è quella di chi non ha mai apprezzato quel castello di carta che ora è miseramente crollato con la crisi finanziaria e che deve diventare la missione di chi crede in qualcosa di diverso, di chi vuole stare con noi in questa sfida per tentare di raggiungerlo, sia esso imprenditore, lavoratore, studente, pensionato.

Questa è la missione di chi crede in un territorio creativo, amico e facile per tutti. Una Toscana buona, rampante, semplice da vivere, ma che deve esserlo “per tutti”, non solo per qualcuno. Sicuramente i temi delle infrastrutture, della semplificazione, del credito accessibile e tutto quanto aiuti le imprese, ma anche scelte concrete per i disabili, gli operai dei cantieri insicuri, gli immigrati, gli anziani, le famiglie in difficoltà, per chi vive in periferie scostanti. Insomma, la Toscana come terra-comunità che è capace di trovare una soluzione per tutte le domande giuste che le vengono poste, con senso di umanità, senza odiosi e tortuosi accanimenti burocratici, in modo semplice ed intelligente, con il sorriso sulle labbra.

E’ una grande sfida che rappresenta un cambiamento d’epoca perchè si pone a una regione che fa della capacità di redistribuzione, della qualità dei servizi sanitari, sociali e scolastici, il governo del territorio, il suo fiore all’occhiello, la cifra delle sue capacità di governo e del suo benessere. Un valore riconosciuto anche dagli avversari. Ma che ora si trova a dover fare delle scelte inevitabili su un fronte nuovo: quello della crescita. Un fronte rispetto al quale ha oggettivamente meno armi. Un fronte da aggredire senza perdere nulla delle sue conquiste di welfare, sanità, sociale. Un fronte reso ancora più difficile in presenza dei tagli che vengono dal governo su sanità, sociale, sapere.

In questo senso possiamo dire di essere ad un passaggio epocale che potrà essere superato positivamente se la Toscana saprà tirar fuori tutte le sue virtù, in modo intelligente, responsabile e coeso, come sa fare quando si trova di fronte a sfide alte. E questa è una sfida che dobbiamo vincere.

Proviamo a declinare quelle che sono le principali linee di questo progetto a cui far seguire delle proposte concrete.


Una Toscana aperta al mondo

E’ il punto di partenza, una “conditio sine qua non”. Vuol dire stare dentro i grandi processi globali e non in modo passivo: non limitarsi a contare quanti prodotti esportiamo e quanti turisti internazionali accogliamo (vecchia concezione dell’internazionalizzazione), superare il provincialismo, dialogare con tutti i continenti ed imparare a cooperare con tutti, ospitare gli studenti più bravi del mondo, e poi attrarre, attrarre e ancora attrarre. Significa sostenere la Toscana che si collega con il mondo attraverso joint-ventures, cooperazioni, ecc., incentivare unapromozione unificata ed efficace in tutte le direzioni, della Toscana storica e di quella moderna, in modo da sviluppare sempre più la nostra attrattività, fattore fondamentale di crescita e sviluppo.


Una nuova e moderna industrializzazione: legare l’esistente e nuovi settori a partire dalle energie rinnovabili

E’ necessario superare la discussione se sia meglio la old economy o i nuovi settori, il manifatturiero o il turismo, la piccola impresa o le multinazionali. In realtà abbiamo bisogno di tutto per costruire una Toscana “completa” o “compiuta”, competitiva per mille motori e non dipendente da un solo settore. Agricolture, turismi, servizi, nicchie d’eccellenza, distretti tradizionali innovati, formazione alta e vasta. Questo significa lavorare ad ampio raggio, sapendo coniugare le diverse opportunità. Una nuova e moderna industrializzazione, intesa dunque nei due sensi: verso i settori tradizionali che sono capaci di immettere innovazione, nuove idee, contenuti legati alla ricerca; verso i settori nuovi, con particolare riferimento alle energie rinnovabili.


Il sapere e la conoscenza come risorsa prima: la Toscana “regione degli studi”

Senza un’iniezione di valore derivante dalla conoscenza non riusciremo a risalire nella scala competitiva. Non scommettiamo sulla curva bassa dello sviluppo, sul taglio dei costi, seppure sia un problema da non ignorare, su qualunque forma di dumping. Vinciamo con la qualità, che viene dal sapere diffuso, dinamico, concreto. Occorre fare della Toscana “la Regione degli studi”, non far scappare all’estero i nostri talenti, investire sulla ricerca, diffondere ovunque banda larga e open source, arrivare realmente all’obiettivo“un computer per tutti” come sfida di una conoscenza allargata.


Investire sulla contemporaneità, tenere insieme dinamismo e qualità

Dinamismo e qualità sono obbligatoriamente collegati, non si può scegliere tra l’uno e l’altra. Solo un dinamismo nuovo e duraturo ci garantirà il mantenimento della qualità della vita che c’è nei nostri territori, combattendo la rendita (tutte le rendite, nessuna esclusa), vincendo pigrizie sociali, appagamenti, corporativismi e comprendendo tutte le possibilità che abbiamo. Investire, in questo senso, sulla contemporaneità, a cominciare dalla necessità di dare più concretezza ad un’azione di contrasto al declino demografico e alla necessità di rileggere e qualificare in chiave contemporanea i luoghi e i paesaggi. Solo una direzione di qualità culturale, ambientale, sociale, perfino morale può dare un senso ad una fase dinamica, può darle valore ed utilità piena. Dobbiamo essere una comunità regionale che non è per la decrescita né per la crescita lenta, ma che invece lega alla crescita il futuro delle nostre conquiste, ma non a qualunque crescita. La cifra della crescita e dello sviluppo in Toscana è la sua “qualità totale”! Il territorio è il fattore dello sviluppo.


La coesione sociale come motore e un nuovo patto tra le generazioni

Una “coesione sociale” in senso lato, intesa come capacità di tenere insieme tutti gli strati popolari, ma anche le istituzioni, i territori, la stessa politica. Non possiamo perdere nessuno per strada, dobbiamo tutelare i più deboli e gli emarginati, essere inclusivi e non escludenti perchè la giustizia sociale non è una palla al piede dello sviluppo, ma al contrario un elemento di forza. Dobbiamo puntare sulla coesione sociale, rafforzandola e sviluppandola ancora, ossia riorganizzare il welfare intorno alle sue priorità ed in modo più efficace, a cominciare dal tema complesso dell’immigrazione e dall’impoverimento diffuso che si sta manifestando. Coesione sociale significa anche un nuovo patto tra le generazioni. Il nostro sistema sociale, questo fiore all’occhiello delle politiche toscane, rischia di incrinarsi per effetto della crisi demografica in atto. Nella nostra regione la qualità della vita è alta e dunque si vive a lungo. Il numero degli anziani è in crescita, una crescita inversamente proporzionale alle nascite. Un sistema sociale è fondato sull’equilibrio tra le generazioni. I giovani, attraverso il loro lavoro contribuiscono alla ricchezza dello Stato che a sua volta va ad incidere su servizi e pensioni. Se, a fronte di una aumento del numero della popolazione anziana e dunque di una sempre maggiore richiesta di servizi e necessità non consegue una crescita delle “nuove forze” della società, una loro stabilità lavorativa, familiare e quindi una possibilità di fare figli e produrre ricchezza, il sistema potrebbe non reggere più. E’ necessaria la selezione di alcune politiche chiare sul lavoro, la famiglia, la casa che siano sostenute trasversalmente dalle varie fasce della popolazione perché su tutte vanno ad incidere. Le politiche per il mondo giovanile avranno ricadute anche su una vita più dignitosa per la popolazione anziana e dunque garantiranno a tutti un futuro migliore. Per queste ragioni è necessario un nuovo patto tra generazioni.


