Dibattito pubblico, nuove professionalità e nuove tecnologie: la Toscana frontiera avanzata della partecipazione.

legge-partecipazioneUn’idea di partecipazione nuova, efficace ed efficiente, che non si sostituisca alle decisioni che la politica è chiamata ad assumere, ma le renda più rapide e migliori. Una partecipazione non fondata sullo spontaneismo e sull’improvvisazione, ma sul dibattito pubblico, sull’attivazione di specifiche professionalità e su un utilizzo sistematico delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione.
Si può racchiudere in questi concetti il fulcro dell’intervento che ho tenuto questa mattina alla scuola Normale di Pisa aprendo la giornata conclusiva del Master interuniversitario sulla “formazione di esperti nella gestione e nella progettazione di processi partecipativi”. Un corso che rientra in una precisa strategia politica e istituzionale che la Regione ha avviato da alcuni anni e che ora prosegue, con le necessarie correzioni e gli opportuni adattamenti.
Se la Toscana è oggi osservata da più parti come uno dei più significativi laboratori di innovazione istituzionale su questo terreno, ciò è dovuto anche al fatto che negli atenei toscani, in forme diverse e con una molteplicità di approcci disciplinari e scientifici, vi sono forze e risorse intellettuali molto significative che lavorano su questi temi. E l’auspicio è che la collaborazione tra la Regione e le università toscane possa continuare proficuamente, come peraltro previsto anche dalla nuova legge approvata nel luglio scorso.
Essere una frontiera avanzata della partecipazione significa però assumersi la responsabilità di spingerla più avanti. Ecco che l’obiettivo comune deve essere quello di compiere un salto di qualità dopo i primi anni di sperimentazione e di rilanciare la partecipazione su tre grandi direttrici: la prima riguarda appunto la progettazione e la gestione dei processi partecipativi utilizzando specifiche competenze professionali, interne ed esterne alla macchina pubblica; la seconda, ed è la novità più significativa introdotta dalla nuova legge, riguarda l’obbligatorietà del “dibattito pubblico” sul modello francese per i progetti con importi superiori ai 50 milioni di euro; la terza è relativa ad un uso sistematico di internet e delle nuove tecnologie.
Siamo stati i primi in Italia a avere fatto una legge sulla partecipazione, ora vorremmo essere i primi a declinare i principi e le modalità che ne stanno alla base anche alla rete e al web. Non a regolarla, perché ciò non sarebbe possibile e pensabile, ma a incanalare su questa strada, con regole certe e in ‘luoghi’ telematici ben definiti, quella che troppo spesso e troppo superficialmente viene spacciata come partecipazione.
Una novità assoluta che la legge 46 introduce, è appunto legata alla attivazione di una “piattaforma informatica” per la partecipazione che risponda ad una serie di finalità: favorire la partecipazione democratica dei cittadini e arricchire gli strumenti del confronto pubblico sulle politiche locali e regionali, permettere l’accesso ai documenti, alle analisi e alle informazioni sui processi partecipativi in corso nella regione, favorire lo scambio e la conoscenza delle “buone pratiche”, permettere una discussione anche attraverso la rete.
Credo che in tal modo si possa e si debba affermare un uso della rete  come strumento democratico di partecipazione, che renda più facile e produttivo il confronto tra i cittadini, e tra i cittadini e le istituzioni, e non come un luogo “mitico” con cui si pensa di sostituire le istituzioni della democrazia rappresentativa.

About Vittorio Bugli

Assessore alla Presidenza della Regione Toscana
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