“Chi restaura pagherà meno tasse”, mia intervista a Italia Oggi

Chi restaura pagherà meno tasse
Per fare soprattutto i piccoli investimenti di recupero

di Goffredo Pistelli

Se restauri, se recuperi, se investi in cultura, la Regione Toscana ti fa uno sconto fiscale e anche piuttosto cospicuo: il 20% da detrarre dall’Irap dovuta da aziende e liberi professionisti che in Toscana, appunto, dove tutto ciò succede, danno un gettito di circa 1.500 milioni (dato 2010) di imposta.
In tempi in cui la tasse e contributi non sembrano mai abbassarsi, una perla rara.
La giunta del piddino Enrico Rossi ha infatti approvato nei giorni scorsi il regolamento di una legge del 2012, la numero 45, che il Governo aveva impugnato davanti alla Corte Costituzionale, sostenendo che la materia fiscale non fosse di competenza regionale. Vinto il ricorso, nel giugno scorso, la Toscana ha dato attuazione alla norma.
Vittorio Bugli, 55 anni, fiorentino della provincia, assessore piddino al Bilancio, in una pausa dei lavori alla Conferenza Stato-Regioni, spiega il valore del provvedimento.
Domanda. Assessore, è la prima volta che succede in Italia. Oltretutto dopo essere passati dalla Corte costituzionale. Sarete contenti…
Risposta. Certo, sapevamo che il conflitto di competenze sarebbe stato sollevato ma eravamo ragionevolmente motivati dal fatto che i tributi di cui si parlava erano i nostri. La Consulta ci ha dato ragione e questa potrebbe essere una strada battuta anche da altri.
D. Come funzionerà la legge?
R. Molto semplicemente: chi investirà in cultura donando ad associazioni precedentemente accreditatesi, potrà beneficiare di uno sconto Irap nella misura del 20% dell’investimento. Un cifra che non cambia certo il mondo ma che può rappresentare uno stimolo concreto. D’altra parte in questi anni difficili, non abbiamo tolto un euro alla cultura, e oggi aggiungiamo altre risorse.
D. In teoria rinunciate a 1 milione di gettito. È un’una-tantum, come spesso accade, o la legge sarà rifinanziata?
R. No, anzi questo è un po’ un test, vogliamo capire come rispondono le aziende e i liberi professionisti, che sono i soggetti contemplati dalla norma regionale. Non è da escludersi che, se la leva funziona, si arrivi a fare di più.
D. C’è un intervento che, da toscano prima che da amministratore, si augura di veder realizzato con questa legge?
R. L’intenzione è di stimolare soprattutto i piccoli interventi nelle comunità locali, incoraggiando magari i mecenatismi di provincia. Il Maggio musicale, per fare un esempio, ha i suoi problemi e va salvato. E la Regione, col suo presidente, si sta adoperando per farlo. Ma il Maggio avrà sempre l’attenzione di tanti. C’è poi un patrimonio diffuso, enorme, meno noto, che ha bisogno. Come ricordano le mie colleghe Cristina Scaletti, assessore alla Cultura, e Anna Marson, che si occupa dell’Urbanistica e quindi del paesaggio, c’è moltissimo da fare.
D. Ma ci sarà un pezzo di Toscana che vorrebbe veder salvato, in modo particolare…
R. A pensarci bene sì, sono le Gualchiere di Remole, lungo l’Arno, a ovest di Firenze, fra il comune in cui sono nato, Bagno a Ripoli, e quello di Pontassieve. Erano gli opifici in cui, nel 1.300, la potente famiglia degli Albizi tingeva i panni di lana, usando le orine raccolte in città. Negli anni ’80 era andati in malora dopo essere passati di mano in mano. È uno degli esempi di archeologia pre-industriale più belli d’Europa. Credo ci sia un progetto di recupero ma, insomma, se questa legge potesse contribuire ne sarei felice: ci andavo con gli amici da ragazzo.
© Riproduzione riservata

 L’intervista sul sito di Italia Oggi e in versione pdf scaricabile

 

About Vittorio Bugli

Assessore alla Presidenza della Regione Toscana
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