Unire la Toscana

Abbattere ogni tipo di frammentazione, modernizzare l’azione pubblica e renderla più efficiente, assumere a tutti i livelli il paradigma del “fare sistema” non come sterile e oramai fiacca evocazione, ma come passione ed azione quotidiana. Qualificare molto la governance: Aree vaste, riforme istituzionali, Polo Universitario Unico, Nuova concertazione; puntare sulla partecipazione e sul dialogo, ovviamente al fine di decidere non di limitarsi ad enunciamenti; “fare sistema” in tutti i settori e da parte di tutti i soggetti, mettendo da parte gelosie e municipalismi superati; organizzando una vera ed efficace governance istituzionale, una concertazione produttiva, una capacità di tutta la Toscana di relazionarsi insieme con i livelli “superiori”: il Governo, il Parlamento, l’Europa, il Mondo. Non è più possibile per i vari soggetti in campo andare ognuno in ordine sparso.


Il fare come priorità: semplificare, infrastrutturare, velocizzare gli investimenti

Occorre sfruttare le migliori competenze chiarendo i ruoli e definendo le responsabilità in una logica “del dare” tra soggetti, anziché “del prendere”. Gli investimenti previsti non possono più attendere e accanto a questi occorre mettere in campo una serie di nuovi che scaturiscano da un concetto rinnovato di relazioni e partnership sociali: il vecchio metodo dell’investimento pubblico finanziato dal pubblico non può più essere il solo praticabile. Rendere la vita facile a imprese e persone libera energie e risorse che non possiamo tenere compresse. E’ anche il modo per essere terra amica e facile per tutti, e dunque ancora maggiormente appetibile al mondo.


 

90 Punti per la Toscana

 

A. Proposte per la crescita, il lavoro e la competitività – No a uno sviluppo di “carta”: il lavoro al centro della crescita

1. Impegnare il PD Toscano per ottenere provvedimenti del governo a sostegno dei redditi da lavoro che sono fortemente attaccati dalla crisi

2. Sostenere i lavoratori in cassa integrazione anche dando copertura ai periodi nei quali non ricevono reddito

3. Combattere la precarietà e le pratiche occupazionali abusive

4. Applicare il Patto per i lavoratori atipici: qualificare ogni forma di occupazione e aggiornare il lavoro per tutta la vita; considerare la formazione di tutti i soggetti in cerca di occupazione come attività a cui riconoscere un valore, favorire la stabilizzazione e continuare a sostenere la garanzia per l’accesso al credito per i lavoratori a tempo determinato

5. Giovani e donne protagonisti del rilancio dei lavori: un osservatorio su imprese ed enti pubblici su differenze di età, sesso e paese di provenienza degli occupati.

6. Favorire la creazione di imprese di giovani e donne anche attraverso forme di incentivo e di prestito d’onore

7. Donne protagoniste nel rilancio dei lavori: attuare il Patto per l’occupazione femminile

8. Lavoro sicuro – una grande campagna di comunicazione sociale per una crescita della coscienza collettiva della legalità, il rispetto delle regole e l’autocontrollo

9. Lavoro sicuro: patente a punti per le imprese, confermare l’aumento della prevenzione e dei controlli, anche in agricoltura

 

B. Proposte per la crescita, il lavoro e la competitività – Il sapere per la crescita

10. Le Università insieme: un “polo regionale” di alta formazione e ricerca incentrato sulle strutture di formazione e ricerca esistenti

11. Un sapere di eccellenza: definire e perseguire uno standard di eccellenza come criterio per il sostegno pubblico alla diffusione del sapere, della ricerca e del trasferimento tecnologico

12. Mettere a disposizione il sapere al “saper fare”: unificare a livello di area vasta il sistema territoriale della ricerca e del trasferimento tecnologico, con le università come riferimento

13. Favorire i giovani studenti toscani, in particolare quelli che scelgono le materie scientifiche, attrarre talenti, Erasmus per tutti, anche con forme di prestito d’onore, creare una borsa Internet degli alloggi disponibili, anche nel mercato degli affitti, favorendo l’emersione di quelli privati e la mobilità di quelli pubblici

14. Investire in buona edilizia per i giovani studenti realizzando nelle città universitarie sperimentazioni di edifici ecosostenibili e digitali, progettati da giovani professionisti con concorso internazionale. Riservarne una parte per i giovani talenti provenienti dall’estero

15. Sostenere il sapere virtuoso: supporto ai giovani ricercatori

16. Contrastare i tagli per il diritto allo studio, sostenere e ottimizzare le azioni, estendere il diritto allo studio a tutto il ciclo scolastico secondario

 

C. Proposte per la crescita, il lavoro e la competitività – Concentrarsi sulle imprese: ottimizzare il sistema per accrescerne la competitività

17. Ottimizzare l’azione politico istituzionale: una forte politica industriale regionale verso la produzione, integrata con i settori dello sviluppo e programmata e gestita con i territori

18. La politica industriale, i piani di intervento e gli strumenti per ognuno dei distretti industriali, per ognuna delle filiere produttive, per ogni azienda leader

19. Ottimizzare gli strumenti: un’unica agenzia regionale per il servizio alle imprese, il traferimento delle risorse, la promozione, il turismo, il credito, l’energia, la ricerca e il trasferimento tecnologico.

 

D. Proposte per la crescita, il lavoro e la competitività – Una nuova industrializzazione nei settori del futuro basata fortemente sulla ricerca e sul trasferimento tecnologico

20. Costruire un’industria delle energie rinnovabili e del risparmio energetico: una priorità

21. Portare la produzione per mezzo di energie rinnovabili al 50% del fabbisogno di energia elettrica entro il 2020. Per il sistema pubblico entro il 2014, dando vita a una competizione tra enti locali che stimoli a implementare le rinnovabili e premi i più virtuosi, i loro cittadini e le loro imprese.

22. Mettere in cantiere 3 “eco-quartieri laboratorio” che vivono con tecnologie verdi e tecnologie di comunicazione.

23. Costruire un raccordo forte con le categorie professionali tecniche, soprattutto nelle giovani generazioni, per diffondere cultura moderna in edilizia, infrastrutturazione, tutela risorse ambientali, utilizzo tecnologie sostenibili

24. Mettere in gioco la sanità per lo sviluppo: completare il piano degli investimenti nei tempi previsti. Costruire intorno al sistema sanitario una filiera regionale di ricerca e industria nel settore delle biotecnologie,della farmaceutica e delle scienze della vita

25. Costruire un’industria regionale del turismo e dell’accoglienza sostenibile, innovativa, per l’usufruibilita dei beni culturali e fuor dalle rendite

26. Sviluppare la filiera ricerca-trasferimento tecnologico-industria e costruire industrie regionali nei settori della logistica, della cantieristica, della meccanica di qualità, del digitale, dell’ICT, della domotica.

 

E. Proposte per la crescita, il lavoro e la competitività – Agricoltura e sviluppo rurale lungo strada della modernizzazione e della competitività

27. Un grande patto fra agricoltura e consumatori per la qualità e la sicurezza alimentare: vendita diretta in azienda, filiera corta, farmer’s market.

28. Creare filiere forti tra agricoltori, industria ed artigianato di trasformazione, distribuzione commerciale, ristorazione.

29. Azioni di forte semplificazione sulle imprese agricole

30. Rafforzamento dell’export coordinato dei nostri prodotti di qualità

31. Creazione di un fondo di rotazione e di garanzia per le imprese che investono in: ampliamento aziendale, ricambio generazionale, ingresso donne, risparmio idrico ed energetico, tracciabilità e sicurezza alimentare, passaggio da agricoltura tradizionale a biologico

32. Agricoltura di qualità: una risposta laddove le produzioni hanno un valore anche all’economia e all’ambiente. Dall’agricoltura risposte all’occupazione se declinata e sostenuta dalle istituzioni in moderne azioni di tutela ambientale, sviluppo di energie rinnovabili, difesa del suolo

33. Realizzare e potenziare le infrastrutture a servizio dell’agricoltura

 

F. Proposte per la crescita, il lavoro e la competitività – Più Toscana nel mondo, più mondo in Toscana

34. Più Toscana nel mondo: la nostra regione nelle reti lunghe, una grande offerta di marketing territoriale della Toscana: favorire la promozione, la distribuzione in forma integrata tra i vari settori

35. Riorganizzare il sistema territoriale della promozione unificando i settori e le strutture presenti a livello provinciale e mettendole in relazione biunivoca con il sistema regionale.

