Dimissioni in bianco, il Consiglio farà una norma che venga approvata in tempi brevi

Dimissioni in bianco, il Consiglio farà una norma che venga approvata in tempi brevi

Lavoro come precondizione di autonomia e di emancipazione, questo vogliono le donne, su questo deve concentrarsi l’impegno di chi crede in una cittadinanza fatta di persone libere. Oggi il tema è caldissimo, perché la crisi morde su tutto e il mercato del lavoro sta esprimendo il peggio di sé, quanto a regole e tutele. Ieri in Consiglio regionale è stata approvata all’unanimità la nostra mozione contro il fenomeno delle dimissioni in bianco. La situazione è pesante. Chiudono le fabbriche, aumentano i blocchi delle assunzioni nel pubblico, si restringono i consumi e con questi il numero degli addetti: tutti motivi per cui il precariato si tinge di colori sempre più discriminanti; la legge del più forte, cioè spesso dello storicamente garantito, trionfa. E le donne, come si collocano in questo scenario? Sembra che tutto congiuri per farle stare a casa, dunque ancora una volta subordinate e relegate, strette come sono nella forbice di servizi sociali in caduta e di lavori molto free in quanto a tutele. Basti pensare proprio alle “dimissioni in bianco”, una vera e propria vessazione: si fa firmare un atto di dimissioni senza data con cui il datore di lavoro può simulare il recesso del lavoratore in qualsiasi momento. Ebbene, dei 2 milioni di cittadini interessati da questo fenomeno, il 60% è costituito da donne in età fertile, a prova delle politiche ricattatorie cui esse sono sottoposte se decidono di avere figli. L’approvazione unanime del Consiglio regionale della nostra mozione è un modo laico e concreto per festeggiare la donna, in questo difficile 8 marzo 2012. Ora stiamo lavorando ad una proposta di legge da approvare in Consiglio in tempi brevi che tuteli tutte le lavoratrici e i lavoratori contro questa pratica illegale, che permette ai datori di lavoro di ottenere delle dimissioni in bianco al momento dell’assunzione. Lavoreremo affinché chi pratica questa si possa prevenire il realizzarsi di questa pratica, venga punito chi la pratica e soprattutto non riceva contributi regionali, e qualora fossero già stati concessi, siano revocati immediatamente. E’ indispensabile – chiude Bugli-comunque che a livello nazionale si ripristini la legge 188/2007 (portata avanti dall’onorevole Nicchi), cancellata dal precedente governo, che obbligava ad usare moduli numerati progressivamente per i licenziamenti, in modo da impedire la compilazione prima dell’effettivo utilizzo

About Vittorio Bugli

Assessore alla Presidenza della Regione Toscana

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