Diritti, doveri e buone pratiche digitali: a ‘Dire e Fare’ alcuni spunti di riflessione

Oggi ad Arezzo, nell’ambito della manifestazione “Dire e Fare”. Al centro del convengo al quale ho partecipato nella bella cornice del Teatro Vasariano c’era “La pratica del ‘diritto digitale’ in Toscana“, un workshop nato come momento di riflessione e approfondimento con al centro i temi del diritto digitale e della cittadinanza digitale, affrontati con l’ausilio di ricercatori, esperti della giurisprudenza digitale.
Introducendo i lavori, ho ribadito che l’obiettivo che si pone la Regione Toscana è quello di stabilire una collaborazione con il mondo accademico e con quello giuridico in particolare per attuare sperimentazioni e progetti nell’ambito del diritto digitale e dello sviluppo di nuovi servizi. È così che le idee si trasformano in “buone pratiche” e divengono strumenti utili nelle mani di cittadini e istituzioni. A questo proposito ho ricordato l’esempio della “Cancelleria telematica”: un’applicazione sviluppata già da alcuni anni per lo scambio di atti in formato digitale tra avvocati e uffici delle Corti d’appello. Uno strumento che la Regione Toscana ha costruito da tempo per semplificare alcuni passaggi della burocrazia giuridica, come lo scambio di documenti, e che adesso è stato riconosciuto come accesso ufficiale dal Ministero. Con il processo civile telematico che diviene obbligatorio dal 1 luglio rappresenta un risultato davvero importante, da cui ripartire, oltre che una conferma sul fatto che abbiamo imboccato la strada giusta.
Nel ventaglio di spunti che l’iniziativa di questa mattina offriva, ne ho declinati alcuni. Centrale è il tema delle infrastrutture informatiche, che nel momento storico di emergenza e di difficoltà che sta attraversando il nostro Paese diventa ancora più importante. È ora che serve una spinta in avanti, sia a livello di investimenti per infrastrutture e servizi digitali che a livello di regole che possano codificare i modi in cui si sta nella rete.
In questo contesto, che vede l’Italia arrancare rispetto alle più avanzate democrazie, la Toscana sta facendo la propria parte su tutti questi fronti e la farà ad esempio destinando una bella fetta dei fondi europei nel ciclo di programmazione 2014-2020 ad investimenti sulle infrastrutture informatiche.
Un’altra partita importante riguarda gli “open data“, che secondo gli esperti hanno un valore potenziale di mercato di 3000 miliardi di dollari, e la cui diffusione e messa a disposizione di cittadini e imprenditori può essere un volano importante per lo sviluppo economico di tanti settori. Se c’è l’obiettivo e la volontà politica di realizzare questa ‘rivoluzione’, e per la Toscana c’è sicuramente, dobbiamo trovare il modo di come realizzarla. Serve aprire questi dati al mercato toscano e produrli “su richiesta” insieme a quelli delle altre amministrazioni pubbliche della regione, affrontando le criticità che possono emergere sulle modalità di diffusione di questi dati ‘sensibili’.
Ho infine affrontato il tema della partecipazione e della necessità di spingere ancora più avanti il livello qualitativo del modello toscano. Un modello che viene riconosciuto (anche se più all’estero e nel resto d’Italia che in casa nostra) come un’esperienza tra le più avanzate ma che proprio per questo deve essere spinto ancora in avanti. La sfida è quella di portare queste buone pratiche partecipative sulla rete. Certo, occorre definire un approccio culturale nuovo, che porti a sintesi la libertà di espressione con l’esigenza e il diritto delle istituzioni di proteggersi da comportamenti lesivi e diffamatori. Partecipare significa avere la possibilità di incidere nelle decisioni di interesse pubblico, ma implica anche dei doveri e delle responsabilità. È una sfida difficile, alla quale però non ci sottrarremo, visto le nostre conoscenze che abbiamo maturato nella partecipazione diretta.

About Vittorio Bugli

Assessore alla Presidenza della Regione Toscana
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