36. Attrattività delle imprese come punto fondamentale


G. Proposte per la crescita, il lavoro e la competitività – Toscana facile

37. Definire entro l’anno un’efficace riforma regionale delle procedure: snellimento, sburocratizzazione, celerità nei tempi e trasparenza per l’avvio di nuove imprese


H. Proposte per la crescita, il lavoro e la competitività – Realizzare le infrastrutture materiali che abbiamo in cantiere

38. Realizzare le infrastrutture necessarie (porti, aeroporti, ferrovie, interporti, strade di grande comunicazione). La capacità di attrazione della Toscana dipende in gran parte dalla qualità delle sue infrastrutture portuali e aeroportuali. E’ percio vitale l’infrastrutturazione della Toscana per consentire di raggiungere gli obiettivi della sua modernizzazione. Gli investimenti in itinere per le infrastrutture, la logistica, la viabilità e i trasporti nella nostra regione rappresentano una mole notevole. Gli investimenti in infrastrutture (computando le risorse FAS, FESR e gli stanziamenti regionali ed esclusi gli investimenti privati e statali attivati in particolare sulle grandi opere) sono praticamente triplicati dal 2002 al 2007, diventando la prima voce di spesa per investimenti del bilancio regionale. Questo è il risultato di una scelta strategica volta a perseguire 2 grandi obiettivi: 500mila passeggeri al giorno sui treni regionali; lo sviluppo della piattaforma logistica toscana. La scelta è dunque un sistema integrato di mobilità, di trasporto e di logistica per realizzare servizi avanzati nella gestione, nel trattamento e nella trasformazione delle merci. La previsione di bilancio indica che fino al 2013 la Toscana investirà 300 milioni di euro l’anno per questi obiettivi, aumentando il totale annuale grazie all’utilizzo del 20% del totale dei fondi FESR proprio per questa voce (dai 67 milioni spesi tra il 2000 e il 2006 si passa ai 187 previsti per il periodo 2007-2013). Nel 2008 il totale per questa voce risulta superiore ai 300 milioni di Euro e, se mantenuta la capacità di spesa, rimarrà su quella cifra fino al 2013. I principali interventi infrastrutturali in programma nella regione (che ricomprendono tra gli altri interventi finanziati, con fondi statali, regionali e privati, interventi realizzati e opere ancora da finanziare) prospettano un volume di investimenti pari a quasi 18 miliardi di euro. Essi sono: Tratta AV Fi-Bologna (3.500); Nodo ferroviario AC/AV + interventi connessi (1.600); Interventi ferroviari vari (1.200); Terza corsia Barberino-Incisa (1.463); Variante di Valico – tratto toscano (1.100); Corridoio Tirrenico (3.300); E78 – Completamento SI-GR + ulteriori interventi (980); FIPILI – Messa in sicurezza ed adeguamento (148); Bretella Signa-Prato (243); Viabilità regionale – 1450 km (765); Porti, interporti e aeroporti (200); Darsena Europa porto di Livorno (500); Linea ferroviaria Pistoia-Lucca (234); Pontremolese (2.250); Valichi appenninici (330); Collegamenti ferroviari area Pisa-Livorno (140) per un totale di 17.900 milioni di euro.


I. Proposte per la crescita, il lavoro e la competitività – Unire la Toscana: superare i localismi, valorizzare le eccellenze dei territori

39. Proporre una sfida alle rappresentanze sociali: rilanciare insieme la concertazione per innalzare i contenuti, avere una maggiore efficacia d’insieme e responsabilizzare il sistema per la crescita.

40. Entro il 2012 realizzare una sola azienda almeno regionale per ognuno dei servizi pubblici acqua, rifiuti, gas e accorpare la proprietà pubblica in una unica struttura almeno regionale.

41. Integrare il trasporto pubblico locale e quello ferroviario in modo da costituire un reale servizio competitivo di mobilità urbana ed extraurbana regionale

42. Riguadagnare la fiducia dei cittadini nella gestione dei servizi, delle reti e delle risorse: un ruolo forte di garanzia dei cittadini e delle istituzioni al regolatore pubblico. Coinvolgere la società toscana creando strumenti di valutazione certa e indipendente di tutti i servizi pubblici, ivi compresa l’amministrazione

43. Creare nelle aree vaste sistemi di mobilità efficaci per i cittadini e le merci, ad iniziare dall’area vasta fiorentina e dalla possibilità di realizzare una metropolitana di superficie tra FI, PO e PT

44. Combattere la penalizzazione sulle finanze locali sistematicamente attuata nei confronti degli Enti Locali da parte del governo centrale e per modificare sostanzialmente il patto di stabilità

45. Accettare la sfida del Federalismo Fiscale: la Toscana definisca una sua proposta

46. Definire entro un anno le riforme istituzionali utili alla Toscana: adeguare i livelli istituzionali alle necessarie scale di governo

47. Pianificare a livello di area vasta: coodinare i piani per area vasta superando le logiche dei confini geografici

48. Favorire la costruzione di un sistema aeroportuale regionale con la rapida integrazione funzionale degli scali di Firenze e Pisa e facilitare la gestione unitaria

49. Integrare gli aeroporti, i porti e gli interporti regionali

50. Entro il 2010 reti ad alta velocità di trasmissione dati su tutto il territorio regionale

51. Insieme vale doppio: incentivare, attraverso finanziamenti ponderati, i progetti che coinvolgono più comuni, più enti, più aziende


L. Proposte per il territorio e l’ambiente – Favorire la progettazione contemporanea come nuova armonia del paesaggio, fare le grandi opere ambientali.

52. Un progetto “Contemporaneità Toscana”: il bello contemporaneo come nuova armonia del paesaggio, favorire la costruzione di quartieri modello di alto valore progettuale e formale privilegiando la ristrutturazione di aree degradate e periferie

53. Sperimentare modelli di casa sostenibile, di azienda sostenibile, nuove forme di viabilità più eco-sostenibili

54. Praticare il risparmio energetico, diffonderne la cultura e favorirne la diffusione e l’informazione per cittadini e imprese, sperimentare e incentivare il certificato di garanzia ecologica per le nuove abitazioni e per le ristrutturazioni

5. Concludere la costruzione dei termovalorizzatori entro il 2012

56. Estendere la raccolta differenziata “porta a porta” su tutto il territorio regionale entro il 2012 ed implementare parallelamente la necessaria infrastrutturazione per il riuso del rifiuto differenziato

57. Realizzare le grandi opere per la captazione, distribuzione e depurazione delle acque entro il 2015 e sburocratizzazione degli atti necessari per gli interventi

58. Attuare un grande piano per il risanamento ambientale e idrogeologico dei corsi d’acqua, per la prevenzione e difesa del suolo, con un deciso intervento del Governo


M. Proposte per la coesione sociale e il welfare – Un welfare diffuso, efficiente e calibrato sulle nuove esigenze delle famiglie e delle persone

59. Mantenere l’eccellenza in sanità

60. Ogni persona non-autosufficiente una risposta: fondo per la non-autosufficienza

61. Costruire azioni per non isolare gli anziani dal contesto sociale e sperimentare la casa ideale per gli anziani: almeno un caso pilota per ogni Asl

62. Realizzare un piano, aperto al privato e allo strumento del project financing, per accrescere offerta e qualità dell’edilizia popolare, in particolare per i giovani

63. Immigrazione: consenso o difesa dei valori, ideologizzazione o governo, problema o risorsa?

64. Governare l’immigrazione: un patto tra cittadini, un codice della convivenza

65. Governare l’immigrazione: integrazione come punto fermo, anche attraverso la pianificazione di interventi urbanistici ed amministrativi che evitino la separazione di parti di città

66. Immigrazione: aprire una stagione eccezionale di approfondimento e studio per dare risposta alla complessità dei problemi, mettere in gioco i migliori saperi, affrontare il tema in modo trasversale e giungere a buone pratiche di governo


N. Proposte per la conoscenza, la formazione e la cultura – Crescere sapendo di più

67. Non più liste d’attesa negli asili nido

68. Servizi scolastici flessibili: orari flessibili, mensa dal primo giorno di scuola, sperimentazione per risolvere le strordinarietà dei bisogni familiari, etc.

69. Dare più spazio alla creatività fin dalle scuole elementari, adeguare la formazione a chi insegna.

70. Un grande piano per l’edilizia scolastica e di adeguamento tecnologico, in particolar modo per la scuola secondaria, con il contributo del privato e del project financing


O. Proposte per la conoscenza, la formazione e la cultura – La cultura come valore diffuso e fruibile

71. Gestire il patrimonio culturale come leva di formazione e conoscenza e come leva di eccoglienza turistica e di una nuova economia della cultura

72. Teatro, musica, danza, cinema, festival: creare un sistema regionale dello spettacolo che ottimizzi le risorse, ampli il suo pubblico, rinnovi i linguaggi e si leghi di più al territorio

73. Digitalizzare documenti e archivi, allargare le reti informatiche tra istituzioni culturali per nuovi servizi e una nuova fruizione del patrimonio librario e documentario


P. Proposte per il governo e la partecipazione – Migliorare l’efficacia della Pubblica Amministrazione

74. Sviluppare aree sperimentali “full digital” per il supportare interi processi di filiera con servizi digitali

75. 50 giovani di talento a disposizione della PA

76. Sperimentare sanzioni se non vengono rispettati tempi di risposta certi da parte della PA

77. Qualità normativa: proseguire nella revisione legislativa basata sui testi unici e sulla diminuzione e trasparenza delle regole

78. Unificare i regolamenti degli Enti locali

79. Ditecelo voi: aprire una consultazione di cittadini e aziende sul web per segnalare criticità e inefficienze della PA


Q. Proposte per il governo e la partecipazione – Favorire una migliore qualità della Democrazia e la partecipazione

80. Partecipazione per governare: un progetto, un eletto che attua, molti che partecipano e verificano attraverso i nuovi strumenti della partecipazione

81. Diritti e doveri uguali per tutti: un voto agli stranieri residenti

82. Assumere la sicurezza come un obiettivo della progettazione urbana, coinvolgendo in un progetto pluridisciplinare gli attori delle politiche per la sicurezza, i residenti e gli utilizzatori degli spazi delle città.

83. Evitare modelli di sviluppo urbano basati sulla creazione di zone più sicure e protette rispetto al mondo esterno, perché generano esclusione. Pensare allo sviluppo urbano come ad una maglia continua con un chiaro disegno degli spazi pubblici.

84. Fornire alloggi diversificati nello stesso quartiere; attrarre persone di diversi gruppi, garantendo un mix socio-economico necessario ad evitare la creazione di aree socialmente segregate.

85. Rafforzare il senso di identificazione e appartenenza dei cittadini al proprio luogo di nascita o di residenza, con progetti di valorizzazione delle tradizioni e della storia locale che coinvolgano anche i cittadini stranieri.

86. Vedere la città con gli occhi dei più deboli: illuminare,accessi ai parcheggi e alle fermate degli autobus dotate di sistemi di allarme immediato, creare percorsi protetti nelle zone a rischio (stazioni, ospedali, periferie); privilegiare le indicazioni e l’orientamento dei pedoni anche con elementi visivi che rendano più leggibili i percorsi urbani più a rischio; aumentare i percorsi ciclabili e le strade a percorrenza mista (auto, biciclette e pedoni) che presentano maggiore densità di utilizzo e quindi maggior controllo.

87. Prevenire e risarcire le vittime: numeri verdi antitruffa, assicurazione per gli anziani vittime di furti in casa, contributi per l’installazione di sistemi di allarme.

88. Conoscere il territorio, partecipare alla sua sicurezza: forum permanenti di quartiere che monitorano l’emergere di situazioni a rischio, la necessità di riqualificazione di spazi a verde, l’accessibilità dei luoghi di incontro, la cura dei giochi per i bambini, l’illuminazione, punto di ascolto per gli anziani.

89. I giovani, sicuri nelle scuole e guardiani del proprio territorio: educazione alla legalità e al volontariato sociale, sanzioni più ferme per gli episodi di “bullismo” che coinvolgano non solo il singolo, ma la famiglia e il gruppo di “pari” al quale appartiene; uno spazio under 30 in ogni comune collocato nel cuore delle città, luoghi dello sport e della creatività anche in periferia, favorendo un controllo spontaneo di aree a bassa fruizione.

90. Una convenzione per la sicurezza: tavolo permanente tra enti locali, forze dell’ordine, polizia municipale, corpi di vigilanza privati, soggetti che operano nella prevenzione sociale, che allochi in modo efficiente risorse umane ed economiche.

















































Una “modernizzazione pensata” della Toscana

La grande crisi che si è presentata in modo così drammatico conferisce un contesto particolare alla risposta da dare, che si esplica in due fondamentali questioni.

La prima è ovvia: occorre rivedere il tutto alla luce della situazione e dedicare tutta l’attenzione possibile alla crisi ed al suo riverbero che rischia di modificare profondamente e negativamente la vita della comunità toscana. Sapendo che il campo su cui ci possiamo muovere è ristretto e che non esistono ricette magiche ma solo scelte da attivare concretamente e attentamente.

La seconda questione è che in questa fase storica nella quale tutti appariamo “nudi” nei confronti della situazione, dobbiamo provare a sfruttare favorevolmente ogni spazio che si produce per accelerare e rafforzare le intelligenze, i sentimenti e l’impegno di tutta la comunità toscana per compiere davvero quel “colpo di reni” che sarebbe stato comunque necessario al di là della crisi internazionale e che ora diviene indispensabile agli occhi di tutti.

La performance “media” della Toscana è rappresentata da un alto livello di benessere nel confronto nazionale: insieme a Marche, Emilia Romagna e Veneto si colloca nei gradi alti del ranking degli indicatori di benessere. Ma il confronto con le regioni europee è meno positivo perchè è l’Italia che declina, per cui essere tra i primi in Italia non basta più. la Toscana è oltre il 130° posto ad una certa distanza dalle migliori regioni del Nord Europa (Olanda, G.B. e Svezia). Abbiamo una bassa crescita del PIL pro-capite con una evoluzione in prospettiva non positiva poiché la Toscana non converge nel lungo periodo verso le regioni a più alto livello di PIL del paese. Per converso, la nostra regione ha manifestato le maggiori difficoltà proprio nel periodo di maggiore espansione dell’economia italiana dimostrando l’esistenza di problemi strutturali non legati al ciclo. La bassa crescita è in gran parte spiegabile con il ridimensionamento della quota di esportazioni, a sua volta dovuto: ad un modello di specializzazione manifatturiera orientato su prodotti a basso contenuto tecnologico, alla debolezza del terziario (specie i servizi privati), ad una dimensione tendenzialmente più elevata di terziario in Toscana che corrisponde, nel tempo e nello spazio, ad una deindustrializzazione. Tutto ciò ha prodotto un rallentamento della produttività complessiva del lavoro e ha dato luogo, sul fronte degli effetti (e ancora più darà luogo in futuro) ad un peggioramento degli standard medi di vita con riduzione in termini relativi del potere d’acquisto delle retribuzioni dei lavoratori, aumento della disuguaglianza intragenerazionale e intergenerazionale che sta producendo grandi difficoltà nelle giovani generazioni.

Da anni, dunque, la Toscana ha interrotto la sua capacità di crescere a ritmi in linea con quelli delle regioni avanzate dell’Europa. Per una regione come la Toscana è invece necessario attestarsi al pari delle migliori regione europee, non rimanere su livelli insoddisfacenti di crescita. Non si tratta, come anticipato, di problemi congiunturali, più presenti tra l’altro, specialmente adesso, con questa crisi in atto. Occorre rivedere la struttura economica affrontandola con attenzione in tutti i suoi connotati presenti di forze e debolezze e aprendola a settori nuovi, seppure ricercandoli tra quelli più adatti alla nostra storia e alla nostra identità, che siano più in grado di competere.

Il riformismo toscano non si trova impreparato in questo tipo di analisi e nell’impostazione delle risposte. Non è impreparato sull’analisi di queste condizioni oggettive della nostra regione (valga per tutto lo studio “Toscana 2020”) è non è impreparato sull’individuazione delle risposte, molte delle quali sono inquadrate nel Piano di Sviluppo regionale e negli altri recenti strumenti di programmazione che hanno rappresentato l’dea di mettere in campo una discontinuità e la necessità di introdurre un tasso alto di qualità e dinamismo nel sistema.

Adesso dobbiamo attuare quello “scatto” che è richiesto, renderci protagonisti attivi e virtuosi del passaggio di fase a cui siamo chiamati, consapevoli che gli strumenti e le risorse a disposizione sono scarsi, ma che non per questo possiamo permetterci di rimanere passivi.

La Toscana ha le condizioni per farlo nel migliore dei modi perchè ha solide le radici su cui basare questo ragionamento. Ha radici forti nella società sia economiche che sociali e civili. Ha le basi del buon governo che ci vengono riconosciute anche dagli avversari.

Ma queste oggi non bastano. Il rischio è che si arrivi a continuare a “consumarle” senza riprodurre nuovi elementi di arricchimento della società. D’altronde emerge con forza anche il fattore culturale nelle nostre difficoltà. Occorre trovare la nostra declinazione ad una decisa ricerca di modernizzazione. Occorre, in breve, un’opera di ricostruzione di un modello contemporaneo che ci lanci decisamente verso il futuro. Non possiamo restare statici. Non dobbiamo rincorrere passivamente modelli vuoti e pericolosi di “modernità di carta”.

Il PD ha la responsabilità fondamentale in una regione dove è di gran lunga la forza politica più importante. E’ per questo che occorre decidere. Decidere, selezionare, unire e proporre con dinamismo una “modernizzazione pensata” della Toscana. La situazione ce lo impone. Spetta a noi il compito di indicare l’idea di Toscana del futuro.

Dobbiamo esprimere le basi di questa idea, indicare quale modernizzazione vogliamo. Una modernizzazione che sia all’altezza di stare sui mercati, che rompa quelle che sono le inefficienze strutturali del sistema economico. Una modernizzazione che sia però anche in grado di valorizzare la nostra entità di terra con grandi patrimoni ambientali e culturali da rafforzare ed ampliare, di grandi patrimoni sociali da non disperdere, di terra dove il lavoro torni ad essere culturalmente e praticamente nobile. Una modernizzazione che faccia “esplodere” il nostro connotato di terra di sapere, di talenti e di tolleranza. Una grande missione. Una missione che è quella di chi non ha mai apprezzato quel castello di carta che ora è miseramente crollato con la crisi finanziaria e che deve diventare la missione di chi crede in qualcosa di diverso, di chi vuole stare con noi in questa sfida per tentare di raggiungerlo, sia esso imprenditore, lavoratore, studente, pensionato.

Questa è la missione di chi crede in un territorio creativo, amico e facile per tutti. Una Toscana buona, rampante, semplice da vivere, ma che deve esserlo “per tutti”, non solo per qualcuno. Sicuramente i temi delle infrastrutture, della semplificazione, del credito accessibile e tutto quanto aiuti le imprese, ma anche scelte concrete per i disabili, gli operai dei cantieri insicuri, gli immigrati, gli anziani, le famiglie in difficoltà, per chi vive in periferie scostanti. Insomma, la Toscana come terra-comunità che è capace di trovare una soluzione per tutte le domande giuste che le vengono poste, con senso di umanità, senza odiosi e tortuosi accanimenti burocratici, in modo semplice ed intelligente, con il sorriso sulle labbra.

E’ una grande sfida che rappresenta un cambiamento d’epoca perchè si pone a una regione che fa della capacità di redistribuzione, della qualità dei servizi sanitari, sociali e scolastici, il governo del territorio, il suo fiore all’occhiello, la cifra delle sue capacità di governo e del suo benessere. Un valore riconosciuto anche dagli avversari. Ma che ora si trova a dover fare delle scelte inevitabili su un fronte nuovo: quello della crescita. Un fronte rispetto al quale ha oggettivamente meno armi. Un fronte da aggredire senza perdere nulla delle sue conquiste di welfare, sanità, sociale. Un fronte reso ancora più difficile in presenza dei tagli che vengono dal governo su sanità, sociale, sapere.

In questo senso possiamo dire di essere ad un passaggio epocale che potrà essere superato positivamente se la Toscana saprà tirar fuori tutte le sue virtù, in modo intelligente, responsabile e coeso, come sa fare quando si trova di fronte a sfide alte. E questa è una sfida che dobbiamo vincere.

Proviamo a declinare quelle che sono le principali linee di questo progetto a cui far seguire delle proposte concrete.

Una Toscana aperta al mondo

E’ il punto di partenza, una “conditio sine qua non”. Vuol dire stare dentro i grandi processi globali e non in modo passivo: non limitarsi a contare quanti prodotti esportiamo e quanti turisti internazionali accogliamo (vecchia concezione dell’internazionalizzazione), superare il provincialismo, dialogare con tutti i continenti ed imparare a cooperare con tutti, ospitare gli studenti più bravi del mondo, e poi attrarre, attrarre e ancora attrarre. Significa sostenere la Toscana che si collega con il mondo attraverso joint-ventures, cooperazioni, ecc., incentivare unapromozione unificata ed efficace in tutte le direzioni, della Toscana storica e di quella moderna, in modo da sviluppare sempre più la nostra attrattività, fattore fondamentale di crescita e sviluppo.

Una nuova e moderna industrializzazione: legare l’esistente e nuovi settori a partire dalle energie rinnovabili

E’ necessario superare la discussione se sia meglio la old economy o i nuovi settori, il manifatturiero o il turismo, la piccola impresa o le multinazionali. In realtà abbiamo bisogno di tutto per costruire una Toscana “completa” o “compiuta”, competitiva per mille motori e non dipendente da un solo settore. Agricolture, turismi, servizi, nicchie d’eccellenza, distretti tradizionali innovati, formazione alta e vasta. Questo significa lavorare ad ampio raggio, sapendo coniugare le diverse opportunità. Una nuova e moderna industrializzazione, intesa dunque nei due sensi: verso i settori tradizionali che sono capaci di immettere innovazione, nuove idee, contenuti legati alla ricerca; verso i settori nuovi, con particolare riferimento alle energie rinnovabili.

Il sapere e la conoscenza come risorsa prima: la Toscana “regione degli studi”

Senza un’iniezione di valore derivante dalla conoscenza non riusciremo a risalire nella scala competitiva. Non scommettiamo sulla curva bassa dello sviluppo, sul taglio dei costi, seppure sia un problema da non ignorare, su qualunque forma di dumping. Vinciamo con la qualità, che viene dal sapere diffuso, dinamico, concreto. Occorre fare della Toscana “la Regione degli studi”, non far scappare all’estero i nostri talenti, investire sulla ricerca, diffondere ovunque banda larga e open source, arrivare realmente all’obiettivo“un computer per tutti” come sfida di una conoscenza allargata.

Investire sulla contemporaneità, tenere insieme dinamismo e qualità

Dinamismo e qualità sono obbligatoriamente collegati, non si può scegliere tra l’uno e l’altra. Solo un dinamismo nuovo e duraturo ci garantirà il mantenimento della qualità della vita che c’è nei nostri territori, combattendo la rendita (tutte le rendite, nessuna esclusa), vincendo pigrizie sociali, appagamenti, corporativismi e comprendendo tutte le possibilità che abbiamo. Investire, in questo senso, sulla contemporaneità, a cominciare dalla necessità di dare più concretezza ad un’azione di contrasto al declino demografico e alla necessità di rileggere e qualificare in chiave contemporanea i luoghi e i paesaggi. Solo una direzione di qualità culturale, ambientale, sociale, perfino morale può dare un senso ad una fase dinamica, può darle valore ed utilità piena. Dobbiamo essere una comunità regionale che non è per la decrescita né per la crescita lenta, ma che invece lega alla crescita il futuro delle nostre conquiste, ma non a qualunque crescita. La cifra della crescita e dello sviluppo in Toscana è la sua “qualità totale”! Il territorio è il fattore dello sviluppo.

La coesione sociale come motore e un nuovo patto tra le generazioni

Una “coesione sociale” in senso lato, intesa come capacità di tenere insieme tutti gli strati popolari, ma anche le istituzioni, i territori, la stessa politica. Non possiamo perdere nessuno per strada, dobbiamo tutelare i più deboli e gli emarginati, essere inclusivi e non escludenti perchè la giustizia sociale non è una palla al piede dello sviluppo, ma al contrario un elemento di forza. Dobbiamo puntare sulla coesione sociale, rafforzandola e sviluppandola ancora, ossia riorganizzare il welfare intorno alle sue priorità ed in modo più efficace, a cominciare dal tema complesso dell’immigrazione e dall’impoverimento diffuso che si sta manifestando. Coesione sociale significa anche un nuovo patto tra le generazioni. Il nostro sistema sociale, questo fiore all’occhiello delle politiche toscane, rischia di incrinarsi per effetto della crisi demografica in atto. Nella nostra regione la qualità della vita è alta e dunque si vive a lungo. Il numero degli anziani è in crescita, una crescita inversamente proporzionale alle nascite. Un sistema sociale è fondato sull’equilibrio tra le generazioni. I giovani, attraverso il loro lavoro contribuiscono alla ricchezza dello Stato che a sua volta va ad incidere su servizi e pensioni. Se, a fronte di una aumento del numero della popolazione anziana e dunque di una sempre maggiore richiesta di servizi e necessità non consegue una crescita delle “nuove forze” della società, una loro stabilità lavorativa, familiare e quindi una possibilità di fare figli e produrre ricchezza, il sistema potrebbe non reggere più. E’ necessaria la selezione di alcune politiche chiare sul lavoro, la famiglia, la casa che siano sostenute trasversalmente dalle varie fasce della popolazione perché su tutte vanno ad incidere. Le politiche per il mondo giovanile avranno ricadute anche su una vita più dignitosa per la popolazione anziana e dunque garantiranno a tutti un futuro migliore. Per queste ragioni è necessario un nuovo patto tra generazioni.

Unire la Toscana

Abbattere ogni tipo di frammentazione, modernizzare l’azione pubblica e renderla più efficiente, assumere a tutti i livelli il paradigma del “fare sistema” non come sterile e oramai fiacca evocazione, ma come passione ed azione quotidiana. Qualificare molto la governance: Aree vaste, riforme istituzionali, Polo Universitario Unico, Nuova concertazione; puntare sulla partecipazione e sul dialogo, ovviamente al fine di decidere non di limitarsi ad enunciamenti; “fare sistema” in tutti i settori e da parte di tutti i soggetti, mettendo da parte gelosie e municipalismi superati; organizzando una vera ed efficace governance istituzionale, una concertazione produttiva, una capacità di tutta la Toscana di relazionarsi insieme con i livelli “superiori”: il Governo, il Parlamento, l’Europa, il Mondo. Non è più possibile per i vari soggetti in campo andare ognuno in ordine sparso.

Il fare come priorità: semplificare, infrastrutturare, velocizzare gli investimenti

Occorre sfruttare le migliori competenze chiarendo i ruoli e definendo le responsabilità in una logica “del dare” tra soggetti, anziché “del prendere”. Gli investimenti previsti non possono più attendere e accanto a questi occorre mettere in campo una serie di nuovi che scaturiscano da un concetto rinnovato di relazioni e partnership sociali: il vecchio metodo dell’investimento pubblico finanziato dal pubblico non può più essere il solo praticabile. Rendere la vita facile a imprese e persone libera energie e risorse che non possiamo tenere compresse. E’ anche il modo per essere terra amica e facile per tutti, e dunque ancora maggiormente appetibile al mondo.

 

90 Proposte

 

A. Proposte per la crescita, il lavoro e la competitività – No a uno sviluppo di “carta”: il lavoro al centro della crescita

1. Impegnare il PD Toscano per ottenere provvedimenti del governo a sostegno dei redditi da lavoro che sono fortemente attaccati dalla crisi

2. Sostenere i lavoratori in cassa integrazione anche dando copertura ai periodi nei quali non ricevono reddito

3. Combattere la precarietà e le pratiche occupazionali abusive

4. Applicare il Patto per i lavoratori atipici: qualificare ogni forma di occupazione e aggiornare il lavoro per tutta la vita; considerare la formazione di tutti i soggetti in cerca di occupazione come attività a cui riconoscere un valore, favorire la stabilizzazione e continuare a sostenere la garanzia per l’accesso al credito per i lavoratori a tempo determinato

5. Giovani e donne protagonisti del rilancio dei lavori: un osservatorio su imprese ed enti pubblici su differenze di età, sesso e paese di provenienza degli occupati.

6. Favorire la creazione di imprese di giovani e donne anche attraverso forme di incentivo e di prestito d’onore

7. Donne protagoniste nel rilancio dei lavori: attuare il Patto per l’occupazione femminile

8. Lavoro sicuro – una grande campagna di comunicazione sociale per una crescita della coscienza collettiva della legalità, il rispetto delle regole e l’autocontrollo

9. Lavoro sicuro: patente a punti per le imprese, confermare l’aumento della prevenzione e dei controlli, anche in agricoltura

 

B. Proposte per la crescita, il lavoro e la competitività – Il sapere per la crescita

10. Le Università insieme: un “polo regionale” di alta formazione e ricerca incentrato sulle strutture di formazione e ricerca esistenti

11. Un sapere di eccellenza: definire e perseguire uno standard di eccellenza come criterio per il sostegno pubblico alla diffusione del sapere, della ricerca e del trasferimento tecnologico

12. Mettere a disposizione il sapere al “saper fare”: unificare a livello di area vasta il sistema territoriale della ricerca e del trasferimento tecnologico, con le università come riferimento

13. Favorire i giovani studenti toscani, in particolare quelli che scelgono le materie scientifiche, attrarre talenti, Erasmus per tutti, anche con forme di prestito d’onore, creare una borsa Internet degli alloggi disponibili, anche nel mercato degli affitti, favorendo l’emersione di quelli privati e la mobilità di quelli pubblici

14. Investire in buona edilizia per i giovani studenti realizzando nelle città universitarie sperimentazioni di edifici ecosostenibili e digitali, progettati da giovani professionisti con concorso internazionale. Riservarne una parte per i giovani talenti provenienti dall’estero

15. Sostenere il sapere virtuoso: supporto ai giovani ricercatori

16. Contrastare i tagli per il diritto allo studio, sostenere e ottimizzare le azioni, estendere il diritto allo studio a tutto il ciclo scolastico secondario

 

C. Proposte per la crescita, il lavoro e la competitività – Concentrarsi sulle imprese: ottimizzare il sistema per accrescerne la competitività

17. Ottimizzare l’azione politico istituzionale: una forte politica industriale regionale verso la produzione, integrata con i settori dello sviluppo e programmata e gestita con i territori

18. La politica industriale, i piani di intervento e gli strumenti per ognuno dei distretti industriali, per ognuna delle filiere produttive, per ogni azienda leader

19. Ottimizzare gli strumenti: un’unica agenzia regionale per il servizio alle imprese, il traferimento delle risorse, la promozione, il turismo, il credito, l’energia, la ricerca e il trasferimento tecnologico.

 

D. Proposte per la crescita, il lavoro e la competitività – Una nuova industrializzazione nei settori del futuro basata fortemente sulla ricerca e sul trasferimento tecnologico

20. Costruire un’industria delle energie rinnovabili e del risparmio energetico: una priorità

21. Portare la produzione per mezzo di energie rinnovabili al 50% del fabbisogno di energia elettrica entro il 2020. Per il sistema pubblico entro il 2014, dando vita a una competizione tra enti locali che stimoli a implementare le rinnovabili e premi i più virtuosi, i loro cittadini e le loro imprese.

22. Mettere in cantiere 3 “eco-quartieri laboratorio” che vivono con tecnologie verdi e tecnologie di comunicazione.

23. Costruire un raccordo forte con le categorie professionali tecniche, soprattutto nelle giovani generazioni, per diffondere cultura moderna in edilizia, infrastrutturazione, tutela risorse ambientali, utilizzo tecnologie sostenibili

24. Mettere in gioco la sanità per lo sviluppo: completare il piano degli investimenti nei tempi previsti. Costruire intorno al sistema sanitario una filiera regionale di ricerca e industria nel settore delle biotecnologie,della farmaceutica e delle scienze della vita

25. Costruire un’industria regionale del turismo e dell’accoglienza sostenibile, innovativa, per l’usufruibilita dei beni culturali e fuor dalle rendite

26. Sviluppare la filiera ricerca-trasferimento tecnologico-industria e costruire industrie regionali nei settori della logistica, della cantieristica, della meccanica di qualità, del digitale, dell’ICT, della domotica.

 

E. Proposte per la crescita, il lavoro e la competitività – Agricoltura e sviluppo rurale lungo strada della modernizzazione e della competitività

27. Un grande patto fra agricoltura e consumatori per la qualità e la sicurezza alimentare: vendita diretta in azienda, filiera corta, farmer’s market.

28. Creare filiere forti tra agricoltori, industria ed artigianato di trasformazione, distribuzione commerciale, ristorazione.

29. Azioni di forte semplificazione sulle imprese agricole

30. Rafforzamento dell’export coordinato dei nostri prodotti di qualità

31. Creazione di un fondo di rotazione e di garanzia per le imprese che investono in: ampliamento aziendale, ricambio generazionale, ingresso donne, risparmio idrico ed energetico, tracciabilità e sicurezza alimentare, passaggio da agricoltura tradizionale a biologico

32. Agricoltura di qualità: una risposta laddove le produzioni hanno un valore anche all’economia e all’ambiente. Dall’agricoltura risposte all’occupazione se declinata e sostenuta dalle istituzioni in moderne azioni di tutela ambientale, sviluppo di energie rinnovabili, difesa del suolo

33. Realizzare e potenziare le infrastrutture a servizio dell’agricoltura

 

F. Proposte per la crescita, il lavoro e la competitività – Più Toscana nel mondo, più mondo in Toscana

34. Più Toscana nel mondo: la nostra regione nelle reti lunghe, una grande offerta di marketing territoriale della Toscana: favorire la promozione, la distribuzione in forma integrata tra i vari settori

35. Riorganizzare il sistema territoriale della promozione unificando i settori e le strutture presenti a livello provinciale e mettendole in relazione biunivoca con il sistema regionale.

36. Attrattività delle imprese come punto fondamentale


G. Proposte per la crescita, il lavoro e la competitività – Toscana facile

37. Definire entro l’anno un’efficace riforma regionale delle procedure: snellimento, sburocratizzazione, celerità nei tempi e trasparenza per l’avvio di nuove imprese


H. Proposte per la crescita, il lavoro e la competitività – Realizzare le infrastrutture materiali che abbiamo in cantiere

38. Realizzare le infrastrutture necessarie (porti, aeroporti, ferrovie, interporti, strade di grande comunicazione). La capacità di attrazione della Toscana dipende in gran parte dalla qualità delle sue infrastrutture portuali e aeroportuali. E’ percio vitale l’infrastrutturazione della Toscana per consentire di raggiungere gli obiettivi della sua modernizzazione. Gli investimenti in itinere per le infrastrutture, la logistica, la viabilità e i trasporti nella nostra regione rappresentano una mole notevole. Gli investimenti in infrastrutture (computando le risorse FAS, FESR e gli stanziamenti regionali ed esclusi gli investimenti privati e statali attivati in particolare sulle grandi opere) sono praticamente triplicati dal 2002 al 2007, diventando la prima voce di spesa per investimenti del bilancio regionale. Questo è il risultato di una scelta strategica volta a perseguire 2 grandi obiettivi: 500mila passeggeri al giorno sui treni regionali; lo sviluppo della piattaforma logistica toscana. La scelta è dunque un sistema integrato di mobilità, di trasporto e di logistica per realizzare servizi avanzati nella gestione, nel trattamento e nella trasformazione delle merci. La previsione di bilancio indica che fino al 2013 la Toscana investirà 300 milioni di euro l’anno per questi obiettivi, aumentando il totale annuale grazie all’utilizzo del 20% del totale dei fondi FESR proprio per questa voce (dai 67 milioni spesi tra il 2000 e il 2006 si passa ai 187 previsti per il periodo 2007-2013). Nel 2008 il totale per questa voce risulta superiore ai 300 milioni di Euro e, se mantenuta la capacità di spesa, rimarrà su quella cifra fino al 2013. I principali interventi infrastrutturali in programma nella regione (che ricomprendono tra gli altri interventi finanziati, con fondi statali, regionali e privati, interventi realizzati e opere ancora da finanziare) prospettano un volume di investimenti pari a quasi 18 miliardi di euro. Essi sono: Tratta AV Fi-Bologna (3.500); Nodo ferroviario AC/AV + interventi connessi (1.600); Interventi ferroviari vari (1.200); Terza corsia Barberino-Incisa (1.463); Variante di Valico – tratto toscano (1.100); Corridoio Tirrenico (3.300); E78 – Completamento SI-GR + ulteriori interventi (980); FIPILI – Messa in sicurezza ed adeguamento (148); Bretella Signa-Prato (243); Viabilità regionale – 1450 km (765); Porti, interporti e aeroporti (200); Darsena Europa porto di Livorno (500); Linea ferroviaria Pistoia-Lucca (234); Pontremolese (2.250); Valichi appenninici (330); Collegamenti ferroviari area Pisa-Livorno (140) per un totale di 17.900 milioni di euro.

I. Proposte per la crescita, il lavoro e la competitività – Unire la Toscana: superare i localismi, valorizzare le eccellenze dei territori

39. Proporre una sfida alle rappresentanze sociali: rilanciare insieme la concertazione per innalzare i contenuti, avere una maggiore efficacia d’insieme e responsabilizzare il sistema per la crescita.

40. Entro il 2012 realizzare una sola azienda almeno regionale per ognuno dei servizi pubblici acqua, rifiuti, gas e accorpare la proprietà pubblica in una unica struttura almeno regionale.

41. Integrare il trasporto pubblico locale e quello ferroviario in modo da costituire un reale servizio competitivo di mobilità urbana ed extraurbana regionale

42. Riguadagnare la fiducia dei cittadini nella gestione dei servizi, delle reti e delle risorse: un ruolo forte di garanzia dei cittadini e delle istituzioni al regolatore pubblico. Coinvolgere la società toscana creando strumenti di valutazione certa e indipendente di tutti i servizi pubblici, ivi compresa l’amministrazione

43. Creare nelle aree vaste sistemi di mobilità efficaci per i cittadini e le merci, ad iniziare dall’area vasta fiorentina e dalla possibilità di realizzare una metropolitana di superficie tra FI, PO e PT

44. Combattere la penalizzazione sulle finanze locali sistematicamente attuata nei confronti degli Enti Locali da parte del governo centrale e per modificare sostanzialmente il patto di stabilità

45. Accettare la sfida del Federalismo Fiscale: la Toscana definisca una sua proposta

46. Definire entro un anno le riforme istituzionali utili alla Toscana: adeguare i livelli istituzionali alle necessarie scale di governo

47. Pianificare a livello di area vasta: coodinare i piani per area vasta superando le logiche dei confini geografici

48. Favorire la costruzione di un sistema aeroportuale regionale con la rapida integrazione funzionale degli scali di Firenze e Pisa e facilitare la gestione unitaria

49. Integrare gli aeroporti, i porti e gli interporti regionali

50. Entro il 2010 reti ad alta velocità di trasmissione dati su tutto il territorio regionale

51. Insieme vale doppio: incentivare, attraverso finanziamenti ponderati, i progetti che coinvolgono più comuni, più enti, più aziende


L. Proposte per il territorio e l’ambiente – Favorire la progettazione contemporanea come nuova armonia del paesaggio, fare le grandi opere ambientali.

52. Un progetto “Contemporaneità Toscana”: il bello contemporaneo come nuova armonia del paesaggio, favorire la costruzione di quartieri modello di alto valore progettuale e formale privilegiando la ristrutturazione di aree degradate e periferie

53. Sperimentare modelli di casa sostenibile, di azienda sostenibile, nuove forme di viabilità più eco-sostenibili

54. Praticare il risparmio energetico, diffonderne la cultura e favorirne la diffusione e l’informazione per cittadini e imprese, sperimentare e incentivare il certificato di garanzia ecologica per le nuove abitazioni e per le ristrutturazioni

55. Concludere la costruzione dei termovalorizzatori entro il 2012

56. Estendere la raccolta differenziata “porta a porta” su tutto il territorio regionale entro il 2012 ed implementare parallelamente la necessaria infrastrutturazione per il riuso del rifiuto differenziato

57. Realizzare le grandi opere per la captazione, distribuzione e depurazione delle acque entro il 2015 e sburocratizzazione degli atti necessari per gli interventi

58. Attuare un grande piano per il risanamento ambientale e idrogeologico dei corsi d’acqua, per la prevenzione e difesa del suolo, con un deciso intervento del Governo


M. Proposte per la coesione sociale e il welfare – Un welfare diffuso, efficiente e calibrato sulle nuove esigenze delle famiglie e delle persone

59. Mantenere l’eccellenza in sanità

60. Ogni persona non-autosufficiente una risposta: fondo per la non-autosufficienza

61. Costruire azioni per non isolare gli anziani dal contesto sociale e sperimentare la casa ideale per gli anziani: almeno un caso pilota per ogni Asl

62. Realizzare un piano, aperto al privato e allo strumento del project financing, per accrescere offerta e qualità dell’edilizia popolare, in particolare per i giovani

63. Immigrazione: consenso o difesa dei valori, ideologizzazione o governo, problema o risorsa?

64. Governare l’immigrazione: un patto tra cittadini, un codice della convivenza

65. Governare l’immigrazione: integrazione come punto fermo, anche attraverso la pianificazione di interventi urbanistici ed amministrativi che evitino la separazione di parti di città

66. Immigrazione: aprire una stagione eccezionale di approfondimento e studio per dare risposta alla complessità dei problemi, mettere in gioco i migliori saperi, affrontare il tema in modo trasversale e giungere a buone pratiche di governo


N. Proposte per la conoscenza, la formazione e la cultura – Crescere sapendo di più

67. Non più liste d’attesa negli asili nido

68. Servizi scolastici flessibili: orari flessibili, mensa dal primo giorno di scuola, sperimentazione per risolvere le strordinarietà dei bisogni familiari, etc.

69. Dare più spazio alla creatività fin dalle scuole elementari, adeguare la formazione a chi insegna.

70. Un grande piano per l’edilizia scolastica e di adeguamento tecnologico, in particolar modo per la scuola secondaria, con il contributo del privato e del project financing


O. Proposte per la conoscenza, la formazione e la cultura – La cultura come valore diffuso e fruibile

71. Gestire il patrimonio culturale come leva di formazione e conoscenza e come leva di eccoglienza turistica e di una nuova economia della cultura

72. Teatro, musica, danza, cinema, festival: creare un sistema regionale dello spettacolo che ottimizzi le risorse, ampli il suo pubblico, rinnovi i linguaggi e si leghi di più al territorio

73. Digitalizzare documenti e archivi, allargare le reti informatiche tra istituzioni culturali per nuovi servizi e una nuova fruizione del patrimonio librario e documentario


P. Proposte per il governo e la partecipazione – Migliorare l’efficacia della Pubblica Amministrazione

74. Sviluppare aree sperimentali “full digital” per il supportare interi processi di filiera con servizi digitali

75. 50 giovani di talento a disposizione della PA

76. Sperimentare sanzioni se non vengono rispettati tempi di risposta certi da parte della PA

77. Qualità normativa: proseguire nella revisione legislativa basata sui testi unici e sulla diminuzione e trasparenza delle regole

78. Unificare i regolamenti degli Enti locali

79. Ditecelo voi: aprire una consultazione di cittadini e aziende sul web per segnalare criticità e inefficienze della PA


Q. Proposte per il governo e la partecipazione – Favorire una migliore qualità della Democrazia e la partecipazione

80. Partecipazione per governare: tante persone, un progetto, un eletto che attua, molti che partecipano e verificano attraverso la politica e i nuovi strumenti di partecipazione.

81. Diritti e doveri uguali per tutti: un voto agli stranieri residenti

82. Assumere la sicurezza come un obiettivo della progettazione urbana, coinvolgendo in un progetto pluridisciplinare gli attori delle politiche per la sicurezza, i residenti e gli utilizzatori degli spazi delle città.

83. Evitare modelli di sviluppo urbano basati sulla creazione di zone più sicure e protette rispetto al mondo esterno, perché generano esclusione. Pensare allo sviluppo urbano come ad una maglia continua con un chiaro disegno degli spazi pubblici.

84. Fornire alloggi diversificati nello stesso quartiere; attrarre persone di diversi gruppi, garantendo un mix socio-economico necessario ad evitare la creazione di aree socialmente segregate.

85. Rafforzare il senso di identificazione e appartenenza dei cittadini al proprio luogo di nascita o di residenza, con progetti di valorizzazione delle tradizioni e della storia locale che coinvolgano anche i cittadini stranieri.

86. Vedere la città con gli occhi dei più deboli: illuminare,accessi ai parcheggi e alle fermate degli autobus dotate di sistemi di allarme immediato, creare percorsi protetti nelle zone a rischio (stazioni, ospedali, periferie); privilegiare le indicazioni e l’orientamento dei pedoni anche con elementi visivi che rendano più leggibili i percorsi urbani più a rischio; aumentare i percorsi ciclabili e le strade a percorrenza mista (auto, biciclette e pedoni) che presentano maggiore densità di utilizzo e quindi maggior controllo.

87. Prevenire e risarcire le vittime: numeri verdi antitruffa, assicurazione per gli anziani vittime di furti in casa, contributi per l’installazione di sistemi di allarme.

88. Conoscere il territorio, partecipare alla sua sicurezza: forum permanenti di quartiere che monitorano l’emergere di situazioni a rischio, la necessità di riqualificazione di spazi a verde, l’accessibilità dei luoghi di incontro, la cura dei giochi per i bambini, l’illuminazione, punto di ascolto per gli anziani.

89. I giovani, sicuri nelle scuole e guardiani del proprio territorio: educazione alla legalità e al volontariato sociale, sanzioni più ferme per gli episodi di “bullismo” che coinvolgano non solo il singolo, ma la famiglia e il gruppo di “pari” al quale appartiene; uno spazio under 30 in ogni comune collocato nel cuore delle città, luoghi dello sport e della creatività anche in periferia, favorendo un controllo spontaneo di aree a bassa fruizione.

90. Una convenzione per la sicurezza: tavolo permanente tra enti locali, forze dell’ordine, polizia municipale, corpi di vigilanza privati, soggetti che operano nella prevenzione sociale, che allochi in modo efficiente risorse umane ed economiche.











About Vittorio Bugli

Assessore alla Presidenza della Regione Toscana

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